Alle origini della
Viticoltura Friulana

 


affresco di Plinio Missana




dalle pagine de
L'Amico del Contadino
1897 - 1915


in preparazione


 

1897

 

Domenica 14 marzo 1897


Nelle Vigne



Si devono piantare in marzo o aprile le viti?


Non si può precisare l'epoca migliore: Come regola generale tenete a mente questo: dopo cessato il pericolo dei freddi, impiantantate in marzo o aprile, quando la terra non è ne troppo umida nè troppo asciutta.

Fare il lavoro per la vite prima dell'inverno, o magari in agosto, è certo utilissimo. Ma gl'impianti, se anche si eseguiscono tardi, possono riuscire benissimo.

Solamente chi vuole impiantare barbatelle, se il terreno non è adatto quando queste minacciano d'iniziare la loro vegetazione, bisogna che le levi dal vivaio e le sotterri in un luogo piuttosto fresco, in attesa del momento opportuno per l'impianto.

Badate anche:

1) di non adoperare rasoli troppo lunghi e di non lasciarli troppo fuori terra: basta un pezzo di tralcio, di venticinque a trenta centimetri, che abbia una sola gemma fuori della superficie del terreno ed un'altra poco sotto.

2) Le barbatelle vanno regolate tagliando le radici troppo lunghe e lasciando un solo tralcio, il più vigoroso è il più basso; e questo accorciato a due o tre gemme.

Quelli che impiantano rasoli con parecchie gemme fuori terra, quelli che non riducono a un solo sperone (tralcio nuovo tagliato corto) le barbatelle, obbligano la giovane vite a produrre una vegetazione inutile e dannosa per la futura vigoria della pianta


Chi compera barbatelle di viti, rasoli, ecc. fuori del proprio podere, si ricordi che potrebbe importare la filossera, il più temibile fra i nemici della vite.

Il Friuli, finora, sembra che sia immune da tale insetto, perchè in tutte le ispezioni fatte dai delegati fillosserici non se ne riscontrò la presenza. Però non dobbiamo credere che dappertutto, i vivai siano sani, e vi ripeto il consiglio: pensateci due volte prima di portare viti con radici dal di fuori.


Combattiamo l'antracnosi


E' questo il tempo per difendersi dal malanno dell'antracnosi, che si suole anche chiamare vaiulolo della vite, (brusin) e che su certe viti e in talune annate si sviluppa con tale intensità da rendere nulli i prodotti.

Il rimedio riconosciuto al giorno d'oggi migliore consiste nello sciogliere 50 chilogrammi di solfato di ferro in 100 litri di acqua e aggiungervi poi un chilogramma di acido solforico in commercio: Si preferisca acqua tiepida.

Per fare questa mescolanza, non si ricorra a recipienti di metallo, ma di legno o di terra; vi si metterà prima il solfato, poi l'acqua, e poi a poco a poco l'acido solforico, mescolando con palo.Tosto preparato, il rimedio si applichi sulle viti con pennello, con straccio, badando a non toccare col liquido le gemme. Se si fa subito l'operazione, si correrà minor rischio di danneggiarle.



Domenica 28 marzo 1897


Potando la vite - L'uso della forbice è consigliabilissima, mentre ciò non si può dire nella potatura dei fruttiferi pei quali preferibilmente si deve ricorrere al potatoio (roncola).

Nel tagliare i tralci di vite colla forbice si recida traverso un nodo, nei punti cioè dove il midollo è interrotto. Se ne ottiene effetto migliore, specie se si opera alquanto tardi nella stagione.


Bella economia che fai tu (diceva Giacomo passando insieme con un suo compare accanto al vignale): quattro miserabili palucci e un meschino fil di ferro; dove vuoi che si attacchino i tralci di legno (semenze) che devono darti il frutto l'anno venturo? Vieni a vedere la mia vigna; ho speso molto, ma ci ho messo delle frasche (pastori, racli), dove la vegetazione potrà liberamente, arrampicarsi, e, mi par già di vederla, vigorosa e lussureggiante da farti invidia.

Credo anch'io, rispose il compare, il quale lo ascoltava con aria di compatimento, che i tralci delle tue viti diventeranno lunghi, ma son certo che non mi farai invidia.

Io ragiono così: "a me occorre tutt'al più un metro e mezzo di semenza per l'anno venturo; che cosa mi importerebbe di averne anche il doppio? M'interessa di aver molte gemme e ben nutrite sopra quella parte di tralcio che destino al frutto. Tu avrai tralci lunghi, sottili, con un largo campo fra una gemma e l'altra e dovrai accorciarne il di più facendone legna. Io preferisco aver uno sviluppo corto, ma nutrito, senza che la pianta mi fabbrichi delle gemme e del legno che dovrei poi buttare nel fuoco.

E così dicendo ragionava bene.


Barbatelle o talee? -Per quelli che hanno da piantare viti si presenta spessissimo la questione: E' meglio adoperare barbatelle, cioè viti radicate che furono uno o due anni in vivaio o si possono usare anche rasoli (talee)?

Ecco: se avete nel vostro vivaio barbatelle della varietà che nei vostri terreni è preferibile attenetevi ad ogni caso, a quelle. Ma se non avete queste barbatelle e dovete comperare, in tutti i terreni buoni e medi vi consiglio ad usare rasoli.

Nel prino anno questi non daranno una vegetazione uguale a quella che si potrebbe avere dalle barbatelle. Ma, se il lavoro è ben fatto, al secondo o terzo anno tanto le viti piantate con radice come le talee vi daranno una pianta uguale.

Solamente nei terreni ghiaiosi, sabbiosi o in qualunque modo asciutissimi sono di più sicuro esito le barbatelle.

Ben inteso i rasoli devono essere ben scelti, cioè tolti dal legno che ha fatto frutto con gemme ben costituite e vicine, tolte da viti nè più giovani di otto anni nè più vecchie.

E soprattutto con un tralcio non fate che una sola talea, tolta dalla prima parte di esso, dove le gemme sono più riunite

 



Domenica 4 aprile 1897


Il lavoro del terreno accanto alle viti:

Se non volete che le viti formino radici superficiali troppo alla portata degli strumenti da lavoro e troppo sensibili alle influenze della siccità e del freddo, cominciate fin dal primo anno dell'impianto a lavorare il terreno, che le circonda, in modo che esse riescano leggermente scalzate.

Non avendo terra vicina, le piante non possono mettere radici superficiali.

Quando si sarà ai primi di luglio, e sarebbe temibile che le viti risentissero l'influenza del secco, si lavorano in modo che riescano rincalzate. Così saranno riparate, non solo contro il pericolo del soverchio asciutto, ma anche contro quello del freddo dell'inverno successivo.

Alla primavera che segue si lavoreranno nuovamente, allontandando un poco la terra dai ceppi e in luglio rincalzando.

Così di seguito.

Ben inteso che questo sistema di lavorazione bisogna adottarlo fin dai primi anni dell'impianto.

Quasi tutti coloro che scrivono di viticoltura suggeriscono di tagliare le radici superficiali alla vite per costringerla a sviluppare quelle più profonde.

Io invece credo sia più opportuno non permettere alla pianta di produrre organi che si devono poi asportare. Credo insomma sia meglio prevenire, anzichè reprimere.


Quest'anno che abbiamo un risveglio assai antecipato delle piante ci sarà pur troppo maggior pericolo per la brina (zulugne).

E' stato provato che per togliere, o diminuire molto i danni delle brinate, giova assai il coprire le tenere foglie con una polvere qualunque.

Si sono proposte polveri speciali, ma potete usare cenere, gesso, ecc.

