Bertrant cinc spadis

testi di Novella Cantarutti


Narratore

La Patria è stretta e devastata da interessi contrastanti: i conti da Camino a occidente, i conti di Gorizia e i feudatari del Friuli, privi a lungo di un’autorità che freni e componga, imperversano, opponendosi gli uni agli altri con violenze ed arbitrii.

Il popolo subisce ed attende, in uno stato di malcontento che si esprime talora in moti di rivolta.

a) Dopo la nomina di Bertrando

  • Al é vecjo il Patriarcje!
  • Nol impuarte. Ce fàsino di miôr chêi zovins?
  • Baste ch’al s’impensi di nô, pùare int.
  • Pùar il pùar, simpri. Il pùar al sarà simpri pùar.
  • Ma cui sa ch’a nol sedi par dabòn un omp di Diu?
  • Ch’al meti un po’ di ordin e ch’al fermi chêi prepotenz ch’a nus tègnin il pît sul cuel ; fin cumò, nol à stât anime vive che olsàs mètisi cuintri di lôr.
  • Nô pùare int o’ sin simpri stâz sot chêi che comandin.
  • Ma cumò che finalmentri il Pape si è decidût a mandânus il patriarcje gnûf, sperìn ch’al viodi chel che a fàsin i siôrs.
  • Mi dà l’idee che alc di gnûf al puartarà, ancje par nô.
  • Sperìn che il Signôr j meti la man sul cjâf e ch’al puedi viarzi i voi su nô, int cence difesis.

(Sullo sfondo, figure di prelati e nobili, forse anche due soltanto, porgono l’uno il pastorale, l’altro la spada. La figura di Bertrando molto sfumata, o addirittura solo una traccia luminosa).

Appare ancora verde la terra della Patria, mentre vapora la nebbia dell’autunno intorno al corteo che avanza scortando il nuovo patriarca.

Si profila nitida la Basilica di Aquileia e lo accoglie per un ministero grave, incerto.

Sembra che scandiscano i suoi passi gli archi oltre i quali cerca il cielo, mentre sfilano a giurare fedeltà volti e figure orgogliose di feudatari.

Volti e figure che non celano la diffidenza ma spìano arroganza e costumi crudi.

Soltanto dalla gente che gremisce il fondo sale, ed egli lo avverte, un palpito, un segnale:

Veni pater pauperum!


Nomina ed elezione di Bertrando

Bertrando di Saint Geniés metropolìta di una vasta provincia ecclesiastica che, a oriente, comprende l’Istria e tocca la Croazia e si spinge fino a lambire la terra lombarda a Occidente, viene insediato, anche come principe, ad Aquileia il 28 d’ottobre dell’anno 1334.

I feudatari giurano, guardinghi, fedeltà al nuovo Patriarca che viene dalla Francia, dov’era prelato alla corte papale in Avignone, e, prima, insigne maestro di diritto all’università di Tolosa. E’ ormai vecchio e si illudono, i potenti, che prediliga e regga il pastorale meglio della spada. Tuttavia, benché egli affermi che “La pace è la più ricca eredità che un vescovo possa lasciare al suo gregge”, fin dai primi momenti, il suo è un magistero contrassegnato dall’impegno di ristabilire il diritto e di mantenerlo, ricorrendo anche alla forza, quando venga preclusa la via della composizione pacifica.


(Sullo sfondo le voci del popolo esprimono speranze di giustizia, auspicano l’avvento di una mano forte che freni i potenti).



Il Patriarca

a) Prima spada

Gli intendimenti di Bertrando si rivelano presto e incontrano subito le opposizioni di chi, i feudatari in particolare., ha approfittato della lunga vacanza della sede patriarcale per muoversi secondo i propri fini, ma egli non posa piede in terra friulana ignorando la condizione della Patria, dove s’impone l’urgenza di provvedere a riordinare la disciplina ecclesiastica e l’amministrazione civile: dovrà affrontare, attraverso Sinodi e Concili, l’ordinamento del clero, in primo luogo, la suddivisione della regione in quintieri al fine di provvedere ai bisogni di tutti e rendere possibile e diretto ogni intervento volto a limitare gli arbitrii dei potenti, anche contro i diritti della sede patriarcale, mentre si oppongono l’una contro l’altra le casate feudali, i cui membri troppo spesso imperversano contro chi non ha voce.

b) Dopo “Il Patriarca”

(voce M. forte, ma non alta)

  • Gran cjscjei, gjarnaziis vecjs, gran nons, ch’a son i nons dai nestris paîs; par chel si sìntin parons di dut e di duc’.
  • Ancje di copâsi tra int di famèe: chei di Pinzan, che no olse nancje passâ la int di gnot, par vie dai spirz . E chêi di Vilalte?
  • E chêi dai altris cjscjei che no si rive nancje a contâ e, di sigûr, nô, pùare int no si rive a savê.
  • E chêi, su pa l’Alte, che fèrmin i marcjadanz, e ur fasin fûr dut ce che àn tai cjârs? E furtune, qualchi volte, sa rivin a puartâsile fûr.
  • Il fat al è che, par chêi ch’a stan tai cjscjei , ‘o sin dome siarvidôrs di sfrutâ.
  • And’é pôcs che viodin Bertrant di bon voli.
  • Par fuarze, al cîr di frenâ lis vois che àn di paronance, cuintri nô pùars.
  • Sperìn ch’a no sucedin malans.

