|
|
Stefano
Aloisi

Angiolo
D'Andrea
1880-1942
"Colorista
audace ed eccezionale..."
|
Un
mandorlo fiorito in un giardino, tra
due nere statue mutilate che guardavan laggiù il mare
in burrasca,mi accompagnò, durante il viaggio,
con
la sua gioia bianca ed odorosa,traverso le pianure, i monti e le città...(Corrado
Govoni, In treno, da Il quaderno dei sogni e delle stelle,
1924)

Un
acronimo formato dalle lettere ADA, due vocali ed una consonante, si
osserva, quasi sempre disposto in basso, a firma di alcuni dipinti perlopiù
dislocati tra Friuli e Lombardia. La cifra, nella sua intrinseca esiguità,
assume quasi forma di simbolo sul poco che si conosce dell'autore. Tre
lettere raramente sostituite dalla firma per esteso che vanno a spiegare,
assieme ad altre ragioni, il mistero di un artista che in vita fu senz'altro
apprezzato e negli anni seguenti la sua dipartita quasi per intero dimenticato.
Angiolo
D'Andrea, questo il suo nome e la spiegazione della citata sigla, è
stato un uomo, un artista, che agli inizi del Novecento, lasciato in
giovane età il paese natìo, piccolo borgo rurale friulano,
divenne nella Milano del tempo apprezzato artefice di paesaggi, di soggetti
sacri e di nature morte. Di tale autore, che con volitiva forza seppe
affermarsi oltre gli allora ristretti confini geografici, se ne vuole
qui dare conto. Di Angiolo D'Andrea di Rauscedo si desidera lumeggiare
la vita e la vicenda artistica rendendo peraltro noto come, secondo
i contemporanei, divenne "colorista audace ed eccezionale..."
.
Precipuo esempio di quanto, a volte, sia ben più stimolante e
variegato un percorso da autodidatta piuttosto di uno sterile alunnato
accademico, in ciò cogliendo in una magmatica formazione quanto
di più utile ed appagante all'artista possa parere, è
ben rappresentato dal percorso espressivo di Angiolo D'Andrea.
Iter figurativo, quello dell'artista di Rauscedo, che preso avvio
da un piccolo paese del Friuli si è affrancato da subito dalla
consueta formazione accademica lagunare per crescere e fortificarsi
in una palestra grafica dapprima personale e in seguito esercitata nelle
preziose collaborazioni per prestigiosi periodici. Di seguito, l'esplicarsi
in una pittura di pacato simbolismo dapprima messo in opera in un divisionismo
moderato e poi in scelte coloristiche belle e squillanti.
L'affermazione artistica in Milano, paesaggi, rappresentazioni sacre
e composizioni floreali, ma anche ritratti, acqueforti, illustrazioni
per libri e cartoni preparatori per la realizzazione di vetrate e mosaici,
il tutto a spiegare i multiformi e profondi interessi dell'autore.
Angiolo D'Andrea fu artista che nei primi quarant'anni del Ventesimo
secolo colse a Milano e in gran parte della Lombardia lusinghieri riconoscimenti.
A precisare tali successi c'è la carica di Consigliere Onorario
dell'Accademia di Brera e, soprattutto, vi sono i suoi lavori in palazzi
e musei di Milano, in pubbliche gallerie lombarde, in varie chiese della
regione, in raccolte dell'Emilia, del Veneto e del Friuli.
La critica del tempo più volte si è soffermata sull'opera
dell'artista friulano esaltandone, in particolare, le spiccate accensioni
cromatiche della tavolozza.
E in effetti il colore è aspetto basilare del pittore di Rauscedo,
non espresso però solamente nelle gamme di maggiore vivezza ma
anche in alcune tonalità, quali certi verdi ed alcuni violetti,
che assumono forma di reiterato motivo. Pittore senz'altro tradizionale
nei risvolti iconografici, seppe innervare i paesaggi, i ritratti e
le nature morte con una pennellata densa e sapida di umori; nell'ambito
sacro, al contrario, prevalse in lui un approccio simbolista atteso
tramite un segno minuto di lontana ascendenza divisionista, il tutto
immerso in atmosfere di ricercato misticismo.
Non indotto dalle avanguardie futuriste particolarmente in auge nella
Milano degli anni Venti, né partecipe del successivo affermarsi
del "Novecento" e probabilmente inviso al regime fascista,
Angiolo D'Andrea seppe ben fondere gli aspetti tradizionali della pittura
meneghina con gli afflati simbolisti ed i retaggi del Liberty.
Egli fu artista senz'altro compreso in una proposizione di una pittura-pittura,
quindi profondamente legata ad una tradizione tardo-ottocentesca che
seppur intrisa di quanto finora quì espresso nulla concede alle
avanguardie. In particolare alcuni stimoli li colse nell'opera mistico-romantica
di Gaetano Previati e in certe scelte paesaggistiche di Arturo Tosi.
La sua fu una pittura sempre attenta alle disposizioni chiaroscurali,
alle vivezze cromatiche, ad una visione certamente poetica della natura.
Sino ad ora stranamente ignorata dalla critica friulana, a parte alcuni
contributi di carattere locale, forse per l'aver vissuto buona parte
della sua vita a Milano, l'opera di Angiolo D'Andrea è invece
degna di essere scientificamente affrontata nell'essenziale intendimento
di assegnare all'artista il giusto ruolo nell'ambito dell'arte italiana
del primo Novecento.
Il Friuli pittorico compreso tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del
secolo successivo trova naturale sbocco e compimento nel percorso formativo
dei suoi artefici nella tradizione rappresentata dall'Accademia di Venezia,
nelle istanze secessioniste propugnate da Monaco e Vienna e, ancora,
nelle sirene post-impressioniste in auge a Parigi 1.
Se in loco è assai forte la tradizione accademica che
nella scia della triade Grigoletti-Politi-Tominz trova in regione numerosi
continuatori, seppur principalmente compresi nelle raffigurazioni paesaggistiche,
è altrettanto vero che attenzioni si pongono anche alle innovazioni
del Liberty, alle scansioni divisioniste e alle malìe
simboliste che pervengono da Monaco, il tutto diffuso dalle frequentazioni
accademiche e ancora dalle varie scuole di disegno, artistiche ed industriali,
sorte al tempo in regione. Anche
per il Friuli Occidentale valgono tali considerazioni, si rammentano
a titolo esemplificativo, tra gli artisti della stessa generazione del
D'Andrea, l'esperienza espressionista d'inclinazione monacense messa
in opera da Umberto Martina di Dardago e le rarefatte modulazioni simboliste
fatte proprie da Vittorio Cadel di Fanna.
Rauscedo alla fine dell'Ottocento è un piccolo paese agricolo
geograficamente appartato sulla strada che congiunge Pordenone a Spilimbergo
ma, nondimeno, non propriamente marginale per quel che concerne la contemporanea
cultura figurativa di questa parte di Friuli.
Nato a Rauscedo il 24 agosto 1880, da Celeste e Sofia D'Andrea, il giovane
Angiolo può aver colto probante esempio del "mestiere d'artista"
verosimilmente con quanto messo in opera da Jacopo D'Andrea (Rauscedo
1819 - Venezia 1906).
Anch'esso nativo di Rauscedo, Jacopo alla metà dell'Ottocento
viene stimato come uno dei più validi pittori di Venezia2.
Fautore di una pittura storico-romantica cara ad autori quali Grigoletti,
Carlini e Zona, dal 1872, subentrando a Michelangelo Grigoletti, tiene
la Cattedra di "disegno della figura" presso l'Accademia di
Belle Arti di Venezia, incarico, questo, che assolve fino al 1899. E'
inoltre accertato come il pittore regolarmente tornasse nella natìa
Rauscedo per trascorrervi periodi di quiete e di vacanza, e mantenendo,
quindi, stretti legami con il luogo di origine.

Va
inoltre ricordato che nella vicina Domanins, quasi contemporanei di
Angiolo, sono attivi altri due pittori: Angelo Bonutto (Domanins 1852
- ?) e Giuseppe Basso (Domanins 1889 - Parigi 1955)3,
del primo dei quali va ricordato l'alunnato accademico presso Jacopo
D'Andrea e le importanti esposizioni, nei favori di un celebre pittore
quale Cesare Laurenti, che lo vedono partecipe a Milano all'Esposizione
Nazionale di Belle Arti del 1881 e in seguito a Dresda
e del secondo i vari lavori espletati in ambito sacro. In siffatto
fervido milieu, sicuramente sconosciuto ai più, si può
dunque spiegare la scelta di vita di Angiolo. A tale acclarato ambiente
fanno corollario alcuni fatti artistici che hanno trovato compimento
a Rauscedo e dintorni sul volgere del diciannovesimo secolo. Tali eventi
potrebbero a buona ragione aver fornito ulteriori stimoli al giovane
Angiolo fortificandone le innegabili attitudini artistiche da lui palesate
fin dalla più giovane età. Sul finire del secolo viene
affrescata nel soffitto della chiesa parrocchiale di Rauscedo un'Assunzione
della Vergine.

D'impianto
tradizionale, di certo esemplato su illustri precedenti, l'affresco
di Rauscedo che la tradizione vuole eseguito da un non meglio specificato
pittore di Pordenone risulta, come rilevato dal Bergamini, cromaticamente
valido e ben orchestrato nella gamma degli ocra4.
Nella stessa chiesa, contemporaneo al detto affresco, è il Transito
di San Giuseppe di Luigi Nono fedele
copia del Grigoletti. di Cordenons

A lungo ritenuta opera del maggiore pittore friulano dell'Ottocento5,
in tempi recenti è stata ricondotta, in virtù di inedite
fonti archivistiche, al Nono trovando in questo una concordanza anche
stilistica per quel che concerne un uso caldo e fremente delle cromie,
discosta, quindi, dalla fredda tavolozza del Grigoletti di Cordenons6.
E' inoltre accertato che nel 1898 Luigi Nono esegue tre pale d'altare
per il Santuario della Madonna delle Grazie di Motta di Livenza, per
la chiesa parrocchiale di Cimpello e per quella di Poincicco7.
Queste ultime due località è da rammentare che distano
pochi chilometri da Rauscedo, è possibile, quindi, che allo stesso
anno vada riferita anche la citata tela. Nel 1898, infine, il gemonese
Francesco Barazzutti affresca il presbiterio e la navata della vicina
chiesa parrocchiale di San Giorgio della Richinvelda (Angeli, Cristo
benedicente, San Giorgio, San Stefano, San Isidoro e il Beato Bertrando)
nell'ausilio di colori chiari e lucenti e con forme eleganti che rientrano
in loco nei montanti gusti neogotici del tempo)8.

.La
giovanile formazione artistica di Angiolo avviene però a Padova,
città nella quale giunge su consiglio di una zia che colà
risiede e con l'intento di affinare le indubbie capacità alle
belle arti palesate fin dalla più tenera età. Nel 1899,
su espresso invito di Camillo Boito9
che ne ha intravisto da subito l'indubbia capacità di disegnatore,
il pittore di Rauscedo dà inizio ad una proficua collaborazione
come illustratore per la rivista "Arte Italiana decorativa e industriale".
Per il prestigioso periodico dedicato alle arti decorative, di grande
formato e riccamente illustrato, il D'Andrea collabora assiduamente
per circa un lustro, dal 1900 al 1905, rilevando ed eseguendo numerosissimi
disegni effigianti insiemi e particolari di chiese, palazzi e castelli
di ogni parte d'Italia da Milano a Palermo.