Chi ha frutteti, viti, ecc. molto sviluppati può benissimo far una prova: tanto più che in nessun modo riuscirà di danno, anzi la polvere servirà, se non altro, a concimare il terreno quando verrà dilavata dalle pioggie.

Si adoperano i comuni soffietti e si somministra abbondante.



Domenica 11 aprile 1897


Le barbatelle di vivaio che non avete potuto impiantare quest'anno, dovete reciderle lasciando ad esse solo un piccolo sperone di tralcio.

Se si lasciano nel vivaio con piccoli tralcetti interi si avrebbe un cespuglio di vegetazione disordinata, senza poterne utilizzare una parte per l'anno venturo.



Domenica 18 aprile 1897


Per far bene la solforazione - Una solforazione è fatta bene quando tutta la parte verde delle vite resta come coperta da un leggero pulviscolo, e non si vedono sulle foglie mucchietti di zolfo. Qualche viticultore invece crede che l'operazione non sia ben fatta, se lo zolfo non vi si vede su con abbondanza e raggrumato. Ciò è male per due cause:

1 - perchè si sciupa lo zolfo, in quanto che la vite è difesa benissimo anche solo da un leggero pulviscolo, mentre il vedere dei mucchietti può farci sospettare che vi siano delle parti di vegetazione, le quali non hanno ricevuto lo zolfo:

2 - perchè si possono avere dei danni, specialmente quando si ricorra a zolfi ramati. In quest'ultimo caso, non è difficile rinvenire delle scottature nei punti, ove lo zolfo è depositato in troppa quantità.

Per avere quindi un buon effetto utile e un minore consumo di zolfo ed evitare i danni, il viticultore scelga, sia lo zolfo puro, sia lo zolfo ramato di elevata finezza, e ricorra a un buon strumento polverizzatore, che oggi non è difficile trovare, anche a tenue prezzo.



Per difenderci dalla peronospora - Un versetto di S. Marco nella Sacra Scrittura dice: Vegliate dunque perchè non sapete nè il giorno nè l'ora.

Ora questo versetto del grande Evangelista, che - nella sua missione evangelica, approdò pure in Friuli - si può ricordare anche a proposito della peronospora.

La peronospora verrà: vegliate dunque; e siccome una volta che avrà attaccato gli organi verdi della vite (per quanto talora ciò non possa apparire in modo manifesto) nulla o poco vale il difendersi, così bisogna star sempre preparati, mettere la vite stessa in istato di piena difesa prima che essa possa essere attaccata dal male, mantenerla sempre in grado, che su essa non possano attaccare i semi della dannosissima peronospora.

Invece un certo numero di viticultori aspetta ad applicare i rimedi antiperonosporici quando il male ha già attaccato la vite, poichè si decide ad agire solo a stagione avanzata. E la cura allora non riesce efficace, e si incolpa il solfato di rame.


I rimedi ci sono, e anche quest'anno ci serviremo dei seguenti, che sono sempre i migliori:

1 - della miscela ottenuta colla soluzione di solfato di rame e con latte di calce:

2 - dello zolfo ramato, che nel mentre serve per la comune crittogama, (contro la quale dobbiamo pure difenderci) serve anche per la peronospora per quel pò di solfato di rame che sotto forma di polvere contiene.


Perchè dai rimedi si possa sperare il miglior risultato, bisognerà dunque dalle premesse fatte, cominciare a somministrarli per tempo.

Il primo trattamento antiperonosporico può cominciare quando le gettate sono lunghe circa 5 a 8 centimetri con una buona solforazione eseguita con zolfo ramato al 2 o 3%

Il secondo trattamento si farà quando i germogli avranno una lunghezza di circa 15 a 20 centimetri, e questo si fa colla miscela liquida ottenuta con solfato di rame e calce. Da prove fatte, questa risultrerebbe più efficace, diminuendo un pò la quantità di calce che comunemente si adopera. Diremo di essa nei prossimi numeri.


Innesto della vite a dimora - Si può far ora, sicuri di ottenere un buon risultato, se i pericoli di freddi tardivi si possono ritenere scomparsi, perchè, se questi sorprendessero l'innesto, potrebbero nuocergli.

Qualora questi si temano, si può aspettare ancora, e si possono eseguire anche nel mese venturo. Comunque si pratichi, non bisogna aspettare a capitozzare la vite il giorno stesso in cui si deve praticare l'innesto: Il liquido che scolerebbe dal tronco, potrebbe danneggiare la calmella.

Quindi la pianta da innestare si tagli qualche giorno prima, un pò più alto del punto nel quale si vuol praticare l'innesto, perchè così il giorno, in cui si procederà all'operazione, si ripeterà il taglio. Sui ceppi grossi, che per qualunque causa si vogliano innestare, l'innesto a spacco è quello che più comunemente si usa, ed è uno dei più facili e dei più comodi.

La rafia è una delle legature che meglio soddisfano. Non si dimentichi di coprire la ferita con qualche mastice. Uno di questi si può ottenere facendo un miscuglio di argilla e sterco bovino, e ben impastandoli.




Domenica 25 aprile 1897


Se non avete solfo ramato è meglio che trattiate le viti prima col rimedio liquido.

Adoperando solfo semplice non si ha alcun effetto contro la peronospora, e bisogna ritardare almeno una settimana dopo la solforazione prima di applicare il rimedio liquido. Intanto la peronospora potrebbe attaccare; e dove prende posto non si scaccia più.

In sostanza come primo trattamento date solfo ramato, ovvero prima il rimedio liquido e dopo fate la solforazione.


Bisogna levare tutti quei succhioni che spuntano ora sul gambo delle viti: se li lasciate vegetare, permettete alla pianta di sciupare la sua forza con rami inutili, a danno del frutto e del legno che interessa conservare.

Solamente nel caso che una o più viti avessero gambi troppo sottili, si può per qualche anno lasciare i succhioni, cimandoli, riservandosi di tagliarli via nella primavera ventura quando si regolano le piantagioni: Così si promuove l'ingrossamento dei ceppi.




Domenica 9 maggio 1897



Quei sollevamenti - che si riscontrano ora su molte foglie di vite, a cui corrisponde nella pagine di sotto una peluria biancastra, non sono dovuti a peronospora. E' un piccolo acaro che, pungendo le foglie, vi produce quelle deformità. A questa specie di malanno si diede il nome di erinosi e oggi meglio fitoptosi.

Non si possono ora suggerire rimedi, ma di solito l'erinosi non produce un danno sensibile se non quando attacca moltissime foglie di viti giovani: quasi sempre poi cessa col procedere della stagione.


Il vecchio metodo d'innesto a spacco delle viti presenta certo qualche inconveniente, e oggi si suggeriscono altri metodi, ben più perfetti. Però, quando esso sia eseguito da abili innestatori, può giovare molto, specialmente per trasformare vecchie piantaginio di viti, che danno prodotto scadente, o che sono improduttive. S'innesta questo anno, e l'anno venturo le viti sono a pieno frutto: tutto sta che l'operazione sia fatta da innestatori veramente provetti, e in Friuli ve ne sono di bravissimi.

L'innesto a spacco su vecchi ceppi è raccomandabilissimo per moltiplicare rapidamente varietà pregievoli, di cui non si possono avere che pochi rasoli. Ricordatevi che adesso è il momento più opportuno per eseguire questo genere di innesti.


Chi non adopera solfo ramato si ricordi che è meglio somministri prima il solfato di rame in miscela colla calce: quando questo è fatto, si può attendere a solforare con comodità



Domenica 16 maggio 1897


Contro il rinchite . - In alcune località può arrecare alle viti un certo danno, un insetto che si chiama rinchite, punteruolo della vite, tortiglione, sigaraio. Questo ultimo nome gli viene dal fatto che sa accartocciare le foglie di vite a guisa di sigaro, che rimane penzolone.