(Voci che deplorano le prepotenze dei nobili)

(Due o tre nobili piantano la prima spada in un ceppo)

c) Seconda spada

Il clero, la nobiltà, il comune di Cividale si scontrano subito contro il volere del Patriarca, che si rende esplicito attraverso provvedimenti intesi a privilegiare Udine: viene qui trasferito il Capitolo di Sant’Odorico e successivamente la Prepositura forogiuliese è soppressa.

Il contrasto per il quale i Cividalesi si schierano presto contro il Patriarca, non si compone mai nel tempo irto di contrasti, ed essi trovano appoggio nelle forze più potenti che avversano Bertrando. Non esitano a presentare al Pontefice una protesta sottolineandone le motivazioni (1336). Due anni più tardi, l’interdetto sarà imposto a Cividale.

Dopo “Seconda spada

  • Chêi di Cividât a’ son stâz di cui sa cetancj secui, dopo di Aquilèe, la zitât ch’a contave di plui in Friûl: le àn plantade i Romans!
  • E dopo al steve il duche, il re, in chê volte dai Longobarz, e dopo i patriarcjs.
  • Tanc’ predis, tante siurìe ancje cumò, e int studiade.
  • Ma a Bertrant no ‘i impuarte di Cividât. Lui al à miôr che ‘a sedi Udin la prime e la plui grande zitât de Patrie.
  • Udin, Udin, Udin, un borc ch’a nol conte nuje!
  • Ma lui forsit al à za capît che Udin che jè tal miez e po’ deventâ la capitâl de Patrie.
  • Ma nol po’ dismenteâsi di Cividât !
  • Basta viodi cetantis robis ch’al tire su a Udin: ospizis, ospedâi, convens, e il Domo. Ce biel ch’al devente!

(Un nobile accompagnato da un prelato pianta la seconda spada nel ceppo)


Perché impone la sua volontà questo vecchio venuto da lontano che non sa le antiche glorie di Cividale romana, il prestigio del ducato longobardo che vi ebbe sede? Perché ignora le memorie insigni che custodisce, sigilli che i secoli hanno imposto?

Che cosa conta il borgo di villani e mercanti che si aggrappa al colle di Udine?

Ai piè di quel colle si slegano le strade che percorrono la Patria e portano dalle Alpi al mare e agli opposti confini, ma i potenti, in Cividale, solo sostengono i loro diritti: nobili e clero, chiese e palazzi s’incontrano nell’opporsi al patriarca.

L’ira non cede, serpeggia, fermenta, si aggrega. E si appella in alto.

Dio, ma non è Lui che gli dà lume?

d) Terza spada

I provvedimenti patriarcali che comportano novità e trasformazioni nella disciplina del clero, nella gestione della cosa pubblica, toccano anche la vita privata, di conseguenza: se, da un lato, il popolo si rende conto d’essere oggetto della sollecitudine e delle cure del patriarca, dall’altro, i privilegiati ardono di scontento e d’ira per chi osa imporre limiti.

I provvedimenti suntuari intesi e moderare il fasto e l’esibizione di vesti preziose e di gioielli, colpiscono le classi abbienti e in particolare le nobildonne e le borghesi

Provoca reazioni sorde la lotta che Bertrando conduce contro l’usura, che riduce alla rovina mercanti, artigiani e non di rado, alla miseria estrema i più poveri, quando versano nella necessità e si trovano spogliati anche dell’indispensabile.

Sono quei poveri che Bertrando soccorre da vicino, accogliendoli alla propria mensa e distribuendo il pane, disponendo durante le epidemie ricorrenti l’assistenza ai malati, organizzando e provvedendo a creare ospedali, a disporre, nelle calamità che devastano il Friuli (terremoto del 1348), rifugio e soccorso ai più colpiti.