Che per l'artista friulano l'aspetto grafico fosse
in quegli anni elemento espressivo basilare lo si evince anche dai molti
disegni da lui eseguiti dal vero fra il 1903 e il 1904, nell'ambito
di vere e proprie "campagne" di studio, nelle zone pedemontane
e montane della Lombardia, dal bergamasco al Gran Paradiso11.
Disegni, questi eseguiti in ambiente collinare e montano, soprattutto
attesi nella riproposizione del mondo animale minuscolo: rane, cicale,
cavallette e libellule, piccoli esseri di frequente raffigurati su di
un fondo nero a poterne far ben risaltare in maniera meticolosa le loro
forme.
Nel
1906, probabilmente su consiglio del Boito all'epoca titolare della
cattedra di Architettura presso l'Accademia di Brera, il pittore di
Rauscedo approda a Milano prendendovi residenza. L'arrivo del D'Andrea
a Milano coincide con la grande mostra d'arte che la città lombarda
propone quell'anno. Rassegna, questa, che permette all'Accademia di
Brera di affermarsi come centro propulsore per un'attività espositiva
di valenza nazionale. Con cadenza biennale l'esposizione di Brera accompagna
e supporta gli altri grandi appuntamenti artistici milanesi: le esposizioni
primaverili della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
attiva fin dal 1886 ed i vari premi annuali proposti dalle fondazioni
private istituite presso l'Accademia. La biennale di Brera si affranca
dai dettami tradizionali che contraddistinguono le altre esposizioni
cittadine, proponendosi di darsi una caratterizzazione nazionale ed
aprendosi alle nuove istanze artistiche allora emergenti
12. Le mostre di Brera sono particolarmente attente alle
contemporanee biennali veneziane ben consce di come in laguna si riuscisse
a veicolare quanto di più aggiornato giungesse dall'estero. Il
successo della Biennale di Venezia era inoltre criticamente supportato
da una puntuale ed approfondita disamina su affermati periodici quali
"Emporium" e "Cultura Moderna", ed
anche per le manifestazioni milanesi l'apporto della critica sugli organi
d'informazione diviene ben presto fattore di prima importanza per la
loro buona riuscita.Uscendo dalle secche proprie della tradizione pittorica
lombarda, particolarmente versata al raggiungimento del consenso della
borghesia cittadina (dalla post-scapigliatura d'ispirazione talloniana
all'espressionismo di un Bonzagni, per arrivare al vento del secessionismo,
in un paesaggio epocale, quindi, tra il paesaggismo divisionista ed
il quadro di figura, tutto è veicolato da una tipicizzazione
specificatamente lombarda in direzione di una vera e propria purezza
estetica), le rassegne di Brera s'impegnano a proporre ed eventualmente
a gratificare, nell'ausilio dei vari premi all'uopo istituiti, le opere
che si possono distinguere per una certa "modernità".
Sono
anni, questi, in cui i dettami divisionisti si sono oramai consolidati,
in particolare a Milano che ne è divenuta in un certo senso la
capitale13. Dall'ottimismo ottocentesco
permeato delle tensioni ideali e sociali di un Pellizza da Volpedo,
si è presa distanza a favore di composizioni eleganti e raffinate.
Se le ricerche sulla luce inizialmente erano orientate ad una proposizione
di un "Sol dell'Avvenire", adesso il divisionismo, ripartito
in pennellate pulviscolari e filamentose, puntiformi e minute, è
soprattutto teso ad una raffigurazione intima, incantata e misterica
del rapporto luce-colore. Nelle
indicazioni critiche lanciate sin dal 1905 da Alberto Grubicy e nel
pennello di artefici quali Morbelli, Segantini e Previati, con quest'ultimo
che nel 1906 pubblica il trattato "I principi scientifici del Divisionismo",
la nuova tecnica pittorica cerca di darsi carattere di contingenza unitaria
nel contesto della pittura italiana del primo Novecento, ma all'atto
pratico configurandosi non come poetica bensì alla stregua di
mero mezzo tecnico per affrontare una nuova arte. Metodo che trova tra
l'altro particolare suggestione nel retaggio simbolista impostosi in
Europa negli anni '80 e '90 del diciannovesimo secolo. La ricerca di
una realtà interiore e misterica, evocativa e profonda che nel
Simbolo coglie la mediazione viene affrontata nelle scansioni visive
divisioniste con l'occhio preposto che coglie la disposizione, per linee
e tratti, dei colori sulla tela. La tecnica diviene prioritario mezzo
di ricognizione conoscitiva della fenomenologia, tramite colore e luce,
della realtà. Tecnica, dunque, che supporta la poetica, non andando
oltre l'essere tuttavia puro strumento di raffigurazione del vero. A
questo proposito è il Morbelli, tra i maggiori esponenti divisionisti,
epistolarmente ad asserire: "l'affare dei puntini è per
me un esercizio pratico, come le scale del pianoforte"14.Adiacente
alla dinamica divisionista è l'arte di quanti su basi post-scapigliate
s'impegnano in una figurazione soprattutto paesaggistica inedita per
l'arditezza degli scorci e per la "fisicità" del pennello.
Stese in larghe porzioni ed ardenti nelle cromie sono le pennellate
messe in opera da artisti quali Emilio Gola, Arturo Tosi, Ermenegildo
Agazzi, Cesare Tallone ed Emilio Longoni. E'soprattutto il richiamo
alla natura incontaminata delle Alpi a divenire sentito motivo iconografico
per molti artisti lombardi. Il punto d'incontro tra loro e il divisionismo
di stretta osservanza avviene nella raffigurazione di paesaggi che presentano
in primo piano accese cromie che contrastano con rarefatte linee d'orizzonte.
Da tali rapporti si erge l'opera di Gaetano Previati che fin dal 1905
elabora composizioni in cui sono palesi le suggestioni proprie del decorativismo
allora in auge15. Per il D'Andrea
l'opera del Previati diviene probabile fonte d'ispirazione congiuntamente
ai ricordati artefici del paesaggio lombardo. Pari
importanza assume negli anni seguenti il rapporto arte-industria, in
specie nella produzione grafica destinata all'illustrazione di libri
e riviste, in una Milano oramai assunta a principale centro economico
della nazione. I stretti rapporti fra produzione e pubblicità
sono mediati e veicolati dalla diffusione di una cartellonistica promozionale
attesa nel proficuo lavoro di numerosi e raffinati artefici16.
L'illustrazione diviene parimenti essenziale per l'editoria e le immagini
accompaiono in copertina e all'interno oramai qualsiasi opera letteraria,
maggiore o minore, sia d'impianto raffinato o destinata al grande pubblico.
L'avventura
artistica di Angiolo D'Andrea a Milano ha inizio nel 1907 con la sua
prima partecipazione ad una mostra di un certo significato. All'Esposizione
di Primavera indetta dalla Società delle Belle Arti egli presenta
i dipinti Lungo il Tanaro e Piccola fonte e le acquaforti
Sera sul lago e Omenoni 17.La
smilza storiografia riguardante il D'Andrea ha ripetutamente evidenziato
una sua presunta partecipazione alla Biennale veneziana del 1908, quando
è invece risaputo che la manifestazione lagunare ha avuto luogo
negli anni 1907 e 1909, scambiando altresì la presenza e i titoli
dei dipinti delle successive esposizioni di Brera. Facendo chiarezza
in tale confusione di date, di mostre e di opere, si rammenta che nel
1910 Angiolo è presente alla Nazionale di Brera con Nube rossa,
opera che gli viene acquistata dal Re 18.
A quel periodo, precisamente nel 1909, risale una, densa per materia
pittorica e rarefatta per incantamento atmosferico, veduta della Basilica
di San Marco e di cui si rende noto
l'equivalente disegno preparatorio.

In
questi anni inizia la collaborazione del D'Andrea con l'architetto Giulio
Ulisse Arata impegnato, questi, a Milano nel 1913 nella costruzione
del Palazzo Berri-Meregalli, riuscita commistione architettonica tra
antropomorfiche soluzioni manieriste e le fantasie proprie dell'Art
Noveau. L'artista friulano, componente di un nutrito stuolo di artisti
qui impegnati quali gli scultori Prandoni e Callegari e il pittore Adamo
Rimoldi, affresca i soffitti dell'androne del palazzo sito in via dei
Cappuccini. Altri affreschi, di simile datazione, sono eseguiti dall'artista
con raffinato senso decorativo nella Sala dei Marmi della Villa Visconti
di Modrone-Erba a Cernobbio

.All'Esposizione
Nazionale di Milano del 1912 il pittore friulano partecipa con le opere
Regina Viarum e Nemi, con quest'ultima si aggiudica l'importante
"Premio Fumagalli per il Paesaggio"19.Nel
1914 si annovera la sua presenza alla Nazionale di Milano con Terra
al sole, ora alla Galleria d'Arte Moderna di Milano, e Il passato
inverno20. Lusinghiero
è il commento di Giulio Ulisse Arata in un articolo apparso su
"Emporium" a rendiconto della mostra milanese: "Un
altro colorista audace ed eccezionale è Angiolo D'Andrea... qualunque
materia, anche la più insignificante, che passi attraverso la
retina di questo artista si spiritualizza: l'intensità luminosa
di un crepuscolo o la massa informe di quattro mura dirute, la fauna
marina o la flora alpestre, la calma suggestiva di un lago o la visione
abbagliante di un monumento assolato sono fissate sulla tela nel loro
massimo equilibrio estetico..."21.
In effetti Terra al sole è opera di grande bellezza, compresa
in una raffigurazione della natura che pare quasi palpitante di vita
propria

mentre
Il passato inverno prospetta in un disteso paesaggio la rarefatta
visione di un antico edificio che si staglia all'orizzonte. Oramai a
pieno titolo inserito nell'ambiente artistico milanese Angiolo D'Andrea
conta sul montante consenso della critica militante.

Rapporti
di lavoro, fra artista e critico, che di frequente divengono legami
amicali come, ad esempio, attestano alcune righe vergate da Ugo Nebbia
su di un numero di "Emporium" e destinate al pittore friulano22.
Al
1914 risale un'importante impresa decorativa messa in opera a Milano
dal D'Andrea. Per il Caffè Camparino-Zucca-Miani, ora Zucca,
allogato nella celebre Galleria Vittorio Emanuele23,
l'artista friulano esegue i cartoni per un mosaico di sapore liberty
che mostra cascate floreali ed uccelli esotici24.
Echi della belle époque rieccheggiano nell'opera musiva
di Angiolo e la festosa sinfonia dei colori trova riuscita coesione
con un segno di orientamento liberty garbato e leggero. I fiori,
i pappagalli ed i pavoni resi nella rutilante cromia offerta dalle tesserine
del mosaico si dipartono lungo le pareti del locale in una scrosciante
quanto raffinata composizione.

All'epoca
risalgono anche dei lavori di restauro intrapresi dal D'Andrea per conto
della Fabbriceria del Duomo di Milano e, dello stesso, un soggiorno
a Parigi. Di pari periodo sono anche alcuni ritratti eseguiti dal pittore
friulano, fra questi si vogliono citare quelli effigianti i genitori,
una coppia si conserva in collezione privata e un ritratto del padre
in analoga raccolta, un Uomo che suona la chitarra dalla densa
pennellata e il Ritratto di Mildo D'Andrea (Scarpetin)
assai gustoso per la verve fisiognomica che lo pervade.

Al
1915 si datano le partecipazioni del D'Andrea all'Internazionale dell'Acquarello
di Milano e, sempre nel capoluogo lombardo, alla Mostra Annuale della
Società Promotrice per le Belle Arti dove espone i dipinti Roseto
e Valuria25.
In
questi anni sono vari i viaggi intrapresi dal D'Andrea in Sicilia, periodi
peraltro attestati da varie opere eseguite sul posto. Fra queste senz'altro
si impongono per la forza espressiva che le contraddistingue Cefalù
eseguita nel 1913 e
La Zisa, popolare e storico quartiere di Palermo, dipinta nel
1915.

Il
paesaggio di Sicilia diverrà per il D'Andrea, che in quella terra
tornerà negli anni seguenti, parte significativa della propria
poetica.Tra il 1915 e il 1916 il pittore di Rauscedo è soldato
a Telve, in Trentino, località che assieme a quelle limitrofe
diviene scenario di un nutrito nucleo di opere perlopiù grafiche
che doviziosamente documentano le modificazioni là apportate
dagli orrori della guerra26.
Di questo periodo, assai ricco di raffigurazioni di carattere bellico,
si conservano un bozzetto su tavola datato 1916 in collezione privata
e otto opere, tra disegni ed acquerelli, presso il Museo d'Arte Moderna
e Contemporanea di Trento e Rovereto.

I
disegni furono regalati dall'artista ad Amelia Cinotti e da questa donati,
nell'interessamento di Giuseppe Gerola all'epoca Soprintendente ai Monumenti
del territorio, all'istituto museale trentino27.
Di particolare bellezza le opere di Trento raffigurano portoni, fienili
ed angoli di Telve e di Tezze in un riuscito compendio iconografico
di quei luoghi
tramite un segno forte, incisivo
e di grande capacità descrittiva 28.

Nel
1918, durante una sosta del servizio militare, Angiolo torna in Sicilia
trovando quì significativa fonte d'ispirazione per molte delle
sue opere. Il paesaggio siculo è reso dal pittore di Rauscedo
attraverso composizioni aspre e terragne, con pennellate gonfie e sapide
di materia. La città di Palermo, il suo porto e le sue chiese,
la Cattedrale di San Giovanni degli Eremiti, il Monte Pellegrino e le
catene montuose che si stagliano in assolate linee d'orizzonte sono
i soggetti ai quali il pittore attinge e sempre ravvivandoli con l'accorto
uso di una tavolozza viva e squillante. Se ne veda, ad esempio, Il
Porto di Palermo della Civica Galleria d'Arte Moderna di Milano,
donata nel 1926 all'istituzione museale milanese da Giuseppe Chierichetti,
dal riuscito imprinting atmosferico.