E' un bell'insetto lungo da poco più di mezzo centimetro, compreso il rostro; è di un bellissimo colore verde lucente a riflessi dorati, qualche volta anche turchino metallico.

La femmina punge il picciolo delle foglioline e le accartoccia deponendo nel loro inviluppo, che prende quasi forma di sigaro, da 4 a 6 uova giallognole trasparenti.

Al mattino, per tempo, gli insetti che sono sulla vite, sono intorpiditi e assopiti; è il momento di agire per accalappiarli; si scuote la pianta e si raccolgono: E' poi necessario, per impedire la diffusione dell'insetto, raccogliere i cartocci, cosa che si può fare mentre si passa a solforare i filari. Si brucino i sigari raccolti


La quantità di calce da adoperare per la poltiglia bordolese.

Quando ad una soluzione di solfato di rame all'un per cento aggiungiamo un chilo di calce spenta in pasta oppure circa mezzo chilo di calce in polvere, siamo più che sicuri di aver preparato una poltiglia all'uso solito, all'uso vecchio, una poltiglia che si dice alcalina. Crescendo la quantità di calce oltre i pesi citati, la poltiglia si fa sempre più alcalina. Ciò si è fatto, si fa forse ancora da alcuni nell'intendimento di far crescere l'attaccamento del rimedio alle foglie, ma occorre avvertire che in generale si va riconoscendo che il crescer la quantità di calce, da mettere nella soluzione di solfato di rame, invece di aumentare l'adesione, la diminuisce, e che l'efficacia della poltiglia diventa minore.

C'è tendenza, invece d'aumentarla, a diminuire la quantità di calce adoperata.

Dalla poltiglia alcalina, ottenuta come sopra, si può infatti passare gradatamente alla poltiglia così detta neutra e a quella acida col solo rendere minore la quantità di calce da aggiungere al solfato di rame: E la poltiglia neutra e la poltiglia acida hanno i loro bravi sostenitori.

Per ora siamo sicuri di non sbagliare attenendoci ancora alle poltiglie fatte con non troppa quantità di calce e attenderemo intanto nuove notizie che ci dimostrino sempre più la convenienza di ricorrere a quantità di calce minori.


Contro la cochylis (verme dell'uva)


-Le farfalline del famoso insetto in questo mese incominciano a farsi vedere:Occorre stare attenti per agire poi a momento opportuno.

Vi è chi vuole si debbano prender subito le piccole farfalline, man mano compaiono e si vedono, e per ciò fare, chi propone lumicini spalmati di sostanze attaccaticcie, chi fuochi accesi nel vigneto, chi pigliare a volo colle reti.

Certamente distruggendo le farfalle prima che abbiano deposto le uova (in caso diverso sarebbe lavoro inutile) si impedisce la comparsa della larve (ruis) che roderanno poi i fiori a più non posso: ma mi pare un rimedio non molto pratico per la maggior parte degli agricoltori.Un utile lo si potrà avere, ma proprio non credo sia il caso di raccomandare questa caccia come metodo principale di lotta contro il dannoso lepidottero)

Invece di prender le farfalle, staremo ben attenti alle larve, e tosto le vedremo sui grappoli, e si riconoscono facilmente perchè fanno su di essi coi fiori o acini che riuniscono fra di loro con fili, come dei gruppetti, le ammazzeremo con le mani o con spilloni. Se si possono avere a disposizione le pinzette, servono molto bene per questo lavoro. Il lavoro può parere lungo e costoso, ma può venire poi ben pagato.

Si è cercato, per ammazzare le larve in modo più pronto e quindi meno costoso, di spargere sui grappoli infetti un qualche liquido velenoso per le larve stesse.

Ne abbiamo vari di questi liquidi, alcuni dei quali hanno fatto buona prova, e di essi parleremo, se occorrerà, nel numero venturo. Oggi vogliamo fare conoscere ai volenterosi viticoltori, consigliandoli a fare la prova, un nuovo rimedio proposto dal Dufour, quegli stesso che già aveva insegnato il modo di prepararsi uno dei migliori insetticidi per la cochylis, e cioè a base di piretro.

Ecco come si ottiene il nuovo liquido: "sciogliere kg. 3 di sapone nero in qualche litro di acqua calda, aggiungere acqua fredda fino a completare i 100 litri, e infine aggiungere (in dose esatta 2 kg. di essenza di terebentina" Si applica colle solite pompe, e solo sui grappoli infetti, e nei punti dove si dimostra trovarsi la larva.



Domenica 6 giugno 1897


Scacchiatura - La scacchiatura non è altro che l'operazione colla quale si tolgono alla vite i getti erbacei nati sul legno vecchio e segnatamente alla base del tronco. Chi non avesse già fatta una tale operazione, non tardi oltre, poichè il getto si farebbe legnoso, e la ferita, per levarlo non si rimarginerebbe così bene, come tagliandolo a tempo. Di più, tardando oltre, il succo che va in questi getti è a detrimento dei tralci buoni.

Chi avesse già fatto questa operazione, un pò presto specialmente, dovrà rivedere le sue viti per levare i getti che fossero di nuovo nati sul tronco. Quando la vite, dopo una prima scacchiatura, torna a dare polloni, è buon segno; vuol dire che non è debole, che non le manca azoto; però, se ne desse troppi, vorrebbe dire che la vite soffre l'umido, o che il terreno è troppo ricco d'azoto in confronto agli altri elementi della fertilità. In questo caso si potrà provvedere allo scolo delle acque, o somministrare alla vite dei perfosfati e sali di potassa.



Domenica 13 giugno 1897



I germogli che non portano uva si devono tutti levare?

Non è raro il caso di leggere o di sentir dire che i germogli sterili, cioè quelli che non portano uva, devono venir tutti soppressi. Una tal cosa non sempre va bene. Vi sono dei casi, nei quali, per la salute della pianta, per il suo progressivo sviluppo, conviene lasciare alla vite dei getti sterili. E ciò conviene fare ad esempio nelle seguenti circostanze.

1 - Quando devono servire per la fruttificazione dell'anno venturo, se non vi provvedono speciali gettate provenienti dallo sperone appositamente lasciato.

2 - Quando le viti sono troppo deboli: quando sono giovani e non ancora messe a frutto; quando sono troppo vecchie e scarse di frutto.

3 - Quando si fece la potatura secca troppo corta.

4 - Quando gli insetti, il gelo, la grandine hanno rovinato le gemme buone o i germogli con l'uva.

Trovandosi in presenza di germogli doppi, si leva sempre il più debole e mal conformato.

E' poi consigliabile di levare alla vite anche i germogli con uva, e precisamente nel caso in cui, potate troppo lunghe, si mostrano eccessivamente ricche di grappoli rispetto alla loro robustezza. In questo caso, la pianta si affaticherebbe troppo e l'uva non si farebbe abbastanza matura.


La clorosi della vite - E' una malattia della vite che si manifesta in primavera o in estate e per la quale le foglie di vite stessa, non conservano il loro color verde pallido e poi si fanno decisamente di color giallo.

Di solito la malattia, parlando dei vitigni europei, non assale tutte le piante di un filare o di un vigneto, ma compare qua e là. Per altro in qualche caso può manifestarsi in modo abbastanza diffuso e forte da provocare dei rilevanti danni. Visitando alcune vigne ci è capitato di vederla più volte.

Col nome generico di clorotiche si chiamano sempre le viti che si presentano coi segni più sopra indicati. Non si può dire però che l'unica e stessa causa produca sempre la citata alterazione.

