L'AZIENDA PECILE

 

La villa padronale

Verso la metà del secolo scorso il Senatore Gabriele Luigi Pecile acquistò lo stabile di San Giorgio della Richinvelda. Si trattava di terreni sassosi di scarso reddito: in gran parte pascoli, praterie e magredi, in una zona di agricoltura primitiva, praticata con mezzi rudimentali.
Il figlio Domenico Pecile, che assunse la direzione dell'azienda, abbandonando i suoi studi prediletti di chimica agraria, seguì l'esempio del padre - che, come deputato e sindaco di Udine, aveva dato impulso alle più svariate iniziative nel campo colturale agrario - si dedicò con passione alla redenzione di queste terre, trovando in tale fervida attività una feconda pratica applicazione dei suoi studi e dell'esperienza raccolta durante i suoi viaggi in Francia, in Germania ed in Ungheria.
A Domenico Pecile si devono, sino dal secolo scorso, le iniziative che fecero progredire la sua azienda e l'agricoltura di tutto il Friuli. Migliorò le colture con esperimenti di diverse qualità di grano selezionandone i tipi adatti; iniziò colture sperimentali di avene, granoturchi, barbabietole da zucchero (da poco tempo introdotte in Italia), importò i primi esemplari di macchine agricole.
Con scassi, dissodamenti, sistemazione dei terreni, costruzione di case coloniche, di concimaie, di stalle razionali, di sili da foraggio, trasformò gradatamente la tenuta.

 


Granaio rumeno per l'essicazione del granoturco

 

Diede un forte impulso alla gelsicoltura e bachicoltura e con l'introduzione di nuovi vitigni (Merlot, Cabernet e Tocai) la viticoltura dell'azienda assurse ad un effettivo primato fra quelle del Friuli, e rese note in tutta la Provincia le vigne di Aurava.
Dove prima non si sapeva neppure coltivare le patate e la medica, e scarsa era la produzione del granoturco, si ebbe uno stabile a coltura varia e intensiva.

La figlia di Domenica Pecile, Donna Angiola Denti di Piraino, sulle orme del padre, ha mantenuto vive le tradizioni di operosa attività e di intelligenti iniziative dell'azienda, adeguandosi all'indirizzo nuovo che il Regime impone agli sviluppi agrari della nazione rinovellata.
Così si è proseguito nel dissodamento dei terreni, si sono migliorati i prodotti e le colture, si sono costruite e modernizzate case coloniche, rispondenti a tutte le esigenze dell'igiene, stalle e concimaie razionali.
L'azienda è costituita di 23 mezzadrie, ognuna con una decina di ettari ad aratorio ed altrettanti circa a prato stabile. In confronto al passato, la produzione può dirsi raddoppiata: per il frumento dai 15 q.li per ettari di 20 anni fa, si è giunti a 25 q.li di media negli scorsi anni, raggiungendo nel 1938 una punta di 42 q.li per ettaro. Per il granoturco, in confronto dei 25-30 quintali di granella per ettaro del passato si è ottenuta nel 1937 la media di 45 q.li con punte di 65 q.li per ettaro. Nel campo enologico si è ottenuto un perfezionamento notevole nelle qualità delle uve.

 

Particolare della cantina e degli attrezzi per la vinificazione

 

Nel campo zootecnico è stata selezionata e migliorata la qualità del bestiame, che nell'ultimo quinquennio risultava aumentato del 40 per cento e cioè da 270 capi si passava a 350.
Infine anche nelle annate più difficili e scoraggianti si è mantenuta in piena efficienza la gelsicoltura e l'allevamento dei bachi da seta.

Tale sinteticamente riassunta l'attività della azienda Pecile di San Giorgio della Richinvelda, che - malgrado il suolo ingrato e la scarsità dell'acqua e le frequenti grandinate - continua e sviluppa con tenacia e con fede le iniziative del fondatore.

 


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