Parimenti
d'interesse risultano una serie di disegni eseguiti sempre in Sicilia,
opere grafiche pervase di un segno particolarmente attento alle ripartizioni
chiaroscurali29. A titolo esplicativo
se ne ricorda fra i tanti che ci sono noti la forza primigenia che anima
gli arborei fusti degli Ulivi saraceni.A proposito dell'intrinseca
validità dell'opera grafica di Angiolo se ne vogliono rappresentare,
estrapolati da un piccolo taccuino conservato in collezione privata,
due significativi esempi. Una veduta di Castellarquato, località
questa frequentemente raffigurata dall'artista, attesa con una matita
dal segno guizzante e spigoloso e Monumento equestre assai più
morbido nella preziosa resa atmosferica che lo configura.

Abilità grafica, quella dell'autore friulano, che ben si coglie
anche in disegni quali Un albergo, dove l'opera raggiunge una
tale finezza esecutiva da ricordare il certosino lavorare di un bulino.

Tornato
a Milano, a guerra terminata, il D'Andrea espone alla Nazionale milanese
del 1918 un Paesaggio30.
Stimolanti, senza dubbio, sono le perspicaci riflessioni che l'Arata
dedica nel 1918 all'abilità di disegnatore, in specie negli scorci
e nelle composizioni architettoniche, di Angiolo, e il medesimo scritto
è sicuramente d'ausilio per meglio comprendere la personalità
dell'artista in un sagace "ritratto" umorale che viene fatto
del pittore di Rauscedo:
"Insaziabile nel lavoro, rigoroso con sè stesso e scrupolosamente
coerente con la propria individualità, questo nobile artista
non cerca mai i vacui fumi degli incensi, non ama essere discusso, nè
vuole accettare altro giudizio all'infuori di ciò che gli suggerisce
la sua particolare e chiaroveggente autocritica. Quasi sempre chiuso
in sè e apparentemente insensibile e leggermente scontroso anche
con gli amici, è uno di quei solitari strafottenti che sanno
mascherare la loro superiorità con una ricercata bonomia, il
sarcasmo con la cordialità, l'acutezza dell'analisi con una studiata
e prudente indifferenza. A vederlo sembra un'anima fredda ed estranea
a tutto ciò che si sviluppa intorno alla vita: ma in realtà
è uno studioso che vede e sente con anima calda e appassionata,
che comprende tutto, che sa giustamente valutare ogni cosa..."
31.
Nel 1919 il D'Andrea prende parte alla VIII Esposizione Annuale dell'Associazione
degli Acquarellisti Lombardi con le opere La Slitta Valmarana,
Piazza a Palermo e Durino32.
Lo stesso anno all'Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino, sezione
d'Autunno, presenta Via Appia e Barche siciliane33.
Al periodo va anche riferita una deliziosa tavoletta raffigurante una
Festa in costume dai toni crepuscolari e assai godibile per la
raffinata e preziosa resa delle vesti delle dame effigiate (fig.
27).

L'artista
friulano ha in quegli anni la propria residenza e lo studio in via Melloni
al numero civico 22, indirizzo che manterrà fino al termine della
sua permanenza in Milano. Proficua è la frequentazione da parte
di Angiolo di ogni esposizione che si tenga in quegli anni in città
come ben attestano i vari cataloghi ed i molti libri appartenuti alla
sua biblioteca che ancora si conservano presso dei privati34.
Le monografie di antichi artefici vanno a spiegare il profondo interesse
di Angiolo per la pittura antica, attenzione peraltro esplicitata anche
in alcuni suoi quadri copie di celebri maestri. Fra questi si vogliono
almeno citare, ambedue in raccolta privata, una Madonna col Bambino
dall'Anton
Van Dyck del Metropolitan Museum di New York35
e una Testa di vecchio (Orientale) che attesta probabili riflessioni
sulla ritrattistica del Rembrandt.

Il
1920 è anno particolarmente intenso per Angiolo D'Andrea per
quel che concerne l'attività espositiva.Alla
Nazionale di Milano presenta Paesaggio e Orbe36.
Con quest'ultima opera l'artista si aggiudica il prestigioso Premio
messo in palio dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il dipinto è
recentemente entrato a far parte, in seguito a donazione di privati
milanesi, della collezione della Pinacoteca "Ricci Oddi" di
Piacenza (fig.
30).

Paesaggio
sublime, Orbe è opera tutta intessuta su tonalità
limpide e gioiose tendenti ai grigi ed ai verdi. Sempre al 1920 è
da rilevare la personale del D'Andrea che con Aldo Carpi, altro apprezzato
artista lombardo, divide gli spazi espositivi della rinomata Galleria
Pesaro di Milano37. In questa
esposizione l'artista presenta un cospicuo numero di opere: circa cinquanta
dipinti, ripartiti tra paesaggi e soggetti floreali, alcuni disegni
e tre acqueforti. Di particolare interesse è la presentazione
in catalogo dell'architetto Giulio Ulisse Arata, amico ed estimatore
del D'Andrea, che dell'artista ne traccia con acume i tratti salienti.
Fra le opere esposte sono da rammentare Santa Maria della Steccata,
celebre chiesa parmense, e Il Tempio, ambedue rese in una attenta
connotazione architettonica, ed ancora, fra quelle, Nemi, Monreale,
Lago di Nemi, Dal Colle Capitolino, Campagna romana, Monte Pellegrino
e S. Marco. Di Giulio Ulisse Arata (1881-1962), celebre architetto
propugnatore di un eclettismo sorretto da una spiccata esuberanza decorativa,
si rimarca l'amicizia col pittore friulano ed il costante aiuto offerto
al D'Andrea nel corso degli anni38.
Allo stesso anno risale la partecipazione di Angiolo alla Quarta Esposizione
Nazionale della Federazione Artistica Lombarda, ospitata dalla Galleria
Pesaro, con le opere San Giovanni degli Eremiti, Anemoni e
Calceolarie39. Di pari
cronologia è l'opera Il chiostro di San Giovanni degli Eremiti,
di proprietà degli eredi dell'architetto Giulio Ulisse Arata,
che raffigura un suggestivo angolo del celebre complesso monumentale
siciliano peculiarmente atteso attraverso l'esuberanza floreale che
adorna il luogo. Nel
1922 si conta la partecipazione alla Prima Esposizione Nazionale dell'Opera
e del Lavoro d'Arte di Firenze con i dipinti Regine, Ombre
di nubi, Annunciazione, Scogliera, Primavera e
Calceolarie40. L'opera
Ombre di nubi è oggi conservata nella Galleria del Collegio
Alberoni di Piacenza41. La tela
è pervenuta nel 1947 al collegio piacentino in seguito al lascito
testamentario del Vescovo Antonino Arata (1883-1948). Fratello dell'architetto
Giulio Ulisse, Antonio Arata fu Nunzio Apostolico in Estonia e Lettonia.
Il
1922 è anche l'anno che segna la partecipazione, su invito, di
Angiolo D'Andrea alla XIII Biennale di Venezia. Alla grande kermesse
lagunare l'artista friulano presenta Gratia plena42.
L'opera è ben commentata dal Sapori in uno scritto su "Emporium"
dedicato alla grande esposizione veneziana:
"C'è un quadro di vaste dimensioni "Gratia plena",
di Angiolo D'Andrea, derivato da letture mistiche e fiabesche. Sulla
terrazza d'un antico castello vive un albero secolare, pel quale volteggiano
come uccelletti degli angeli adoranti. La Madonna è seduta a
terra, umile umile; intorno a lei la scena medievale grandeggia, si
spalanca a mostrare nella lontananza delle cime aspre e affusolate di
roccia. L'intonazione del dipinto s'adagia tutta sui grigi e pare alquanto
assonnata..."43.
L'opera, di notevoli dimensioni, trova un certo consenso per l'originale
impostazione.

In
un'atmosfera sognante la Madonna siede ai piedi di un grande
albero su di una terrazza di un antico maniero. Gratia plena si
innesta senz'altro nell'accertato estro mistico messo in atto dal pittore
di Rauscedo. Le sue rappresentazioni sacre, difatti, sempre trattengono
al loro interno un'aurea di meraviglia, di stupore, di silente armonia
tra soggetto, colore e luce, in un afflato simbolico dolcemente emozionale.
Nel 1923 alla Nazionale di Milano il D'Andrea propone l'opera Natività44
e alla contemporanea Quadriennale di Torino il dipinto Paese
di mare45. L'artista di
Rauscedo è presente nel 1925 alla Nazionale di Milano con il
dipinto Matttinale46
e, sempre nella capitale lombarda, alla Seconda Esposizione Internazionale
dell'Acquerello con l'opera Epifania47.
Tra il 1922 e il 1925 l'artista friulano mette in atto un importante
ciclo di dipinti di carattere sacro da lui stesso definito della "Vita
di Maria"48. Nella Casa
Chierichetti di Milano affresca a tempera un'Annunciazione con
le figure della Madonna e dell'Angelo rese in una raffigurazione di
stilizzato misticismo, in seguito attende alle raffigurazioni di vari
episodi evangelici: Visitazione, Natività, Adorazione
dei Magi, Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto, in
una cospicua reiterazione di questi soggetti. In simili dipinti di frequente
confluiscono brani di studi paesaggistici eseguiti negli anni precedenti.
Esempi, in tal senso, sono citati dal Polvara ben cognito del fatto
che la Scogliera, studio delle rocce in prossimità di
Portofino, serve alla realizzazione della grotta in cui nasce il Gesù
Bambino e che Ombre di nubi diviene il prologo per la successiva
raffigurazione del corteo dei Re Magi49.
Fluente in effetti è la produzione sacra espressa dal D'Andrea
in quegli anni, ora palesata in notevoli dimensioni ora esplicata in
proporzioni minuscole, quasi in forma di miniature. S'inserisce in tale
contesto iconografico la tela che tutt'ora adorna la chiesa parrocchiale
di Rauscedo.

L'opera,
intessuta su toni verde-azzurri, si ammira nell'arditezza dello scorcio
visivo che la caratterizza con la descrizione del sacro evento della
Natività raffigurato dall'alto fra ardite evoluzioni angeliche.
Nel dipinto di Angiolo D'Andrea tanto l'episodio è descritto
in maniera quasi minimale tanto si connatura di un profondo e sentito
motivo spirituale50. Numerose
collezioni private friulane possiedono quadri del D'Andrea di soggetto
sacro, se ne vogliono ricordare a titolo esemplificativo una minuscola
Madonna col Bambino dalle tonalità madreperlacee e
l'analogo soggetto a tutta figura assolutamente delizioso per il tocco
pittorico di sapore divisionista in grado, fra squillanti cromie e calibrate
scelte luministiche, di ottenere risultati di accertato valore formale.

Di maggiori dimensioni e spiccato nitore cromatico è poi una
Madonna col Bambino che alterna ad un fondale reso quasi in monocromo
la densa tavolozza con cui è resa la veste della Madonna, nonché
il riuscito inserto del vasetto di fiori che dona all'opera un'intima
atmosfera.

In
collezione privata friulana si conserva anche una pregevole Visitazione.
L'opera,
permeata di soffuse cromie, presenta l'episodio della visita di Maria
a Elisabetta ai margini della composizione, secondo un esplicitato fare
dell'artista, e collocazione principale la consegue un grande mandorlo
in fiore dalla rosea chioma.
Da
rimarcare, inoltre, una bislunga redazione dell'Adorazione dei Magi
dalle cromie di smaltato effetto che nella costruzione sembra
richiamare un'analoga opera del Previati e il Battesimo nel Battistero
degli Ortodossi a Ravenna, dall'originale scenografia, conservato
nel Museo Civico di Cremona

Tra
i molti lavori chiesastici esistenti in Lombardia si vogliono almeno
citare il cartone per mosaico raffigurante il Cristo benedicente
nella Cappella Funeraria Pinferetti nel cimitero di Soresina (Cremona)
dall'icastica postura51 e un
dipinto effigiante Santa Rita collocato nella chiesa parrocchiale
di Comerio (Varese)52. Pittura
sacra, questa espressa dall'artefice friulano, che si inserisce in quella
direttrice mistico-simbolista in auge nell'Italia fin de siècle
per merito di autori quali Previati, Segantini e Morbelli, e sicuramente
non esente dalla lettura dei fondamentali testi del misticismo.
Databile
alla metà degli anni ‘20 è un Ritratto di nobildonna
dalla ridondante matericità

La gentildonna è stata raffigurata con una pennellata sfrangiata
e da un segno pastoso e fortemente succoso dispiegato nella gamma degli
ocra. La figura, avvolta in un lungo abito scuro, si "accende"
nello scialle, quasi crepitante di luce propria. che le cinge le spalle.
Contemporaneo al ritratto, e datato 1925, è Chiostro a Castellarquato,
località, quest'ultima, particolarmente amata dal D'Andrea, qui
effigiata in un suo famoso scorcio nell'ausilio di squillanti scelte
cromatiche

Altra
redazione pittorica degna di nota che riguarda la detta località
si conserva presso gli eredi dell'architetto Giulio Arata, rammentando
altresì che nella stessa raccolta si trova un interessante dipinto
che raffigura la lunga scalinata che dà ingresso alla piazza
principale

A tali immagini architettoniche si collega senza dubbio anche la bella
Veduta in cui s'impone il violetto dei glicini che adornano la
facciata dell'edificio in primo piano e della quale si conservano in
collezione privata numerosi disegni ad essa relativi.