L'ingiallimento delle foglie di viti può essere prodotto da eccessiva umidità stagnante nel terreno, da povertà dello stesso in principi fertilizzanti (azoto, tante volte), dal marciume delle radici, dalla filossera, da soverchia compatezza del suolo, da fortissima siccità, da freddi tardivi di primavera, dallo stato individuale debole, rachitico di qualche pianta, da deficienza nel terreno di ferro assimilabile dalle radici e infine (e questa è una della cause più gravi e la si nota in modo speciale sulle viti americane che si vogliono impiantare in Europa) dal ritenere il terreno inadatto alle quantità di viti che vi sono impiantate, e ciò perchè è troppo calcareo, troppo argilloso ecc

Quando adunque si veggono delle viti ingiallite bisogna cercare di riconoscere a quali cause è dovuto l'ingiallimento. La conoscenza della causa fa trovare talvolta subito l'efficace rimedio.

Nel caso che si possa escludere che l'ngiallimento si debba attribuire in modo evidente a qualcuna delle prime cause enunciate, si applichi alle viti la così detta cura Rassiguier dal nome dell'inventore. Si sono in molti casi ottenuti ottimi risultati.Essa consiste nel potare le viti in autunno(ottobre avanzato o primi di novembre) e pennellare tronco, tralci e tagli, con una soluzione di solfato ferroso o vetriolo verde. Questa soluzione si prepara sciogliendo 40 chilogrammi di solfato di ferro in un ettolitro di acqua. E' importantissimo far passare il pennello anche sui tagli ed è essenziale fare il trattamento in fine d'autunno quando i tralci sono abbastanza lignificati, ma ancor vivi; le foglie non dovranno pertanto essere già cadute.


Il buon G.B. Bellati da Feltre voleva che all'ingresso d'ogni vigneto e a lettere cubitali fosse scritta la massima:"nè motte, nè croste, nè erba" - Massima viticola sapiente!


La cochylis (verme dell'uva, viar) lavora - Ci viene gentimente riferito che in alcune plaghe viticole lo sviluppo di questa dannosissima larva è intensissimo e tale che non se ne ricorda uno eguale. I viticoltori sono stati spinti a darle la caccia con le pinzette, spilloni di legno, servendosi a tal uopo del lavoro delle ragazze. Certamente il metodo è ottimo ma in tali condizioni di sviluppo (si può contare che in media su ogni grappolo si rinvengono due larve)e di coltura specializzata della vite, l'uso di qualche liquido insetticida (fra i quali quello vecchio del Dufour, altrove già largamente applicato e di efficacia constatata, qualora si possa disporre di materiale fresco)rivestirebbe o rivestiva forse il carattere di un rimedio più economico. Anche limitate prove del nuovo rimedio Dufour stesso a base di sapone e di essenza di terebentina, potrebbero assumere una speciale importanza. E saremmo ben lieti di registrarne i risultati che eventualmente si fossero ottenuti.



Domenica 20 giugno 1897


Cimatura delle viti - Ecco un'operazione sulla quale i pareri sono discussi. Chi la fa e chi non la fa.

Sappiamo che in alcuni paesi la si fa, ma la si fa male, e in quetso caso è meglio non fare niente.

L'operazione è fatta male in ogni caso, quando senza alcuna osservazione si va a tagliare il germoglio fruttifero, in modo che sopra l'ultimo grappolo non restino che una o due foglie. La cimatura fatta in questo modo è inconsulta, barbara, una delle più dannose operazioni che si possono infliggere alla vite. Prove istituite hanno dimostrato che si perde nel peso dell'uva e nella sua ricchezza di zucchero.

Certamente, a seconda delle condizioni del vigneto, questa operazione - anche se eseguita bene -potrà rendersi più o meno utile. Tralasciando però di parlare di casi speciali, e riferendosi alle condizioni più generali, si può dire che una buona cimatura può dare notevoli vantaggi.

Una buona cimatura (che più propriamente si dovrebbe chiamare spuntatura) consiste nel levare ai germogli fruttiferi, man mano sono arrivati a sufficiente sviluppo, (quindi a tempo opportuno, e la nota è forse in parte in ritardo) la punta estrema del germoglio, ove le due ultime foglioline stanno per schiudersi e formano un piccolo ventaglio, che racchiude il cuoricino del getto. E' questo che si porta via coll'unghia sull'ultimo nodo appena marcato. Ma tale operazione non si farà mai se non vi sono almeno quattro foglie sul grappolo, se questo è unico, e sei foglie almeno, se il tralcio ne porta due. Non si faccia mai un tale lavoro durante la fioritura della vite, ma un pò prima, o un pò dopo.

I getti dell'annata, che si vogliono poi distendere a frutto l'anno venturo, o non si cimano, o si aspetta che abbiano raggiunto la lunghezza desiderata per il sistema di allevamento. Meglio però è incurvarli sul palo o sulla fila, questi lunghi germogli. Ciò ne modera l'ulteriore allungamento, e ne rinforza le parti basali, ove stanno le gemme per la futura vendemmia.


Le femminelle non devono assolutamente essere strappate al germoglio, sia questo un capo a frutto o a legno. In linea generale si consiglia di cimarle pure in modo da lasciar loro due o tre foglie.

E' poi bene eseguire questo lavoro per tempo, poichè ritardando si dovrebbe sopprimere getti lunghi, che già avrebbero tolto alla pianta parte del suo vigore.


Oidio e peronospera -Si ricorda ai viticoltori che tosto dopo la fioritutra è, o era utile un trattamento con zolfo ramato, e a pochi giorni di distanza un trattamento di solfato di rame (poltiglia bordolese)

Questo sarebbe il terzo dei trattamenti che diremo normali, cioè di quelli che in nessun caso si dovrebbero omettere di fare, lasciando di considerare quelli ripetuti per pioggie o per maggiore precauzione.


Preparazione dello zolfo ramato - L'opinione nostra su questo argomento si è quella che convenga lasciare all'industriale la preparazione dello zolfo ramato, poichè egli, munito degli opportuni mezzi, può darci una miscela più omogenea e una minutezza maggiore del solfato di rame.Ad ogni modo, avendo qualche viticoltore dimostrato il desiderio di conoscere come nell'azienda si possa preparare un tale prodotto anticrittogamico, ecco il procedimento che può seguirsi: se si intende preparare uno zolfo ramato al 3% si prendono 97 chilogrammi di zolfo puro e ben macinato, si distende in una cassa larga ed a basse pareti, ovvero sopra un tavolato, od anche sopra mattoni (non va bene far l'operazione su pavimenti di pietra, in cemento od in battuto, perchè avvengono delle reazioni che riescono a diminuire l'efficacia del rimedio) e lo si inaffia con 12 a 15 litri di acqua, nella quale sieno stati prima ben disciolti 3 chilogrammi di solfato di rame. Durante l'inaffiamento si rimescola accuratamente e si espone in sito ventilato ed a preferenza al sole, perchè si asciughi più che è possibile rapidamente.

Asciugando lentamente, il solfato di rame, già disciolto, si forma in cristalli di volume e peso specifico molto differente da quello che ha la polvere di zolfo, e nella distribuzione le due polveri si dividono recando bruciature.

Durante l'asciugamento, si rimescola bene,e, quando l'umidità è evaporata, si distende la materia sopra una tavola, e si polverizzano con un piccolo rullo, o con altri mezzi, i grumetti, del resto friabilissimi,che si saranno formati.

In questo modo si prepara uno zolfo ramato colla più grande economia e colla certezza che esso è della composizione che noi cerchiamo.



Domenica 27 giugno 1897


Peronospora dei grappoli - La peronospora va sviluppandosi non solo sulle foglie ma anche sui grappoli in fiore o da poco fioriti.Ne abbiamo visti di quelli fortemente danneggiati, anzi distrutti, poichè dissecati nei gambi. A questi grappoli si faccia in ispecie attenzione perchè il trascurarli può apportare dei danni gravissimi.

Non si trascuri dunque di spolverarli bene con zolfo ramato evitando di spargere il rimedio nelle ore troppo calde della giornata.

Sono giorni convenienti anche per irrorare le viti col liquido di solfato di rame e di calce.

Dalla maggioranza dei viticoltori si va facendo il terzo trattamento.





Domenica 4 luglio 1897



La melolonta della vite - Ci è stato detto che in più siti si lamentano questo anno dei danni cagionati da un insetto, il quale rassomiglia molto ai maggiolini o melolonte (scuzzons). Esso è lungo circa un centrimetro e mezzo, mentre il maggiloino comune è circa il doppio. I naturalisti lo chiamano col nome di Anomala vitis. E' di colore talvolta bleu e talvolta color di rame. Questo insetto, nella stagione che corre riesce nocivo, perchè mangia le foglie di vite; qualche volta si sviluppa tanto che si trovano dei filari completamente distrutti. Ma il danno ch'esso produce non è solo quello che si può verificare in questa stagione, cioè la distruzione delle foglie: bisogna pensare che questi insetti, prima di avere le ali, vivono nel terreno sotto forma di larva, nutrendosi in modo speciale, delle radici della vite: quindi per evitare danni futuri bisogna prendere gl'insetti che si vedono in questa stagione, cosa molto facile, in quanto che questi insetti colle ali, appena viene toccata la vite, anche leggermente, non solo al mattino come dicono i più, ma anche di giorno, si lasciano subito cadere a terra. Se il terreno sotto la vite è ben lavorato (e questo è il caso in cui le Anomale si rinvengono più raramente) si vedono facilmente, e non c'è che da raccoglierle e distruggerle in qualche modo. Se invece ci sono delle erbe intorno al piede della vite è meglio distendervi sotto una tela; così pure si possono veder bene e si distruggono come è stato detto.

Si sono avuti degli esempi in cui qualche autorità municipale pagava L. 1.50 per ogni chilogramma di questi insetti, che le venivano presentati.



Domenica 11 luglio 1897


Il lavoro del terreno - Attorno al piede della vite, se si tratta di filari un pò distanti fra di loro, oppure su tutta la superficie, se si tratta di vigneto specializzato, cioè a filari vicini e senza nessuna coltura frammezzo, il terreno si dovrebbe sempre presentare smosso e netto da qualunque erba. E' questo uno dei più elementari segreti per avere viti più durature, più regolarmente produttive. Per tenere sempre netto il terreno, non si può stabilire il numero dei lavori che occorre fare durante l'anno, poichè i vari terreni sono più o meno soggetti alle cattive erbe.

Siamo ora in un periodo in cui il lavorare la terra attorno alle viti può riusciure di speciale efficacia.

Il caldo di questi giorni polverizza il terreno smosso e fa morire le male erbe che sono state sradicate, il sole cocente poi permette che tanto facilmente i semi infetti germinino.

Di più il lavorare la terra di questa stagione serve anche a non lasciare sperdere facilmente l'umidità degli strati bassi del terreno, e quindi serve contro un'eventuale siccità. E il proverbio infatti dice: una buona zappatura vale una mezza inaffiatura.



Domenica 18 luglio 1897


Ricordi del mese - La muffa e la peronospora richiedono sempre la vigilanza dell'agricoltore, poichè la vite può ancora risentire forti danni da questi due mali.

Trascurandola ora, a nulla varebbe l'averla fino a questo momento ben curata e difesa. Alcuni credono che ora, poichè è venuto il gran caldo, non vi sia pericolo della peronospora e della muffa, ma invece, purtroppo, questo pericolo c'è sempre e può anche essere grave.

Nè questa erronea supposizione, nè altri consimili pensamenti, e nemmeno il desiderio di risparmiare un pò di solfato di rame, di solfo e di fatica (che sarebbe una economia male studiata) vi trattengono dal ripetere i trattamenti, sia col rimedio liquido e sia col rimedio in polvere.

Chi ha seguito l'Amico avrà visto che finora esso ha consigliato tre trattamenti col liquido a base di solfato di rame e calce, e tre collo zolfo ramato.

Questo numero di trattamenti lo ha consigliato in via regolare, cioè con l'andamento normale della stagione e sulla supposizione che la pioggia non ne avesse paralizzata l'azione di qualcuno; e non trascurava di notare che in condizioini diverse il numero di trattamenti poteva aumentare.

Supponiamo che il viticultore abbia seguito l'Amico: In questo caso giova ora pensare (non contando i trattamenti eccezionali) ad un quarto trattamento di zolfo ramato e a un quarto trattamento col liquido a base di solfato di rame

Quando il granello d'uva è grossetto si spargerà prima lo zolfo ramato e a breve distanza si farà il trattamento liquido.


In questo mese si può sempre e con molta utilità lavorare il terreno, se in esso sono cresciute male erbe. Il lavoro riuscirebbe molto utile, specie per i siti dove la pioggia continua a farsi desiderare.


Sui tralci che portano uva e che sono stati cimati (specie se in modo forte) sono usciti all'ascella delle foglie le cosidette femminelle, le quali possono allungarsi di molto, di troppo. E' bene cimare anche queste produzioni e in modo da lasciare loro tre o quattro foglie.

L'operazione che si è potuta cominciare in giugno può proseguirsi anche in questo mese. Non è cosa buona, in linea generale, lo strappare o il levare del tutto le femminelle, come da qualcuno si consiglia, perchè la vite può restare repentinamente provata di un rilevante numero di foglie, e allora, per raggiungere un bene, si andreebbe invece incontro a un male.

Oramai i tralci uviferi, dove era necessario, sono stati legati. Durante questo mese, (verso la fine o prima, a seconda dello sviluppo della vite) si legano pure al tutore e occorrendo si piegano i capi a legno.

Per le legature fatte e da farsi in questa stagione, legature che si dicono al verde, serve ottimamente la rafia. Serve bene del resto la scorza di gelso, di tiglio, ecc.: servono pure alcuni giunchi, tife e altre piante palustri.


E'specialmente nei mesi di agosto e settembre che le viti filosserate presentano dei marcati segni di deperimento. Preghiamo quindi i signori corrispondenti viticoli che sono in ogni comune incaricati della sorveglianza dei vigneti, di stare molto attenti e riferire su qualunque anomalia che riscontrassero nella vegetazione della vite.



Domenica 31 luglio 1897


Segnate le viti buone - Questa attenzione la deve avere sopratutto chi pensa ricavare dalle sue vititalee, maglioli o marze per innesto.

"Da buona madre, buone figlie" - anche nel caso della vite. Sono notissimi i danni, talvolta gravi, che si hanno da una raccolta affrettata, non studiata di talee, marze, ecc.

Un mezzo comodo per far bene le cose, consiste nel segnare in questa stagione e in ogni caso prima della vendemmia, il fusto delle viti migliori per sanità, per robustezza,pei caratteri del prodotto,per esser ben provviste di uva, con una pennellata di vernice all'olio.

Si abbia cura prima di applicarla, di ripulire il fusto stesso dalla corteccia che si potrebbe staccare.

Le viti si possono utilmente segnare anche per altri scopi (in questo caso la vernice sarà diversamente colorata) e cioè per sapere p. es. quali si ha intenzione di innestare, quali si vogliono estirpare perchè poco produttive, o perchè appartenenti a varietà diversa da quella o quelle che si desiderino, o perchè deperenti, malate, o per sapere quali hanno bisogno di cure speciali (per esempio nel caso dell'antracnosi) ecc.