E'
dagli anni Venti che per il D'Andrea ha inizio una profonda amicizia
con quel Carlo Rizzarda, nativo di Feltre, che proprio in quegli anni
sulla scia del Mazzucotelli si è affermato come uno degli artisti
del ferro battuto più apprezzati di Milano.
Dal 1927 la casa milanese di Carlo Rizzarda, sita in via Castel Morrone,
diviene luogo d'incontro per artisti, critici ed appassionati della
città. A Casa Rizzarda si trovano a colazione o in allegre serate
artisti quali, fra gli altri, Angiolo D'Andrea, Libero Andreotti, Guido
Marussig, Alessandro Mazzucotelli, Michele Cascella e Primo Sinopico,
l'architetto Giulio Ulisse Arata, il critico Ugo Nebbia, la scrittrice
Dora Felisari e tanti altri esponenti del mondo culturale meneghino54.
Incontri, nel domicilio del celebre artista del ferro, che sono stati
ben lumeggiati nel 1957 in uno scritto, da cui ben traspare il sapore
di quel tempo, di Guido Marussig55.
I rapporti di Angiolo col Rizzarda sono peraltro testimoniati dal testamento
di quest'ultimo in cui l'amico di Rauscedo è tra le persone a
cui destina una sua opera. Vincoli amicali attestati anche dall' auspicio
dell'artista feltrino che il D'Andrea potesse far parte della commissione
preposta alla gestione della Galleria d'Arte Moderna di Feltre nata
per propria volontà56.
Ulteriore conferma dei rapporti di amicizia intercorsi fra i due artisti
è data da due belle inferriate in ferro battuto che tuttora adornano
la casa natale del D'Andrea a Rauscedo57
e dalle quattro opere dal pittore friulano donate all'amico ed ora conservate
nella galleria feltrina58.
I
quattro dipinti di Feltre, tutti di soggetto floreale, confermano la
passione riposta dal pittore per tale argomento
. Fra i dipinti conservati nella galleria veneta ci sembra utile evidenziare
la pregevole Natura morta,
recentemente acquisita al catalogo di Angiolo, preziosissima nella brillante
resa del vaso di cristallo in primo piano con le vitree sfaccettature
che assurgono al ruolo di splendenti tessere di luce.

Nella
produzione del pittore friulano si contano moltissime opere riproducenti
vasi di fiori o nature morte dove è comunque preminente siffatta
iconografia
. I fiori del D'Andrea travalicano la consueta raffigurazione e sempre
s'impongono per la forza del colore, squillante e succoso, quasi sempre
affiancati da oggetti, di frequente propri dell'artista quali quadri
e tubetti di colore, in ben equilibrate e riuscite composizioni.

Di
particolare rilevanza per ciò che concerne l'attività
espositiva di Angiolo è la personale che nel 1926 gli viene allestita,
assieme a Bice Visconti, Primo Sinopico, Giuseppe Graziosi e Carlo Rizzarda,
a Milano presso la Galleria Pesaro59.
L'esposizione, che fa il punto sulla produzione dell'artista friulano
esibendo in buona parte quanto da egli espresso in ambito sacro e paesaggistico,
rappresenta sicuramente una tappa significativa della sua carriera.
Assai godibile è la descrizione che il Torriano, estensore del
catalogo, fa dello studio del pittore: "Angiolo D'Andrea bisogna
vederlo nel suo studio, pur che s'abbia la fortuna di farsi aprire.
Rinvolto nel camiciotto color cece, uno zucchetto di seta nera in capo,
il viso affabile e sorridente, l'artista v'introduce fra la bizzarra
confusione in mezzo a cui lavora. Quadri pennelli colori disegni carte,
non dico: e poi ogni sorta di cose a catafascio: una sedia barocca,
uno scaffaletto antico, un tavolino sgangherato, qualche vetro di Murano,
alcuni fiori bellissimi, ninnoli, stampe, sigarette, scodelline, tazze,
volumi accatastati, ceramiche preziose, libri vecchi e rari, un cartoccio
con del granoturco: e, fuori dell'ampia vetrata, sul terrazzino soleggiato,
un branchetto di piccioni che accorrono tubando al richiamo del pittore...60.
A
questo periodo va pure riferito un vigoroso Autoritratto, reso
nell'ausilio di una materia pittorica densa e corposa
e senz'altro da accostare per l'arguta resa fisiognomica che lo configura
allo spirito dello scritto di cui sopra.

Ricordato
che nel 1933 a Milano l'artista presenzia alla Quarta Mostra del Sindacato
Regionale Fascista con l'opera Dal Durino sud-est61,
si evidenzia come lavoro di particolare importanza quello atteso nel
1935 per il Nuovo Ospedale Maggiore di Milano per il quale il pittore
di Rauscedo disegna i cartoni per sei vetrate da porre nella Cappella
ed altre due raffiguranti edifici della struttura medica
da destinarsi a decoro del Salone dei Benefattori.

Questa
importante commissione fu probabilmente mediata dall'architetto Arata
progettista del nuovo nosocomio milanese63.E'
da rimarcare come dalla metà degli anni Trenta si assiste ad
un sostanzioso calo dell'attività espositiva dell'artista. Le
scarse simpatie di Angiolo D'Andrea per il regime fascista non devono
avergli giovato in termini di amichevoli attenzioni da parte degli organi
istituzionali ed i mutati gusti del pubblico, oramai compreso nell'imperante
gusto del "Novecento", paiono essere i motivi principali di
questa riduzione d'interesse per la sua opera. Transitata attraverso
le istanze futuriste, la pittura milanese, scandita nel corso degli
anni nel sintomatico passaggio di un Carrà dal primitivismo alla
metafisica, approda alle consolidate cifre formali del Novecento. In
Italia l'arte si riprende la tradizione classica attraverso una rilettura
dei valori cromatici specifici della pittura del primo Rinascimento
ed una manifesta tensione narrativa. Già dal 1922 a Milano il
gruppo dei "Sette pittori del Novecento" (Bucci, Dudreville,
Funi, Malerba, Marussig, Oppi e Sironi), costituito nel gusto di Margherita
Sarfatti, è impegnato nella riproposizione di un nuovo classicismo
promosso ed aiutato dagli ambienti colti delle gerarchie fasciste. Nell'arte
vi è un ritorno all'ordine ed al monumentale, la magniloquenza
e il richiamarsi alla tradizione propria del mondo classico sono le
componenti che decisamente meglio si prestano agli enfatici ideali del
regime64.
Pur oramai compreso in un'arte definita attardata, per l'artista friulano
non mancano la stima e la benevolenza che gli vengono conferiti da uomini
della cultura milanese e lombarda. Fra questi ci sembrano utili da ricordare
i nomi di Giulio Caprin traduttore e critico letterario del Corriere
delle Sera e del Vescovo Antonino Arata. Come già si ha avuto
modo di asserire fu un rapporto di amicizia assai saldo quello tra l'artista
e Antonino Arata come ben documenta una lettera dal Vescovo inviata
al D'Andrea nella Pasqua del 1938 da Riga65.
Dalla missiva si evince peraltro come il D'Andrea avesse eseguito per
il prelato lo stemma vescovile e l'ex-libris.
Nel
1941 Angiolo D'Andrea è colto da grave malattia invalidante,
inibito a lavorare e bisognoso di cure decide di tornare nella sua Rauscedo.
Dal paese natìo, dove faticosamente continua a dipingere nei
limiti imposti dall'invalidità, per
circa un anno, fino alla sua dipartita, tiene una fitta corrispondenza
con l'amico Riccardo Fontana66
che cura i suoi interessi a Milano.
Da
tale epistolario, conservato in raccolta privata, si possono desumere
varie notizie utili a definire l'ambiente artistico e collezionistico,
nonché il locale artigianato, della Milano di quegli anni. L'architetto
Giulio Ulisse Arata, il critico Giulio Caprin, l'imprenditore Ugo Fiaccadori,
l'arredatore Giulio Sichirollo e il corniciaio Arturo Tagliati sono
i nomi che maggiormente ricorrono nella detta corrispondenza.In queste
lettere, massimamente comprese in notizie di quadri venduti e di spese
da sostenere, si percepiscono chiaramente le difficoltà economiche
in cui versava l'artista, ma altrettanto esplicitamente si rende nota
l'esistenza di forti legami tra lui ed un gruppo di amici che disinteressatamente
si adoperarono a suo favore.
Di Giulio Sichirollo, commerciante milanese di arredi, esistono due
missive inviate nell'agosto del 1941 al D'Andrea in cui si da conto
di alcune opere vendute per conto dell'artista tra le quali una tavola
con Fiori67. Una lettera
datata 23 dicembre 1941 rappresenta la prima con cui lo scultore Riccardo
Fontana inizia a curare gli interessi di Angiolo in Milano, in essa
viene data ragione di alcuni quadri venduti o in procinto di esserlo:
Il lago visto da Cadegliano, Burano, Madonnina, Gladioli,
Primule e Astri.
Pochi giorni dopo la lettera del Fontana, precisamente il 27, è
il Direttore della Galleria d'Arte Moderna di Milano Mario Bezzola ad
avvertire il pittore di Rauscedo che, come già usufruiva del
Sussidio Briani, potrebbe, date le sue precarie condizioni di salute,
giovarsi di una sovvenzione della Fondazione Alessandro Durini organo
preposto a soccorrere gli artisti milanesi in difficoltà68.Nel
febbraio del ‘42 è il critico Giulio Caprin a scrivere
ad Angiolo, dandogli notizia di aver accettato di comperare un quadro
e di volerne acquistare un altro69.
Il mese dopo è Riccardo Fontana, tra le altre nuove, a proporre
al D'Andrea una mostra d'arte sacra da farsi a Milano in un nuovo spazio
espositivo appena inaugurato70.
Una lunga lettera del Fontana datata 5 aprile rammenta ad Angiolo le
richieste della padrona della sua casa milanese, altre spese da sostenere
e i quadri venduti. Lo scultore avverte il D'Andrea di avere, come da
suo desiderio, redatto un elenco di tutte le opere che si trovano nello
studio di via Melloni nella speranza di poterle vendere in blocco. Il
Fontana rinnova anche il suo desiderio di allestire una mostra delle
opere sacre del D'Andrea con la possibilità di avvalersi di una
critica del Caprin sul Corriere delle Sera e, nei favori del Vescovo
Antonino Arata, delle raccomandazioni di Padre Gemelli al tempo Rettore
Magnifico dell'Università Cattolica di Milano71.Il
30 maggio è di nuovo il Sichirollo a scrivere all'artista rendendo
noto che sia una Madonnina che ha per sfondo un laghetto che
una Madonnina con cornice color caffellatte lavorata in stile
barocco dal Tagliati possono verosimilmente essere vendute.Trascorrono
alcuni mesi e il 7 novembre è di nuovo il Fontana a scrivere
che, come d'accordo con l'amico, è riuscito a vendere ad un collezionista
di Roma l'intero fondo di dipinti esistenti nello studio milanese del
D'Andrea.
Alla missiva lo scultore allega l'elenco di tutte le opere vendute,
si tratta di ben 108 dipinti equamente suddivisi tra soggetti floreali,
opere sacre e paesaggi72.
Il 10 novembre 1942 muore Angiolo D'Andrea. gettando nel comprensibile
sconforto amici e conoscenti come peraltro si arguisce da molte lettere
e telegrammi inviati alla famiglia, tra questi messaggi di cordoglio
si ricordano quelli inviati da Giulio e Marinella Arata, da Riccardo
Fontana e da Carlo Bazzi.
Dopo la dipartita dell'artista le successive missive vengono inviate
ai suoi familiari. Tre lettere di Riccardo Fontana scritte tra i mesi
di novembre e dicembre rendicontano su quanto era rimasto nello studio
di Angiolo, su piccoli conti rimasti in sospeso e il rispetto del desiderio
di Angiolo di destinare a suo ricordo due quadretti raffiguranti Castellarquato
all'Arcivescovo Arata e, per questi, dati dal Fontana al fratello
l'architetto Giulio73.
Nell'aprile del '43 il Fontana scrive al Podestà di San Giorgio
della Richinvelda chiedendo ufficialmente a questi il permesso di poter
eseguire un monumento funebre da collocarsi nel cimitero di Rauscedo
a ricordo del D'Andrea. A tale richiesta lo scultore unisce una nota
sulla vita e l'opera dell'amico74.
L'opera del Fontana trovò compimento ed omaggia nel cimitero
di Rauscedo le spoglie mortali di Angiolo D'Andrea.