Domenica 8 agosto 1897



Sovescio di trifoglio incarnato - Un modo di concimare i vigneti, ottimo per quelli che crescono in terreni non ricchi naturalmente di humus e che si concimano di solito con soli concimi minerali o si fa poco uso di stallatico, è il sovescio di qualche leguminosa. Una di queste che meglio si presta è il trifolgio incarnato.

Si può quindi disporre per la semina, che si può fare utilmente fino a metà settembre, con kg. 25-30 seme per ettaro, su lavoro che non è necessario sia profondo. Seme buono si trova a 50 lire il quintale.Per un abbondante raccolto si adoperi alla semina concimi fosfatici (scorie Thomas o perfosfati e solfato potassico) In primavera si può avere buoni risultati dal gesso.

Si badi che alla vendemmia gli operai usino un pò di riguardi per non calpestar troppo il terreno e le piantine.

A primavera, tosto il trifoglio è in fiore, si falcia e indi si sotterra con aratro o con una buona zappatura.

Il vigneto così trattato ha ricevuto azoto (a mezzo del sovescio), anidride fosforica e potassa e dal lato della nutrizione può esser soddisfatto (a seconda delle quantità che viene a ricevere) anche per oltre un anno o due


Filossera - E' specie nei mesi di agosto e settembre che le viti filosserate presentano marcati segni di deperimento. Preghiamo quindi i signori Corrispondenti viticoli che sono in ogni comune incaricati della sorveglianza sui vigneti di stare molto attenti a riferire su qualunque anomalia che riscontrassero nella vegetazione della vite.


Peronospora e oidio - I trattamenti con solfo ramato e con poltiglia bordolese che per pura questione di intenderci diremo normali, a quest'ora da chi ha seguito l'Amico, sono stati già esauriti tutti.

Durante il mese di agosto difficilmente occorre eseguire trattamenti anticrittogamici e solo se ne suggeriscono in casi eccezionali.

Dunque: in questo mese qualora si veda la crittogama che continua ad attaccare si solfori un'altra volta.

E ancora: solo qualora la stagione si dimostri molto favorevole alla peronospora, si faccia in questo mese un altro trattamento con poltiglia bordolese.


Le femminelle - In questo mese, se occorre, si continua la mozzatura delle femminelle, sia di quelle uscite dai tralci a legno e sia da quelli a frutto. Si mozzano, in modo cioè da lasciar loro tre o quattro foglie, ma non si levano del tutto o, peggio, non si strappano.



Domenica 22 agosto 1897


Contro la cochylis o tignuola dell'uva -I bruchi del temuto insetto sono di nuovo tornati a comparire. Contro questi non è consigliabile ora l'uso di insetticidi o di insettifughi.

Le scuole agrarie di S. Michele nel Tirolo, di Geisenheim sul Reno consigliano in questa stagione, cioè contro i bruchi di seconda generazione, la paziente ed accurata cernita degli acini che contengono l'insidioso nemico.

Si raccomanda inoltre di anticipare la vendemmia per le partite di uva molto bacata, in modo da raccoglierla quando la seconda generazione dell'abborrito insetto è ancora allo stato di larva ed entro gli acini. In tal modo tutta o quasi tutta la generazione della tignuola viene sterminata, cosa che sarebbe impossibile ottenere qualche giorno più tardi, quando cioè le larve si sono portate sotto la corteccia, fra le fessure del fusto della vite, dei pali, delle canne,ecc per farsi crisalidi.

Fatta la raccolta anticipata, alla cernita, si passano tutti gli acini guasti o marci in recipiente a parte, e durante la bollitura si potrà fare una strage dei vermiciattoli che vengono a salire in superficie.



29 agosto 1897



Ai giovani piantamenti di vigneti, specie se la vegetazione non è stata sollevata da terra, può giovare, anche se può parere molto tardivo, un trattamento con poltiglia bordolese.


Il vino di Pinot nero va a male se l'uva viene vendemmiata troppo matura.



Domenica 5 settembre 1897


Scassi per impianti - Chi intende nella ventura primavera fare impianti di vigneti, deve ricordare che più presto si fa il lavoro del terreno tanto meglio è. La terra smossa per tempo in modo che l'aria e gli agenti del clima agiscano su di essa a lungo, si bonifica e si rende più attiva alla vegetazione. Se il tempo c'è, non si tardi adunque.

Chi non impianta il vigneto a filari molto vicini e non ricorre quindi allo scasso generale, ma si limita a scavare fosse, non sia avaro nello scavarle. Mai forse l'avarizia può esser punita come in questo caso!

Siano almeno larghe 1.50 e profonde dai 50 ai 60 centimetri, e oltre, se si può.

Sia per lo scasso generale e sia per lo scavo delle fosse, per risparmiare nella spesa si può (quando il terreno lo permette) ricorrere all'aratro ad un orecchio, col quale si fa una prima aratura, poniamo a 20 centimetri.

Si porta via la terra e poi molte volte si può ripassare ancora coll'aratro per fare una seconda aratura. Così si arriva, poniamo, a 35 centrimetri. Per approfondirsi ulteriormente si ricorre al piccole e badile.

La terra smossa si può trasportarla fuori come si può lasciarla in posto, a seconda dei casi e della profondità che si vuol raggiungere.



12 settembre 1897



Come vanno adoperati i mostimetri - Nel numero precedente si è parlato delle indicazioni che può dare un mostrimetro. Vediamo ora come va praticamente usato affinchè ci possa dare giuste indicazioni. Occorre innanzi tutto fare un buon campione dell'uva, in modo che rappresenti davvero lo stato dell'uva in tutto il vigneto. Per procedere al saggio si abbiamo poi queste avvertenze:

1 - Si tolgano i graspi, e si spremono gli acini (granelli) attraverso tela, procurando di spappolarli bene perchè non rimanga zucchero aderente alle pellicole.

2 - Ottenuto il mosto, si versa in una buretta di vetro, pulita, riempiendola quasi completamente affinchè l'istrumento possa bagnarvisi del tutto.

3 -I mostimetri sono graduati a determinate temperature, segnate sul tubetto (il Babo, come è già stato avvertito è graduato a 17° cent. circa); a questo bisogna cercare di riportare il mosto, raffreddandolo esternamente con acqua se è troppo caldo o scaldandolo con le mani se troppo freddo.

4 - Il mostrimetro deve essere nettissimo: quando è sporcato da materie grasse a furia di maneggiarlo, si deve lavare in acqua pura e asciugarlo delicatamente.

5 - Si affonda l'istrumento del mosto dandogli due o tre colpetti in guisa di inumidirlo bene per tutta la lunghezza del tubetto. Si lascia galleggiare, poi quanto si è fermato si legge il grado al punto di affioramento.

Si ripete l'immersione un'altra volta per controllare l'esattezza del grado letto.

I mostrimetri sono inservibili affatto se la scala di carta, internamente fissata al tubetto, si è distaccata o spostata.



Domenica 19 settembre 1897


Nel fare vendemmia è raccomandabile, per quelli che ancora non l'hanno fatta, di non buttare l'uva nei cesti, tinelli o altri recipienti, malamente, cioè in modo che possa ammaccarsi e cominciare in parte quindi troppo presto, e disugualmente, la fermentazione.

E' molto bene se si può fare in modo di non raccogliere l'uva bagnata, nè da pioggia, nè da rugiada, e di raccogliere ogni giorno quella quantità d'uva, che, pigiata, serva poi a quasi riempire uno o più tini. Non è bene riempire il tino.

I vini si fanno con una sola qualità di uva, con due, tre o con più qualità.

Di regola è male usare troppe uve e in generale si preferisce fare il vino con due o tre sorta di uve. Si studiano le qualità e quantità opportune occorrenti, e, se si arriva a un buon tipo, lo si conservi negli anni successivi, facendo le miscele delle uve nelle medesime proporzioni



Domenica 24 ottobre 1897


Il vigneto l'avevamo da qualche tempo dimenticato.

Tosto saranno finiti i lavori di semina del frumento e pensato alla cantina ecc., è tempo ormai di pensare all'anno venturo. Non si dimentichi che questa è la stagione meglio adatta per la lavorazione della terra intorno alle viti. Se v'è una pianta arborea che ama, che anzi richiede smossa di frequente la terra al suo piede, è dessa la vite. Tale lavoro autunnale è ancor più indispensabile nei terreni argillosi, dove contemporaneamente si può concimare.

Per chi imprende impianti nuovi il lavoro di preparazione del terreno è meglio farlo prima dell'inverno perchè il freddo col gelo e disgelo e le inflenze atmosferiche abbiano modo di far sentire i loro benefici effetti.

La concimazione della vite in generale è meglio farla in primavera

Però se si tratta di terreni argillosi si può anche praticarla appena che la vite è entrata in riposo vegetativo: questo perchè in tali terreni non è pericolo che le pioggie e lo scioglimento delle nevi asportino troppo lontano i materiali utili del concime. Invece nei terreni sciolti è preferibile somministrare gli ingrassi quando la vite sta per entrare in attività di funzione.

Alcuni esagerano molto l'efficacia delle concimazioni autunnali ritenendo che queste riparino dal freddo le radici. Se si tratta di stallatico, rendendo questo porosa la terra, è possibile che la pianta concimata risenta meno bassa temperatura di quella che non lo è; ma da noi il caso che il freddo possa nuocere alle radici è così raro che non vale la pena di preoccuparsene.


Potare le viti in autunno o in primavera? - Non si può dare una risposta assoluta circa il tempo più adatto per quest'operazione dipendendo tutto dall'andamento dell'autunno-inverno e della successiva primavera.

Dove l'inverno corre rigido i forti geli possono sorprendere i ceppi prima che le piaghe prodotte colla potatura si sieno asciugate e provocare notevoli danni

Non è provato, come crede taluno, che la potatura fatta prima dell'inverno sia causa d'una maggior nascita di uva; certo è però che essa anticipa lo schiudimento delle gemme, e questo precoce ridestarsi della vegetazione può essere seriamente compromesso dai freddi tardivi e dalle brinate primaverili.

Sulla potatura e sfogliatura della vite - Ci si è chiesto se per fare dei silò si poteva senza danno sogliare le viti.

Ecco la nostra risposta: Per le stesse ragioni che sono state citate nel precedente Amico per sconsigliare la troppo precoce raccolta della foglia dei gelsi, non si può ora consigliare l'immatura raccolta delle foglie di vite.

Per altro si può fare questa speciale considerazione: nel caso della vite e di vari suoi sistemi di allevamento, vi sono tralci che devono essere tagliati. Ora il togliere le foglie, anche se un pò verdi, a questi tralci pare cosa che si possa benissimo fare.

Aggiungiamo anzi che anche nei siti a inverno molto dolce, nei siti dove non è costume fare la potatura secca in autunno,si poò benissimo farla in questa stagione, ma solo in parte, cioè restringersi a tagliare il tralcio che ha fruttificato, riservandosi di fare il resto della potatura alla primavera successiva.


Abbiamo ricevuto moltre copie delle norme secondo le quali varie scuole agrarie ed altre istituzioni agricole distribuiranno viti americane portainnesto, resistenti alla filossera.

I nostri soci che desiderassero conoscere tali norme, ce le domandino che le manderemo immediatamente.



Domenica 31 ottobre 1897


L'erba medica tra le viti - Non è raro il caso di vedere coltivata l'erba medica tra i filari di viti. E meno male si lasciassero libere due o tre colmiere per ogni lato del filare; ma invece si fa arrivare il prato fin proprio a ridosso delle viti, non pensando, o poco curandosi, del danno che queste vengono a risentire.

Tra i foraggi quello che ben a ragione viene da tutti più stimato, e che si cerca perciò di diffondere maggiormente, è la medica. Ma per nostra disgrazia è questa la pianta che, più di tutte le altre erbe, danneggia la vite. La danneggia in primo luogo perchè impoverisce molto il terreno delle sostanze che in maggior copia occorrono alla vite. Eppoi la medica è il foraggio che più a lungo permane sullo stesso spazio, e quindo i suoi danni si moltiplicano per quattro, cinque e più annate. Il suo portamento poi è tale che colle lunghe radici va a sfruttare il terreno precisamente in quegli strati ove dovrebbero nutrirsi le radici della vite. Aggiungete a questi danni speciali quelli derivanti dall'umidità del terreno e arriverete alla conclusione che la coltura della medica in mezzo ai filari di viti è assolutamente incompatibile.



Domenica 7 novembre 1897



Il filo di ferro zincato tende oramai a sosituire completamente i legni e le canne orizzontali dei filari di vite.

I filo di ferro si vende a peso; il viticoltore conosce la lunghezza dei suoi filari e quindi la lunghezza totale del fil di ferro che deve comprare. Gli può per conseguenza tornar utile conoscere il rapporto fra la lunghezza e il peso. La seguente tabella dà approssimativamente la lunghezza di un chilogramma di filo di ferro dei numeri che più sono usati in viticoltura.

n: Lunghezza in metri di un chilogramma


13 41

14 34

15 28

16 22


Così se per esempio Tizio ha trovato che per la sua vigna gli occorrono metri 960, e intende adoperare quello del numero 15, dovrà comperare


960: 28 cioè chili 34.3 circa


Uso del letame fresco nella concimazione delle viti - Tanto per la viti come in genere

per tutte le piante arboree, lo stallatico fresco, specialmente se di cavallo, può determinare la comparsa d'una muffa sulle radici, che più o meno rapidamente fa morire il vegetale. Tale muffa infetta il terreno in modo che nello stesso sito dove una pianta di gelso, di vite,od altro albero è morta di male bianco, non si può rimpiantarne un'altra senza cambiare largamente la terra e disinfettare la fossa mediante abbruciamento di combustibili di basso prezzo o copiosa aggiunta di calce viva.

Lo stallatico fresco, escluso sempre quello di cavallo, si è consigliato nei nuovi impianti, specialmente quando si tratta di suoli argillosi e tenaci. In tal caso, più che fornire un nutrimento, fa si che la terra riesca più soffice e più permeabile alle radici.

Però io credo, che anche nei nuovi impianti sia prudente escludere lo stallatico fresco e cecar di conseguire la desiderata sofficità del suolo con altri mezzi (ginepri, fascine, canne di grano turco, felci, ecc.) meno costosi e più scevri da inconvenienti.

In questi ultimi tempi esperienze di chimici agrari, avrebbero anche dimostrato che lo stallatico fresco nel terreno può essere causa di una dispersione di azoto. Credo che queste esperienze, meritino di essere confermate, ma sarebbe una ragione di più per non usare letami non fermentati.

Tanto per le viti come per tutti gli alberi, oltre che usare stallatico ben decomposto deve anche avere la precauzione di non somministrarlo in diretto contatto colle radici, sempre per evitare il pericolo che possa esser causa di muffe dannosissime.

Eppoi lo stallatico in diretto contatto colle radici, siccome è un pò caustico,può danneggiare le barboline più tenere che sono organi indispensabili perchè le piante possano assorbire dal terreno le materie ad esse convenienti. Chi vuol concimare con stallatico è bene scalzi, e magari scopra le radici, ma prima della somministrazione gli organi sotterranei vanno coperti con due o tre centimetri di terra mossa, poi si getta lo stallatico quindi si ricopre con terra.