Realizzata
in marmo ed eseguita a Pietrasanta, l'opera del Fontana è formata
da un alto basamento recante nella parte anteriore un medaglione bronzeo
col ritratto dell'artista e culminante in una figura femminile che tiene
tra le braccia una tavolozza a simboleggiare la musa dell'arte. Del
lavoro dello scultore lombardo si conserva in collezione privata quel
progetto preparatorio che fu presentato al locale Podestà, disegno
accettato dalle autorità e quindi realizzato assecondando quasi
per intero l'idea originale.Tra il 1947 e il 1948 due lettere del collezionista
romano e del Tagliati definiscono la destinazione di un Autoritratto
con tavolozza del D'Andrea, opera che allora recava sul retro un
soggetto floreale e quindi segata nel senso dell'altezza con la parte
effigiante il pittore che viene inviata ai familiari di questi75
.
Dalla
lettera proveniente da Roma si evince, peraltro, anche il desiderio
di realizzare un catalogo delle opere di Angiolo e di organizzare una
grande mostra retrospettiva del pittore a Milano, aspirazioni però,
per motivi a noi non noti, rimaste senza trovare realizzazione. Di questo
consistente numero di quadri di Angiolo D'Andrea non se ne ha più
traccia, probabilmente la raccolta venne dispersa e le opere, di frequente
non firmate dall'artista o riconoscibili solo dal monogramma ADA, sono
emigrate in ogni dove, magari oggi esposte in qualche galleria pubblica
o raccolta privata dove attendono di essere ricondotte alla loro paternità
artistica. Di esse solo alcune se ne conoscono, magari nell'ausilio
di una riproduzione fotografica dell'epoca come, ad esempio, Gratia
plena e Neve a Rauscedo paesaggio, questo, d'incantato lucore.

Opere, quelle ma non solo, che potrebbero meglio definire la vicenda
espressiva di un artista degno di essere ricordato e collocato nel mare
magnum della pittura italiana del Novecento al posto che gli compete.
Ma da quanto fin quì asserito e per quello che si è potuto
per ora presentare della sua opera, il lavoro di Angiolo D'Andrea è
già decisamente meritevole di ogni considerazione tanto da farlo
ritenere a buona ragione una gloria artistica del nostro Friuli, ma
anche da stimare come apprezzato artefice di una capitale dell'arte
quale fu sicuramente la Milano dei primi decenni del ventesimo secolo.
Della
sua arte ci piace ricordare l'afflato mistico e la forza del colore,
in specie nella raffigurazione del particolare, sicuri come siamo che
negli intendimenti di una pittura-pittura il rosso di un petalo, il
verde brillante di una chioma d'albero ed il violetto di un glicine,
fissati su apposito supporto, custodiscano senz'altro l'estro di un
pennello di assoluto valore.
Note
1
Per una disamina del periodo in Friuli Venezia Giulia cfr.
L. DAMIANI, Arte del Novecento in Friuli - 1. Il Liberty e gli anni
venti, Udine 1978; V. GRANSINIGH, Pittura e scultura fra
tradizione e innovazione nel periodo postunitario in Friuli, in
Tradizione e modernità nell'arte friulana tra fine Ottocento
e primo Novecento, a cura di I. Reale, Udine 1999, pp. 23-48. Sulle
esposizioni friulane, segnatamente udinesi, riguardanti anche il periodo
in questione cfr. I. REALE, L'arte in mostra: mezzo secolo di esposizioni
a Udine, in Le arti a Udine nel Novecento, a cura di I. Reale,
catalogo della mostra di Udine, Venezia 2001.
2
Su Jacopo D'andrea cfr. S. ALOISI - V. GRANSINIGH, Jacopo D'Andrea
un pittore friulano dell'Ottocento a Venezia, San Giorgio della
Richinvelda (Pn) 1996 (con precedente bibliografia).
3
Su Giuseppe Basso cfr. G. BERGAMINI, Momenti d'arte nel Comune di
San Giorgio della Richinvelda, in S. Giorgio della Richinvelda
un comune e la sua gente. storia-arte-cultura, San Giorgio della
Richinvelda (Pn) 1993, p. 54.
4
BERGAMINI, Momenti d'arte..., cit., 1993, pp. 51-52;
P. GOI, La Chiesa di Rauscedo. Appunti per una storia, in "Voce
Amica", numero speciale 1° centenario della Parrocchia, 1994,
pp. 11-15.
5
A. FORNIZ, Il travaglio dell'arte nella temperie ottocentesca,
in Pordenone. Storia, arte, cultura e sviluppo economico delle terre
tra il Livenza e il Tagliamento, Torino 1969, pp. 284-285; G. M.
PILO, Michelangelo Grigoletti e il suo tempo, catalogo della
mostra di Pordenone, Milano 1971, p. 194; L. LUCHINI, La Pieve di
S. Giorgio della Richinvelda (Plebs de Cosa), Pordenone 1980, pp.
37-38; BERGAMINI, Momenti d'arte..., cit., 1993, p. 50.
6
GOI, La Chiesa di ..., cit., 1994, pp. 13-14.
7
M. NONO, Luigi Nono nell'Arte e nella vita 1850-1918,
Firenze 1990, p. 58.
8
BERGAMINI, Momenti d'arte..., cit., 1993, pp. 52-53.
9
Camillo Boito (Roma 1836 - Milano 1914), fratello di Arrigo, esponente
della "Scapigliatura" milanese fu architetto, critico d'arte
e letterato. Dal 1860 al 1908 ebbe la cattedra di architettura all'Accademia
di Brera. Fu propugnatore, in antitesi all'eclettismo architettonico
allora in auge, di un deciso ritorno alle antiche forme e, per quel
che concerne il restauro, sostenne l'importanza della stratificazione
storica. In campo letterario è particolarmente conosciuto per
il racconto Senso dal quale Luchino Visconti trasse nel 1954
l'omonimo film.
10
Una raccolta completa della rivista "Arte Italiana decorativa
e industriale" si conserva a Venezia presso la Biblioteca Marciana.
Dalla compulsazione di tale prestigioso periodico si rammenta l'esistenza
di disegni di Angiolo D'Andrea effigianti vedute e particolari architettonici
riguardanti, tra gli altri, i luoghi di Bagnoli Irpino, Bergamo, Bianzano,
Brescia, Cremona, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Emilia, Torre Boldone
e Urbino.
11
R. PANTINI, Disegnatori italiani: Angiolo D'Andrea,
in "Emporium", LV, 326, 1922, pp. 84-92.
12
Sulle rassegne di Brera cfr. S. REBORA, Le "Biennali di Brera":
la continuità dell'accademia e il dialogo con l'avanguardia,
in Arte a Milano 1906-1929, a cura di P. Biscottini, catalogo
della mostra, Milano 1995, pp. 21-29. Sulle esposizioni milanesi tra
Otto e Novecento anche E. PICENI-M. CINOTTI, La pittura a Milano
dal 1815 al 1915, in Storia di Milano, XV, Milano 1962;
Le Arti a Milano 1815-1915, catalogo della mostra, Milano 1994.
13
Sul movimento divisionista a Milano cfr. A. SCOTTI TOSINI, Milano
tra primo e secondo divisionismo, in Arte a Milano 1906-1929,
a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra, Milano 1995, pp. 77-93.
In generale si veda almeno L'età del Divisionismo, a cura
di G. Belli e F. Rella, Milano 1990.
14
A. MORBELLI, Lettera a Virgilio Colombo, aprile-maggio 1895,
in Archivi del divisionismo, a cura di M. T. Fiori, Roma 1968,
p. 124.
15
Per un approfondito sguardo d'assieme sulla pittura a Milano nella prima
metà del Novecento cfr. G. ANZANI - C. PIROVANO, La pittura
del primo Novecento in Lombardia (1900-1945), in La pittura in
Italia. Il Novecento/1 1900-1945, I, a cura di C. Pirovano, Milano
1992, pp. 85-241. 16
Sulla diffusione delle arti decorative a Milano cfr. A.
PICA, Le arti decorative a Milano 1915-1945, catalogo della mostra,
Milano 1970; M. AMARI, Le arti decorative a Milano: dall'artista-artgiano
all'architetto-designer, in Arte a Milano 1906-1929, a cura
di P. Biscottini, catalogo della mostra, Milano 1995, pp. 241-251. In
generale cfr. M. QUESADA, Le arti decorative dall'Unità al
fascismo, in Le arti minori d'autore in Italia dal 1900 al 1930,
Bari 1985.
17
Società Belle Arti. Esposizione Permanente di Milano. Esposizione
di Primavera e Mostra postuma delle Opere dello scultore Felice Bialetti,
catalogo della mostra, Milano 1907.18
Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della
mostra, Milano 1910
19
Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della
mostra, Milano 1912.
20
Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della
mostra, Milano 1914.
21
G. U. ARATA, Esposizioni d'arte: la mostra nazionale di «Brera»,
in "Emporium", 239, novembre 1914, pp. 371-372.
22
"Io Ugo Nebbia scrissi e lo diedi a d'Andrea per omaggio il
giorno 20 Agosto 1914 quando i Tedeschi hanno preso Bruxelles".
La dedica di Ugo Nebbia appare su di un fascicolo di "Emporium"
(anno VII, volume XIII, maggio 1914, n. 77, p. 120), che si conserva
da privati, a chiusura dell'articolo dello stesso La prima mostra
delle "Nuove tendenze" a Milano.
23
Il celebre locale fu inaugurato nel 1867 contemporaneamente alla Galleria
Vittorio Emanuele, divenendo in breve il locale simbolo della cultura
milanese. Fu il locale preferito da Verdi, Toscanini, Dudovich, Carrà
e Boccioni e proprio quest'ultimo nel 1910 vi ambienta al suo ingresso
la celebre Rissa in Galleria. All'interno si possono ammirare
oltre ai mosaici del D'Andrea i lampadari di Alessandro Mazzucotelli
e gli intarsi del bancone opera di Eugenio Quarti. Sulla storia del
locale e dei suoi arredi cfr. O. CHIARI, Campari Zucca Miani: 135
anni di storia milanese, Ottavio Capriolo (Mi) 2001.
24
Il mosaico del D'Andrea è citato in ANZANI - PIROVANO, La
pittura del primo..., cit., 1992, pp. 100, 102 (fig. 140). Sulla
diffusione del Liberty in Italia ed i suoi influssi negli anni
successivi è sempre essenziale R. BOSSAGLIA, Il Liberty in
Italia, Milano 1968.
25
Società per le Belle Arti ed esposizione Permanente di
Milano, catalogo della mostra, Milano 1915.
26
PANTINI, Disegnatori..., cit., 1922, pp. 87, 90, 92.
27
PANTINI, Disegnatori..., cit., 1922, p. 87.
28
Gli otto disegni sono stati di recente esposti nella mostra di Trento
Montagne dipinte, proposta dal Museo d'arte moderna e contemporanea
di Trento e Rovereto e curata da Gabriella Belli.
29
PANTINI, Disegnatori..., cit., 1922, pp. 84, 87, 90, 92.
30
Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della
mostra, Milano 1918.
31
G. U. ARATA, L'architettura attraverso l'arte dei pittori. I. - Angiolo
D'Andrea, in "Vita d'Arte", 131-132, novembre-dicembre
1918, pp. 106-110.
32
VIII Esposizione Annuale della Associazione degli Acquarellisti Lombardi,
catalogo della mostra, Milano 1919.
33
Società Promotrice delle Belle Arti di Torino. Esposizione
Nazionale di Belle Arti. Autunno 1919, catalogo della mostra, Torino
1919.
34
In quel che rimane della biblioteca di Angiolo D'Andrea sono evidenti
i molteplici interessi dell'artista. Fra i volumi che ancora si conservano
molte sono le monografie di antichi maestri e di autori a lui contemporanei.
Numerosi sono anche i periodici dell'epoca, quali intere annate di "Emporium",
i libri di arti applicate ed i cataloghi d'asta di libri antichi.
Proprio alcuni preziosi volumi, a spiegare sicuri interessi bibliofili
da parte del proprietario, meritano una breve elencazione: Guido e Filippo
Rangoni, Paradossi per pratticare la Prospettiva..., Bologna,
Gioseffo Longhi, 1683; Gian Giuseppe Liruti, Notizie di Gemona
antica città del Friuli, Venezia 1771; Fabio di Maniago,
Storia delle Belle Arti Friulane, Venezia, Giuseppe Picotti,
1819; Francesco Cocchi, Lezioni di Prospettiva Pratica e Regole Abbreviatrici
per disegnare le Scene seguite da un facile metodo per la prospettica
collocazione delle figure ne' quadri di storia, Bologna, Società
Tipografica Bolognese, 1851.
35
Si ricorda che una replica autografa del Van Dyck di New York si conserva
in South Carolina presso la Bob Jones University Collection di Greenville
cfr. E. LARSEN, L'opera completa di Van Dyck. 1613-1626, Milano
1980, pp. 111-112..
36
Esposizione Nazionale d'Arte di Milano, catalogo della mostra,
Milano 1920; E. SOMARE', Esposizioni di Milano, in "Il
Primato Artistico Italiano", 7, 15 settembre - 15 ottobre MCMXX,
1920, pp. 14-16.
37
G. U. ARATA, Angiolo D'Andrea, in Mostra individuale di Aldo
Carpi e Angiolo D'Andrea, catalogo della mostra, Galleria Pesaro,
Milano 1920, pp. 13-19; C. P., Mostra alla Galleria Pesaro di Aldo
Carpi e di Angiolo D'Andrea, in "Arte Cristiana", 2, 1920,
pp. 61-62; E. SOMARE', Mostre personali dei pittori Aldo Carpi e
Angiolo D'Andrea, in "Il Primato Artistico Italiano",
2, febbraio-marzo MCMXX, 1920, pp. 44-45.
38
Sull'Arata essenziale (con precedente bibliografia): F. MANGONE, Giulio
Ulisse Arata. Opera Completa, Napoli 1993.
39
A. CURTI, l'arte a Milano, in "Arte Cristiana", 9-10,
1920, pp. 190-191.
40
La Fiorentina Primaverile. Prima Esposizione Nazionale dell'opera
e del lavoro d'arte nel Palazzo delle Esposizioni al Parco S. Gallo,
Catalogo della mostra, Firenze 1922.
41
Una dedica del pittore posta in basso a sinistra del quadro: per
Ant. Arata Arc. di Sardi questo Varzi di Don Antonino offro afferma
che l'opera fu da questi donata all'illustre prelato. Sul dipinto cfr.
F. ARISI - L. MEZZADRI, Arte e storia nel Collegio Alberoni di Piacenza,
Piacenza 1990, p. 364.
42
Catalogo della XIII Esposizione Internazionale d'Arte della Città
di Venezia, catalogo della mostra, Milano 1922.
43
F. SAPORI, La XIII Esposizione Internazionale d'Arte a Venezia. Gli
italiani, in "Emporium", LVI, 331.
44
Esposizione Nazionale d'Arte di Milano, catalogo della mostra,
Milano 1923.
45
La Quadriennale. Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino. Primavera
1923, catalogo della mostra, Torino 1923.
46
Esposizione Nazionale d'Arte di Milano, catalogo della mostra,
Milano 1923.
47
Seconda Esposizione Internazionale dell'Acquarello, catalogo
della mostra, Milano 1923.
48
D. G. POLVARA, Angiolo D'Andrea, in "Arte Cristiana",
7-8, 1926, pp. 206-214.
49
POLVARA, Angiolo..., cit., 1926, pp. 208-209.
50
Sull'opera cfr. Due illustri conterranei, in Foto d'archivio.
La comunità di S. Giorgio della Richinvelda tra l'Ottocento e
il Novecento, San Giorgio della Richinvelda (Pn) 1985; S. ALOISI,
La vita e le opere di architetti, scultori e pittori nel Friuli Occidentale
dal Rinascimento al Novecento, Pordenone 1993, p. 123; BERGAMINI,
Momenti d'arte..., cit., 1993, p. 54.
51
POLVARA, Angiolo..., cit., 1926, p. 206.
52
Del dipinto di Comerio è stato tratto un coevo Santino di cui
si conserva un esemplare in Friuli presso un privato.
53
Una raffigurazione del chiostro è riprodotta su "La Festa",
anno III, 15, Pasqua 1925. Un'altra redazione, dall'inverso punto di
vista, si conserva presso gli eredi dell'architetto Giulio Arata.
54
Cfr. N. COMAR, Carlo Rizzarda e la sua collezione: la ricchezza della
disomogeneità, in La Collezione Rizzarda. Dal secondo
Ottocento alle arti decorative degli anni Venti, a cura di N. Comar,
catalogo della mostra di Feltre, Milano 1996, pp. 15-40.
55
Testimonianza di Guido Marussig in La Collezione Rizzarda.
Dal secondo Ottocento alle arti decorative degli anni Venti, a cura
di N. Comar, catalogo della mostra di Feltre, Milano 1996, pp. 179-180
.56
Testamento di Carlo Rizzarda, in Carlo Rizzarda 1883 - 1931
e l'arte del ferro battuto in Italia, a cura di A. P. Zugni-Tauro,
atti del Convegno nazionale C. Rizzarda e l'arte del ferro battuto
negli anni venti-trenta, Feltre 1983, Feltre 1987, pp. 57-59.
57
Due foto d'archivio, conservate in collezione privata, raffiguranti
le grate recano sul retro il timbro del laboratorio milanese di Carlo
Rizzarda.
58
La Collezione Rizzarda. Dal secondo Ottocento alle arti decorative
degli anni Venti, a cura di N. Comar, catalogo della mostra di Feltre,
Milano 1996, pp. 118-119, 158, cat. nn. 54, 55, 56, 184 (l'ultima opera