Domenica 14 novembre 1897



L'impiego del gesso - (scaiola) in viticoltura, secondo recenti esperienze, seguita a dare risultati soddisfacenti.

Un viticoltore alsaziano fornisce le seguenti cifre da lui ottenute, cifre che si rifersicono ad ettaro ( 10 pertiche)

Quantità d'uva raccolta

senza gesso Qt. 45

con 20 quintali di gesso crudo " 92

" 40 " " " 166


Tenuto conto dell'aumento di prodotto, veramente notevole, e del costo relativamente basso di questa materia (il gesso da noi si paga circa due lire al quintale) è da augurarsi che qualche viticoltore di buona volontà stabilisca delle prove, intese a dimostrare l'efficacia di questo materiale sulle nostre viti.

Pare che i risultati migliori si ottengano in terre ricche di materia organica, cioè in quelle nere per natura o divenute tali perchè concimate largamente e per molto tempo con letale di stalla.

Non bisogna però credere che il gesso faccia dei miracoli usandolo sempre da solo e pretendere che il suo impiego ci dispensi dal pensare ai comuni concimi. Tutt'altro! Il gesso ha azione indiretta, e precisamente giova a mettere alla portata della vite gli alimenti che altrimenti resterebbero inattivi nel terreno. Che se questo è scarso o sprovvisto affatto d'una conveniente riserva di materiali utili, la somministrazione di perfosfati o Thomas in special modo, di potassa e materie azotate diviene una necessità. Usandolo da solo potrebbe finire col far più male che bene.


Conservazione dei pali - Per impedire l'nfracidimento dei pali di vite il mezzo migliore è quello di trattarli con solfato di rame. Ecco il modo di prepararli.:

In un recipiente fuori uso, un pò alto, si prepara una soluzione di solfato di rame, che può variare dal 5 al 10 per %. Vi si immergono verticalmente i pali e vi si lasciano circa una settimana, in capo alla quale si capovolgono, cioè si rivoltano in modo che la parte prima aerea diventi la sommersa e viceversa. Dopo un'altra settimana si tolgono, si mettono ad asciugare e s'impiegano senz'altro nei vigneti.

La parte che andrà sotto terra, prima di introdurre il palo nella soluzione, si può abbruciare superficialmente, come da molti si usa già fare.

In ogni caso, perchè l'imbibizione avvenga più facilmente, i pali vogliono essere ben scortecciati, si che il legno resti completamente nudo.

L'efficacia di questo metodo sta in ciò, che per lungo contatto, la soluzione di rame penetra e riempie le piccole ma numerosissime cavità del legno. Sparendo l'acqua per evaporazione vi restano i cristallucci di solfato di rame, che, per essere una sostanza antiputrida, giovano non poco ad impedire dannose alterazioni.



Domenica 21 novembre 1897



Quel piccolo verme (cochylis, tignola dell'uva) che a primavera mena stragi sui giovani grappoli d'uva, e più tardi ricompare negli acini, s'è ritirato sotto la corteccia delle viti, nelle fenditure dei ceppi, dei pali, dove insomma trova più sicuro riparo contro le intemperie invernali; e lì, chiuso in un bozzolo, attende i primi tepori del maggio, per risorgere farfallina, che darà vita ad una nuova generazione di larve.

Contro questo insetto, che diventa sempre più temibile, si fa con profitto la caccia alle larve al tempo della fioritura, e alle farfalle più innanzi.

Per chi volesse però adottare fin d'ora qualche rimedio, c'è la cura invernale, la quale, se non raggiunge lo scopo di distruggere completamente ogni causa d'infezione, giova non poco a diminuire il malanno e ad impedire le forti invasioni primaverili.

Anzi crediamo che allo stato attuale delle cognizioni, la vera lotta efficace debba cercare di combattere l'insetto nelle varie forme sotto cui si presenta, quindi assai utile anche la cura invernale.

Consiste questa cura, nel pulire bene i ceppi ed i sostegni di quanto può offrire riparo alle larve, esportando accuratamente dal fondo, vimini vecchi, corteccie, ecc. e tutto bruciando. Dopo la pulitura, si applichi possibilmente un insetticida, che può essere costituito da una miscela di sei parti di acqua, una di sapone e parti tre di olio pesante di catrame. I vuori e le spaccature in cui malamente si può far pervenire il liquido, vanno chiusi con un impasto di calce di argilla. Inutile aggiungere che tutto questo riesce utile anche alla conservazione dei sostegni, senza contare che si uccidono in tal modo molti altri parassiti dannosi alla vite.

Del resto cogli attuali nemici della vite sarebbe bene condursi in maniera da aver pochi pali e molto filo di ferro, giacchè è specialmente nelle crepature dei pali, che il verme dell'uva passa l'inverno sotto forma di crisalide.



Domenica 28 novembre 1897


L'impianto delle viti - è meglio eseguirlo quando è cessato il pericolo del freddo altrimenti, specialmente quando si adoperano talee (rasoli), si corre il pericolo che durante l'inverno parecchie muoiano.

E poi piantando prima dell'inverno le talee cominciano a sviluppare troppo per tempo a primavera, ed essendo rasente terra vanno molto soggette ai danni del freddo e delle brinate.


Ci vien spesso domandata una formola per la concimazione della vite.

Per i terreni di collina, dove riuscirebbe disagevole e costoso ill trasporto del letame di stalla, ed anche per i terreni in piano, quando non si abbia disposizione stallatico, può adoperarsi la seguente formola:


Perfosfato minerale 12 - 14 kg. 55

Solfato di potassa 50 - 52 kg. 20

Solfato ammonico kg. 25

Scavati due solchi lateralmente al filare, si distribuiscono uniformemente in essi 200 a 300 grammi di questa miscela, per ogni metro corrente di filare.


Molti ci domandano - nell'impianto delle viti è meglio usare barbatelle o talee? ecco: se si hanno barbatelle nel proprio vivaio, queste saranno preferibili; ma se si dovessero comperare, a meno che non si trattasse d'impianti in terreni grossolani o sabbiosi, è meglio adoperare talee col magliulo (pezzo di legno vecchio attaccato alla base del tralcio che porta le gemme).

1° Perchè costano molto meno.

2° Perchè si è più certi che il tralcio fu ben scelto e che non si fece più d'una talea da ogni tralcio.

E' poi un errore il credere che piantando barbatelle si guadagni un anno. Qualche vantaggio c'è nel primo anno ma in seguito anche le viti provenienti da talee se sono ben trattate prendono uno sviluppo vigoroso e si può dire che al terzo o quarto anno si pareggiano con quelle che furono piantate con barbatelle



Domenica 12 dicembre 1897



Un Signore di San Daniele ci chiede se è vero che la vite Frontignan è di corta durata e se la sua produzione si affievolisce di molto dopo 15 anni di vita.

Succede per questo vitigno come di ogni altra varietà di vite: l'ambiente, e precisamente le condizioni di terreno e di clima di una località sono causa della durata più o meno lunga della pianta. Così avviene che il Frontignan, non avendo proprietà particolari, dura poco in certi siti, mentre in certi altri dà prodotto anche dopo trenta e più anni dal suo impianto.

La scelta delle buone varietà in riguardo alla durata è riposta quindi nella intelligenza del viticoltore, il quale basandosi su osservazioni dirette, cioè sull'esperienza propria o su quanti ha veduto fare dai suoi vicini, sceglierà negli impianti il vitigno più adatto alle sue terre.

 

 

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