è in questa pubblicazione ritenuta di anonimo pittore, solamente
ora è stata ricondotta da Lanza al pennello di Angiolo D'Andrea).
59
M. BARILLI, La vita degli artisti - Alla Galleria Pesaro, in
"Il Sabaudo", 6 maggio 1926; G.E.M., Mostre milanesi -Visconti-D'Andrea-Sinopico-Graziosi-Rizzarda-Morelli,
in "La Fiera Letteraria", 9 maggio 1926; POLVARA, Angiolo...,
cit., 1926, p. 207; P. TORRIANO, Cronache milanesi, in "Emporium",
LXIII, 377, 1926, pp. 322-323; P. TORRIANO, Mostra individuale dei
pittori Bice Visconti, Angiolo D'Andrea, Primo Sinopico, dello scultore
Giuseppe Graziosi e dei ferri battuti di Carlo Rizzarda, catalogo
della mostra, Milano 1926.
60
TORRIANO, Mostra individuale dei pittori..., cit., 1926.
61
IV Mostra del Sindacato Regionale Fascista delle Belle Arti di Lombardia,
catalogo della mostra, Milano 1933.
62
Angiolo D'Andrea - Cartoni per le vetrate della Cappella del nuovo
Ospedale di Milano, in "Rassegna di Architettura", anno
VII, dicembre 1935, p. 453; M. DELLA PORTA, Il Nuovo Ospedale Maggiore
di Milano, Milano 1939, pp. 48, 59.
63
S. SPINELLI, La Ca' Granda 1456-1956, Milano 1956, pp. 424-425.
64
Sul movimento del "Novecento" almeno cfr. R. BOSSAGLIA,
Il "Novecento Italiano", Soria, documenti, iconografia,
Milano 1979; Letteratura-Arte Miti del ‘900, a cura di
Z. Birolli, Milano 1979; Mostra del Novecento italiano (1923-1933),
catalogo della mostra, Milano 1983.
65
Riga, giovedi Santo 1938Carissimo... Angelo mio, un
cordialissimo augurio pasquale che ti troverà o tra i tuoi capolavori
(uno dei quali voglio accaparrarmi in tempo relativamente breve) o tra
il rivverdire dall' ... S. Antonino di Piacenza se ti avrà preso
il gusto di andare a fare una partita a bocce. In questo caso t'invidio.
A parte t'invio, raccomandato, il n° dell'Emporium che mi hai favorito:
Pontini ti ha studiato e capito molto bene (a proposito: mi sai indicare
il suo indirizzo?); dovrebbe, però, "aggiornare„
i suoi giudizi e misurare tutta la strada che hai compiuto da allora
- con passi giganti - fino ad oggi. Scriverebbe un articolo magnifico.
- Senti: ti chiederei uno ... sforzo: vuoi inviarmi gentilmente il disegno
definitivo - con la variante della Croce - per lo stemma e per l'ex-libris?
Te ne sarei gratissimo: debbo provvedere, senza ritardi, per la stampa.
Grazie di cuore. Vi abbraccio. tuo Antonino
66
Il nome di Riccardo Fontana non risulta compreso in nessun repertorio
conosciuto riguardante gli scultori italiani tra Otto e Novecento. Nondimeno
dalle carte consultate emerge che fu artista di certo pregio come peraltro
risulta dalla stele eseguita per il cimitero di Rauscedo. E' inoltre
acclarato che il Fontana aveva titolo di Professore, possedeva un stabilimento
in Milano per la lavorazione del marmo e aveva la propria residenza
a Comerio nella provincia di Varese. 67
Le lettere sono datate rispettivamente 5 e 18 agosto 1941.
68
Milano 27 dicembre 1941 XX° Galleria
d'Arte Modernavia Palestro, 8 (Villa Reale)Caro D'Andrea,Mi ha recato
grande dispiacere la notizia delle tue precarie condizioni di salute
e ti faccio i miei migliori auguri per una completa guarigione.Non preoccuparti
per il sussidio Briani; tu sarai proposto anche quest'anno e a maggior
ragione di prima.Sarà ad ogni modo opportuno, perché io
possa meglio documentare la proposta, che tu mi spedisca un certificato
medico riguardante le tue condizioni attuali.Spero che verso febbraio
tu possa ricevere il modesto aiuto.Sarebbe però bene che tu inviassi
subito una istanza alla "Fondazione Alessandro Durini" via
Fontana N°. 18 Milano, per chiedere di esser preso in considerazione
per una borsa di soccorso. Detta Fondazione, che ha iniziato solo quest'anno
la sua attività, dispone di larghi mezzi a favore di pittori
e scultori vecchi e poveri ed i suoi sussidi annui possono arrivare
anche ad un massimo di L. 8000.Il termine per la presentazione delle
domande è già trascorso ma io credo che, per il caso tuo,
non faranno della burocrazia; è importante che nella tua domanda,
oltre ad accennare le tue condizioni di salute ed all'età, tu
faccia risultare che per circa trent'anni hai avuto studio a Milano
prendendo attivissima parte alla vita artistica.Saluti cordialissimi.Mario
Bezzola
69
Milano 9 febbraio 42 Caro d'Andrea,Ti ringrazio della
tua lettera che, anche se scritta da mano altrui, esprime serenità
di spirito e fiducia.Con mia moglie, Arata e Fontana ho ricevuto i tuoi
quadri e ho scelto intanto i "Re Magi". Oggi stesso ho versato
a Fontana, in tuo conto, le duemilacinquecento lire da te proposte.Poiché
mia moglie si è innamorata anche della "Madonnina"
con tanta luce d'alba, vorrebbe acquistare, per conto suo, anche questa.
Fontana mi ha fatto sperare che, tenendo conto della nostra intenzione,
tu voglia, per la Madonna accettare 1500 lire invece delle 1700 richieste.
Ne saremmo felici.Di cuore auguriamo di rivederti presto a Milano; meglio
ancora, a stagion buona, nella mia casa di campagna fiorentina, dove
le opere tue saranno allogate insieme con alcuni buoni quadri, antichi
e moderni.Abbi intanto i saluti affettuosi del tuoGiulio Caprin
70
Milano, 23 Marzo 1942Caro Angiolo Ricevo ora la tua
cartolina, che attendevo da tempo, per Bazzi, stà bene, oggi
spedirò lire Mille a Nalesco.Al tuo telegramma per la vendita
dei tre quadri avrei combinato se avevo il prezzo e non dovevo attendere
tua risposta. Ma bastarono tre giorni perché il Cliente andasse
alla sera stessa da Geri ed all'Asta acquistò altri dipinti,
arrivato io col tuo telegramma si scusò e tutto finì.
Ora ce' un nuovo salone presso il convento dei frati in piazza S. Angelo
(Nuovo convento disf. da Muzio) c'e un esposizione d'Arte Sacra, io
vorrei esporre quella Visitazione che si trova da Tagliati, anzi si
parlerà col padre adatto se fosse possibile una tua mostra personale
di Arte Sacra. Ambiente molto frequentato, Angelicus, da Signori e meriterebbe
di riuscire in questa tua mostra personale. Io mi incaricherò
di tutto se tu sei del mio parere. Solo così potremo valorizzare
e fare qualche vendita dei quadri sacri. S'intende che quei quadri che
tu non ti vuoi staccare resteranno solo come mostra. C
e' da rispondermi in merito alla nota della padrona di casa, ce' un
conticino dal corniciaio, e di Tagliati, ce' un fotografo che desidera
il saldo di fotografie L. 50, continuerò la vendita dei tuoi
quadri e spero di poterti essere utile ancora. Speriamo in altre vendite,
Ma! non è cosa facile. Dammi l'autorizzazione per l'esposizione
dei quadri religiosi. Se si farà interesseremo Caprin per il
Corriere, e così faremo una cosa seria, e che possa portarti
utile, fin che stanno in studio non si fà nulla!
Il
spero in una tua guarigione ed in una prossima buona stagione abbracciati
e saluti anche dalla mia Signoratuo RiccardoGli Arata sono partiti per
PiacenzaUgo Fiaccadori
71
...Dato il nuovo intervento per la vendita in blocco,
non credetti esporre il quadro Visitazione alla Mostra d'Arte Sacra
al Salone Liceum, e questo perché voglio farti una Mostra
personale di tutti i quadri d'Arte Sacra, (Riservandoti i tuoi) Caprin
mi ha dato la sua adesione e collaborazione pel Corriere. Scrissi a
Don Antonino per una raccomandazione a Padre Gemelli, rettore Magnifico
dell'Università Cattolica, questi mi sarà di molto aiuto
anche per la vendita.Caro Angiolo, se non riesco in un modo tale, i
tuoi quadri d'Arte Sacra resteranno a far tappezzeria nel Tuo studio.
Ti voglio ... la soddisfazione dell'Arte Tua. Voglio che il pubblico
ti conosca.Anche se vendessimo tutti i quadri, gli acquirenti già
ora si obbligano alla mostra personale d'Arte Sacra.Giulio approva il
mio progetto, bisogna fare qualche cosa se vogliamo vendere e darti
la gioia almeno dell'arte tua...
72
Milano, 7 novembre 1942-XXI°
Quadri esistenti nello Studio del Pittore D'Andrea in Milano.
1 tav. - Fiori Astri (70 x 101,10)
2 " - Fiori di campo - papaveri (60 x 0,90)
3 " - Vaso Fiori Camelie (50 x 0,70)
4 " - Viole del pensiero (50 x 0,65)
5 " - Ortensie, ciclamini (60 x 48)
6 Cornice - Vasi bottiglie anemoni (80 x 65)
7 tav. - Vaso bleu ed astri (73 x 52)
8
" - Rose bianche e rosate (75 x 75)
9 Cornice - Vaso e Gigli allo specchio (85 x 100)
10 tav. - Campanule (40 x 50)
11 Cornice - Vasi vetro rose bianche (67 x 90)
12 tav. - Rose con conchiglie (50 x 65)
13 " - Anemoni in vaso (60 x 40)
14 " - Ramo di rose sul terrazzo (75 x 45)
15 " - Bozzetto Orchidee (80 x 70)
16 " - Piatto vetro con Astri ... (81 x 67)
17 " - Gladioli gialli incompleto (70 x 50)
18 " - Fiori di campo (80 x 65)
19 tela - Azzalee con Vaso verde (75 x 80)
20 tav. - Ortensie e Dalie (60 x 80)
21
tela - Bottiglie Conchiglie Garofani (65 x 80)
22 " - Vaso Garofani bianchi (75 x 65)
23 " - Bottiglia gigli su sfondo rosso (100 x 60) dietro
autoritratto
24 - Vaso vetro con dalia cornice (100 x 75)
25 - Vasi con fiori primaverili (90 x 60)
26
- Primule e fiori primaverili (105 x 65)
27 - Tulipani incompleto (52 x 46)
28 - Vaso Murano con pesci e conchiglie (80 x 56)
29 tav. - Fiori di campo (53 x 75)
30 " - Vaso con fiorellini (50 x 75)
31 " - Vaso rosso-bleu con garofani (75 x 60)
32 " - Cassettino con primule e conchiglia (70 x 52)
33 " - Rami di gigli bianchi, Anemoni, Bottiglie (138 x
50)
34 " - Vaso di terra con fiori rossi (95 x 70)
35 tela - Cornice Conchiglie "Il Tesoro" (98 x 85)
36 " - Cornice - Cuscino ceramiche rose (126 x 93)
37 tav. - Fiori (75 x 70)
38 cartone - Aragoste (35 x 43)
39 cornice - Campo con Girasoli (39 x 39)
40 tav. - Fiori Rossi (45 x 36)
41 tela - Settembrini cornice nera (100 x 90)
42 " - Conchiglie (65 x 50)
43 tav. - bozzetto Tulipani - sul cavalletto - (65 x 50)
(Sacri)
44 tav. - Natività cornice (130 x 115)
45 " - Annunciazione (120 x 90)
46 " - Fuga in Egitto -bozzettone- (130 x 130)
47 tela - "Gratia plena" Madonna seduta a piedi di
un albero popolato di Angioli, quadro esposto a Venezia (150 x 115)
48 tav. - Presentazione al Tempio (130 x 115)
49 " - Epifania (cornice) (190 x 100)
50 tela - Riposo in Egitto (200 x 180)
51 tav. - Bozzettone - Adorazione - (120 x 100)
52 " - Presentazione al Tempio (80 x 75)
53 " - Madonna - sfondo lago - incompleto (70 x 70)
54 " - Studio - Madonna - profilo (54 x 54)
55 tav. - Cornice Madonna oro e rosso (55 x 45)
56 tav. - Madonnina - cornice Tagliati - (35 x 25)
57 - Madonnina con frutto e paesaggio (35 x 25)
58 - Madonnina (10 x 20) 59
- Madonnina (20 x 26)
60 tav. - Fuga in Egitto - cornice - (198 X 120)
61
" - Sacra Famiglia (115 x 90)
62 " - Madonna (35 x 42)
63 " - Madonna orante (65 x 42)
64 " - Madonna con Angeli - cornice e vetro - (75 x 75)
65 tela - 2 putti zampognari - cornice - (80 x 80)
66 tav. - Circoncisione - (70 x 43)
67 " - Re Magi - Fontana - (100 x 60)
68 " - Madonna in piedi con Bambino - cornice -
69 " - Visitazione - paesaggio (95 x 75)
70 " - Visitazione (70 x 50)
71 " - Re Magi (146 x 55)
(Paesaggi)
72 tav. - Monte in Sicilia (70 x 40)
73 " - Neve in Valsugana (100 x 75)
74 " - Ulivi (60 x 46)
75 " - Lago di Varsi (75 x 50)
76 " - Castellarquato (100 x 95)
77 " - Gregge in campagna romana (100 x 70)
78 " - Incendio di Telve Valsugana (100 x 78)
79 " - Neve a Rauscedo (78 x 52)
80 " - Milano dai tetti (70 x 50)
81 " - Giardino Arata (75 x 50)
82 " - Chiesa di Murano - cornice - (70 x 48)
83 " - Campidoglio (Il Vittoriano) - (100 x 70)
84 - Paesaggio da Cadegliano (100 x 70)
85 - Olivi in Sicilia (80 x 75)
86 - Lago di Varzi (90 x 60)
87 - Monti in Sicilia (100 x 62)
88 - Chiesa della Steccata a Parma (82 x 65)
89 - Barca sul Lago con figurine (86 x 60)
90 - Lago di Como (100 x 70)
91 - Piante con sfondo di monti (100 x 70)
92 - Egiziana con colombi (80 x 80)
93 - Neve in Valsugana (56 x 37)
94 - Vecchi ulivi in Sicilia (65 x 65)
95 - Via Appia (157 x 70)
96 - Il Lago di Lugano visto da Cadegliano (110 x 95)
97 - Rupe in Sicilia (125 x 95)
98 - Tramonto (150 x 100) 99
-
Bozzetto - cornice - (45 x 38) 100
-
Val d'Aosta (120 x 92) 101
-
Alberi, prato e sfondo monti (65 x 32)
102 - Nemi (75 x 50)
103 - Lago di Varzi (70 x 100)
104 - Scogliera (130 x 75)
105 - Milano visto dai tetti ((120 x 100)
106 - Monte con neve (120 x 90)
107 - Val d'Aosta (105 x 90)
108 - Milano visto dai tetti (130 x 100)
73
Lettere datate 12 novembre, 23 novembre e 9 dicembre 1942.
74
Illustre Sig. Podestà di Rauscedo della Richinvelda
Un
gruppo di colleghi ed ammiratori del povero Pittore ANGIOLO D'ANDREA:
desiderano onorarlo e con Lui onorare la Sua Arte e porre sulla tomba
dello scomparso artista un ricordo che resti ad imperitura memoria e
segno tangibile di quanti le furono amici ed estimatori.Il gruppo mi
ha affidato l'incarico di chiedere a Voi Illustre Podestà, la
concessione di un posto nel cimitero di Rauscedo, e di eseguire l'opera
artistica perché i suoi paesani lo ricordino nel paese ove ebbe
i natali ed ove Lui visse la sua ultima giornata.All'uopo qui unite
Vi rimetto il progetto dell'Opera, perché Voi vogliate dare il
Vostro benestare indicandomi il posto adatto ed in conformità
del regolamento (non a muro) onde porre in opera il monumento.Unisco
i cenni biografici di questo Illustre Artista scomparso che tanto onorò
questa terra friulana coll'Arte Sua.Nella certezza di avere tutto il
Vostro appoggio e collaborazione per questa concessione e l'Onore di
annoverarVi fra noi in questa manifestazione.
Con
deferente stima
Vostro
camerata
Fontana prof. Riccardo Scultore
Da
Milano il dì 10 Aprile 1943 XXI°
CENNI
BIOGRAFICI DEL PITTORE ANGIOLO D'ANDREA
da Rauscedo.
Nato a Rauscedo da umili contadini, studiò a Padova ed a Milano
si trasferì e visse, fu con Camillo Boito ad illustrare la grande
rivista ARTE ITALIANA, espose in moltissime mostre personali, in esposizioni
nazionali ed estere, vinse parecchi concorsi e premi, Socio Onorario
della Reale Accademia di Belle Arti di Brera.Dipinse con amore e con
un colorito forte i suoi paesaggi, smaglianti di colori e di finezza
d'interpretazione le sue nature morte ed i fiori, i suoi quadri d'Arte
Sacra, l'Annunciazione, i Re Magi, il Riposo nel Deserto, esposto alla
Triennale di Milano, Grazia Plena, esposto alla Esposizione Internazionale
di Venezia, Stella Maris, esposto a Torino e le sue Madonne sono veramente
Opere d'Arte, finissime e di un misticismo non comune.Disegnatore perfetto
illustrò riviste e libri, bellissime le sue Acqueforti, affrescò
le Ville Visconti di Modrone Erba a Cenobbio, Ville e Palazzi in Milano,
Gallarate, Como, Codegliano, ecc.Dipinse in Cappelle Funerarie e preparò
i cartoni per Mosaici (vedi il grande Mosaico: Cristo benedicente in
Soresina e per il grande Mosaico al Bar Campari in Galleria a Milano).Fu
genialissimo nel predisporre i modelli per vetrate, ultime quelle del
grande salone nel nuovo ospedale di Milano, in tutto fu veramente insigne
e meritevole di essere ricordato75
Lettere datate 12 settembre 1947 e 14 maggio 1948.
76
Il dipinto, riprodotto in quegli anni in una cartolina
postale (anche in BERGAMINI, Momenti d'arte..., cit., 1993, pp.
52, 54), è firmato con lo pseudonimo Anzul di S'ciefin.
Bibliografia
S.
ALOISI, Rauscedo ricorda D'Andrea?, "Messaggero Veneto",
21 ottobre 1992.S. ALOISI, La vita e le opere di architetti, scultori
e pittori nel Friuli Occidentale dal Rinascimento al Novecento,
Pordenone 1993.
S.
ALOISI - V. GRANSINIGH, Jacopo D'Andrea un pittore friulano dell'Ottocento
a Venezia, San Giorgio della Richinvelda (Pn) 1996.
M. AMARI, Le arti decorative a Milano: dall'artista-artgiano all'architetto-designer,
in Arte a Milano 1906-1929,
a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra, Milano 1995.
Angiolo D'Andrea - Cartoni per le vetrate della Cappella del
nuovo Ospedale di Milano, in "Rassegna di Architettura",
anno VII, dicembre, 1935.
G. ANZANI - C. PIROVANO, La pittura del primo Novecento in Lombardia
(1900-1945), in La pittura in Italia. Il Novecento/1 1900-1945,
I, a cura di C. Pirovano, Milano 1992.
G.
U. ARATA, Esposizioni d'arte: la mostra nazionale di «Brera»,
in "Emporium", 239, novembre 1914.
G.
U. ARATA, L'architettura attraverso l'arte dei pittori. I. - Angiolo
D'Andrea, in "Vita d'Arte", 131-132, novembre-dicembre
1918.
G.
U. ARATA, Angiolo D'Andrea, in Mostra individuale di
Aldo Carpi e Angiolo D'Andrea, catalogo della mostra, Galleria Pesaro,
Milano 1920.
F.
ARISI - L. MEZZADRI, Arte e storia nel Collegio Alberoni di Piacenza,
Piacenza 1990.Arte a Milano 1906-1929, a cura di P. Biscottini,
catalogo della mostra, Milano 1995.Le Arti a Milano 1815-1915,
catalogo della mostra, Milano 1994.
M.
BARILLI, La vita degli artisti - Alla Galleria Pesaro, in "Il
Sabaudo", 6 maggio1926.
G.
BERGAMINI, Momenti d'arte nel Comune di San Giorgio della Richinvelda,
in S. Giorgio della Richinvelda un comune e la sua gente. storia-arte-cultura,
San Giorgio della Richinvelda (Pn) 1993.
A.
M. BESSONE-AURELJ, Dizionario dei Pittori italiani, Milano1928.La
Biennale di Venezia. Le Esposizioni Internazionali d'Arte 1895-1995.
Artisti, Mostre, Partecipazioni Nazionali, Premi, Milano 1996.
R.
BOSSAGLIA, Il Liberty in Italia, Milano 1968.
R.
BOSSAGLIA, Il "Novecento Italiano", Storia, documenti,
iconografia, Milano 1979.
R.
BOSSAGLIA, Milano negli anni venti, in Arte a Milano 1906-1929,
a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra, Milano 1995.
Carlo
Rizzarda 1883 - 1931 e l'arte del ferro battuto in Italia, a cura
di A. P. Zugni-Tauro, atti del Convegno nazionale C. Rizzarda e l'arte
del ferro battuto negli anni venti-trenta, Feltre 1983, Feltre (Bl)
1987.
Catalogo
della XIII Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia,
catalogo della mostra, Milano 1922.
O.
CHIARI, Campari Zucca Miani: 135 anni di storia milanese, Ottavio
Capriolo (Mi) 2001.
La
Collezione Rizzarda. Dal secondo Ottocento alle arti decorative degli
anni Venti, a cura di N. Comar, catalogo della mostra di Feltre,
Milano 1996.
A.
M. COMANDUCCI, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori
italiani moderni e contemporanei, Milano 1962.
N.
COMAR, Carlo Rizzarda e la sua collezione: la ricchezza della disomogeneità,
in La Collezione Rizzarda. Dal secondo Ottocento alle arti decorative
degli anni Venti, a cura di N. Comar, catalogo della mostra di Feltre,
Milano 1996.
V.
COSTANTINI, Pittura italiana contemporanea dall'800 a oggi, Milano
1934.
A.
CURTI, l'arte a Milano, in "Arte Cristiana", 9-10,
1920.
L.
DAMIANI, Arte del Novecento in Friuli - 1. Il Liberty e gli anni
venti, Udine 1978.
M.
DELLA PORTA, Il Nuovo Ospedale Maggiore di Milano, Milano 1939.Dizionario
Biografico Friulano, a cura di G. Nazzi, 2a ed., Basaldella
di Campoformido (Ud) 1997.
Due
illustri conterranei, in Foto d'archivio. La comunità
di S. Giorgio della Richinvelda tra l'Ottocento e il Novecento,
San Giorgio della Richinvelda (Pn) 1985.
Esposizione
Nazionale d'Arte di Milano, catalogo della mostra, Milano 1920.Esposizione
Nazionale d'Arte di Milano, catalogo della mostra, Milano 1923.
Esposizione
Nazionale d'Arte di Milano, catalogo della mostra, Milano 1925.
Esposizione
Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della mostra, Milano
1910.Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo
della mostra, Milano 1912.
Esposizione
Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della mostra, Milano
1914.
Esposizione
Nazionale di Belle Arti di Milano, catalogo della mostra, Milano
1918.L'età del Divisionismo, a cura di G. Belli e F. Rella,
Milano 1990.
La
Fiorentina Primaverile. Prima Esposizione Nazionale dell'opera e del
lavoro d'arte nel Palazzo delle Esposizioni al Parco S. Gallo,
Catalogo della mostra, Firenze 1922.
A.
FORNIZ, Il travaglio dell'arte nella temperie ottocentesca, in
Pordenone. Storia, arte, cultura e sviluppo economico delle terre
tra il Livenza e il Tagliamento, Torino 1969.
V.
GALETTI - E. CAMESASCA, Enciclopedia della pittura italiana,
Milano 1950.P. GOI, La Chiesa di Rauscedo. Appunti per una storia,
in "Voce Amica", numero speciale 1° centenario della Parrocchia,
1994.
V.
GRANSINIGH, Pittura e scultura fra tradizione e innovazione nel periodo
postunitario in Friuli, in Tradizione e modernità nell'arte
friulana tra fine Ottocento e primo Novecento, a cura di I. Reale,
Udine 1999.
E.
LARSEN, L'opera completa di Van Dyck. 1613-1626, Milano 1980.Letteratura-Arte
Miti del ‘900, a cura di Z. Birolli, Milano 1979.
L.
LUCHINI, La Pieve di S. Giorgio della Richinvelda (Plebs de Cosa),
Pordenone, 1971.
G.E.M.,
Mostre milanesi -Visconti-D'Andrea-Sinopico-Graziosi-Rizzarda-Morelli,
in "La Fiera Letteraria", 9 maggio 1926.
F.
MANGONE, Giulio Ulisse Arata. Opera Completa, Napoli 1993.
G.
MARCHETTI, Friuli. Uomini e tempi, Udine 1974.
M.
MONTANARI, D'Andrea, Angiolo, in La pittura in Italia. Il
Novecento/1 1900-1945, II, a cura di C. Pirovano, Milano 1992.
A.
MORBELLI, Lettera a Virgilio Colombo, aprile-maggio 1895, in
Archivi del divisionismo, a cura di M. T. Fiori, Roma 1968.
Mostra
del Centenario della Società Promotrice delle Belle Arti in Torino
1842-1942, catalogo della mostra, Torino 1952.
Mostra
del Novecento italiano (1923-1933), catalogo della mostra, Milano
1983.
U.
NEBBIA, La XIV Esposizione Internazionale d'Arte della Città
di Venezia, Bergamo 1924.
G.
NICODEMI - M. BEZZOLA, La Galleria d'Arte moderna, Milano 1935.
M.
NONO, Luigi Nono nell'Arte e nella vita 1850-1918, Firenze 1990.
VIII
Esposizione Annuale della Associazione degli Acquarellisti Lombardi,
catalogo della mostra, Milano 1919.
C.
P., Mostra alla Galleria Pesaro di Aldo Carpi e di Angiolo D'Andrea,
in "Arte Cristiana", 2, 1920.
R.
PANTINI, Disegnatori italiani: Angiolo D'Andrea, in "Emporium",
LV, 326, 1922.
E.
PICENI-M. CINOTTI, La pittura a Milano dal 1815 al 1915, in Storia
di Milano, XV, Milano 1962.
A.
PICA, Le arti decorative a Milano 1915-1945, catalogo della mostra,
Milano 1970.
G.
M. PILO, Michelangelo Grigoletti e il suo tempo, catalogo della
mostra di Pordenone, Milano 1971.I pittori italiani dell'Ottocento,
Milano 1986.
D.
G. POLVARA, Angiolo D'Andrea, in "Arte Cristiana",
7-8, 1926.La Quadriennale. Esposizione Nazionale di Belle Arti di
Torino. Primavera 1923, catalogo della mostra, Torino 1923.
IV
Mostra del Sindacato Regionale Fascista delle Belle Arti di Lombardia,
catalogo della mostra, Milano 1933.
M.
QUESADA, Le arti decorative dall'Unità al fascismo, in
Le arti minori d'autore in Italia dal 1900 al 1930, Bari 1985.
C.
R., Alcune esposizioni milanesi di quest'anno, in "Emporium",
LI, 302, 1920.
I.
REALE, L'arte in mostra: mezzo secolo di esposizioni a Udine,
in Le arti a Udine nel Novecento, a cura di I. Reale, catalogo
della mostra di Udine, Venezia 2001.
S.
REBORA, Le "Biennali di Brera": la continuità dell'accademia
e il dialogo con l'avanguardia, in Arte a Milano 1906-1929,
a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra, Milano 1995.
Raccolta
di opere d'arte dell'Ottocento e Contemporanee, Salone d'Arte Michelazzi,
catalogo della mostra, Trieste s.d..
F.
SAPORI, La XIII Esposizione Internazionale d'Arte a Venezia. Gli
italiani, in "Emporium", LVI, 331, 1922.
A.
SCOTTI TOSINI, Milano tra primo e secondo divisionismo, in Arte
a Milano 1906-1929, a cura di P. Biscottini, catalogo della mostra,
Milano 1995.
Seconda
Esposizione Internazionale dell'Acquarello, catalogo della mostra,
Milano 1925.
Società
Belle Arti. Esposizione Permanente di Milano. Esposizione di Primavera
e Mostra postuma delle Opere dello scultore Felice Bialetti, catalogo
della mostra, Milano 1907.
Società
per le Belle Arti ed esposizione Permanente di Milano, catalogo
della mostra, Milano 1915.Società Promotrice delle Belle Arti
di Torino. Esposizione Nazionale di Belle Arti. Autunno 1919, catalogo
della mostra, Torino 1919.
E.
SOMARE', Esposizioni di Milano, in "Il Primato Artistico
Italiano", 7, 15 settembre - 15 ottobre MCMXX, 1920.
E.
SOMARE', Mostre personali dei pittori Aldo Carpi e Angiolo D'Andrea,
in "Il Primato Artistico Italiano", 2, febbraio-marzo MCMXX,
1920.
E.
SOMARE', Cronache d'arte contemporanea, Milano 1932.
S.
SPINELLI, La Ca' Granda 1456-1956, Milano 1956.Testamento
di Carlo Rizzarda, in Carlo Rizzarda 1883 - 1931 e l'arte del
ferro battuto in Italia, a cura di A. P. Zugni-Tauro, atti del Convegno
nazionale C. Rizzarda e l'arte del ferro battuto negli anni venti-trenta,
Feltre 1983, Feltre (Bl) 1987.
Testimonianza
di Guido Marussig in La Collezione Rizzarda. Dal secondo Ottocento
alle arti decorative degli anni Venti, a cura di N. Comar, catalogo
della mostra di Feltre, Milano 1996.
P.
TORRIANO, Cronache milanesi. La mostra di Brera, in "Emporium",
LXII, 371, 1925.P. TORRIANO, Cronache milanesi, in "Emporium",
LXIII, 377, 1926.
P.
TORRIANO, Mostra individuale dei pittori Bice Visconti, Angiolo D'Andrea,
Primo Sinopico, dello scultore Giuseppe Graziosi e dei ferri battuti
di Carlo Rizzarda, catalogo della mostra, Milano 1926.
H.
VOLLMER, "Kunstlerlex", I, 1953. .
L'autore
ritiene doveroso ringraziare l'Amministrazione Comunale di San Giorgio
della Richinvelda, nello specifico nelle figure del Sindaco e dell'Assessore
alla Cultura, che con accertata sensibilità ha inteso onorare
la memoria di un illustre concittadino quale Angiolo D'Andrea. Ringraziamenti
da estendersi alla "Banca di Credito Cooperativo di San Giorgio
e Meduno" ed ai "Vivai Cooperativi di Rauscedo e San Giorgio"
che hanno sostenuto la realizzazione della presente monografia, all'associazione
"San Giorgio Insieme" che ne ha coordinato l'andamento, ai
familiari dell'artista assai prodighi nel fornire ricordi e materiali
per meglio acclarare la figura dell'artista, nonché quanti a
vario titolo ne hanno agevolato la pubblicazione. Tra questi ultimi
è d'obbligo almeno citare: la dott.ssa Gabriella Belli direttrice
del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, il sig.
Walter Blangero di Milano, la dott.ssa Nicoletta Boschiero del Museo
d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, il sig. Orlando
Chiari direttore del Caffè Miani di Milano, il dott. Stefano
Fugazza direttore della Galleria d'Arte Moderna "Ricci Oddi"
di Piacenza, la dott.ssa Lanza direttrice della Galleria d'Arte Moderna
"Carlo Rizzarda" di Feltre, l'ing. Nicola Montaretto di Piacenza,
il sig. Alberto Strafile di Milano, il sig. Maurizio Tonizzo autore
di buona parte delle foto, il direttore della Civica Galleria d'Arte
Moderna di Milano, il dott. Giovanni Trimeri della Direzione dei Musei
Civici di Feltre, il parroco di Rauscedo, la dott.ssa Valeria Guarisco
responsabile dell'ufficio stampa della Villa Visconti Modrone-Erba di
Cernobbio.
Referenze
fotografiche
Foto
di Maurizio Tonizzo e:
Gabinetto
Fotografico del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto,
Rovereto (nn. 15, 16, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22)
Foto Manzotti di Milani Giovanni, Piacenza (n. 30)
Studio Saporetti, Milano (nn. 9, 23)
Ermino Venzon, Feltre (nn. 43, 44, 45)
|