Dopo Terza Spada

  • Cjale! E végnin in glesie furnidis e lusintins tan’che altârs di fieste chê’ sioris: no ur mancje, no ur mancje nuie: viôt ce draps recamâz di aur, ce coronis di perlis intôr dal cuel, ce anèi!
  • Ma no sastu ch’al à metût ‘nè lec’ il Patriarcje, che non podaran plui lâ atôr cjamàdis di aurs?
  • ‘Ne lec’ juste pes sioris. Cheste volte no sin dome noaltris a ubidî a cui ch’a comande.
  • Qualchi volte scugnî impegnâ ancje la vère pe bocjade o lassâ che l’usurâr nus puarti vie magari i cjaldîrs e il bronzìn.
  • Al nus dà coragio Bertrant, di no jessi plui bessôi a parâsi di chêi ch’a nus tégnin màncul di un clap par strade, di pescjâlu o di butâlu in bande.
  • Finalmentri al é rivât un Patriarcje ch’al viôt e al à il coragjo di métisi cuintri cui ch’al pués masse.


(La terza spada è confitta nel ceppo da due figure che rappresentano gli scontenti)

La pietà è l’impulso che spinge per le strade; è moto di braccia che si tendono, di mani che si aprono a donare, ad accogliere, a soccorrere; si china sui malati, entra nei recessi dei poveri, condivide e sostiene.

E, congiunta alla giustizia, colpisce sia il ricco, che sperpera e offende col lusso ostentato la miseria, sia lo strozzino che dà ed estorce e, troppo spesso, affama gli affamati.


Il Patriarca in armi


e) Quarta spada

Fini di potenza, volontà di guerra, di conquista sono estranei agli intendimenti di Bertrando, anche se contraddistinguono il suo Patriarcato imprese volte a rivendicare i diritti sui territori appartenenti alla sede aquileiese, usurpati da competitori potenti. Ricorre alle armi solo quando si rivelano inutili i tentativi di comporre i contrasti.

Si trova nella necessità di affrontare Venezia per le terre contese dell’Istria, mentre Rizzardo da Camino, signore di Treviso, pretende l’investitura dei feudi che detiene, ma non si presenta a giustificarsi davanti a Bertrando, anzi, in sua assenza, invade le terre della patria.

Benché divisi e mutevoli nelle alleanze, i feudatari friulani, per motivi e interessi diversi, tendono a favorire la parte avversa al Patriarca che mai soddisfa pretese ingiuste.

Impugna Bertrando la spada, non combatte ma scende in campo, benché vecchio: inginocchiato a terra, le braccia levate, invoca l’aiuto di Dio.

E’ la spada, sostegno del pastorale e dei valori che il pastorale significa.

Dopo Quarta spada

  • Nol puès il pùar Patriarcje rivâ dapardut!
  • A’nd’à masse di tignî a mens!
  • Dutis chês uèris ch’al scuèn fâ par ch’a no màngin la Patrie a tocs, ‘i còstin tanc’ bêz.
  • Ma Diu lu judarà a fermâ il Gurizzan cun dute la siurìe furlane .
  • E di gracie ch’al é rivât adore a tignî fûr il Trevisan! Chel lì di Cjamin al voleve no sai ce lùcs.
  • Al à scugnût scombâti il Patriarcje, ben e no mâl.
  • Al crodeve di fâ cui sa ce chel di Cjamin, e al é muart di rabie quant ch’al si é cjatât a piardi la uère.
  • Masse int al à cuintri, no sai trop ch’al po’ tignî dûr.
  • Masse brigants a son cuintri di Lui.
  • Fin ch’o vin Lui, o podìn tignîsi in bon, cun tant ch’al fâs pe pùare int.
  • Ogni dì dopo messe al ricêf cui che à bisugne
  • Ju scolte e ju jude .
  • Ogni dì , quant ch’al fâs dâ fûr il pan ai pùars, ju sosten e ju confuarte.
  • Ma par trop timp ancjemò?
  • Preìn il Signôr che j dedi la fuarce di lâ indevant su chê strade ch’al à cjapade.

(Voci di popolo che sottolineano la pietà del Patriarca, le ore che egli, nelle notti, trascorre in preghiera)

Infrangere la temerarietà di chi persevera nel negare i diritti e depreda le terre della Patria, stringendo anelli d’una catena che lega i potenti contro ogni legge, contro Bertrando che, mentre declina il tempo, si avvia, senza cedere, al presentito appuntamento con la morte.

(Un armato configge nel ceppo la quarta spada)

f) Quinta spada

L’avversario più potente, più costante è il conte, anzi la casa dei conti di Gorizia che intrattengono con la sede aquileiese rapporti, che diventano scontri sostenuti dalle parti tenacemente, anche per il fatto che i Goriziani possono, in più d’un momento avvalersi del sostegno degli Asburgo.

Enrico di Gorizia (1336), si rifiuta di rendere Venzone che detiene in feudo, costringendo il Patriarca che sa bene l’importanza di quel punto chiave che immette al Canal del Ferro e all’Austria, a condursi in armi sotto Venzone, a volgersi verso Braulins e aver ragione sui Goriziani costringendoli a lasciare Venzone.

Ma le loro ambizioni non si placano; benché il Patriarca li investa dei feudi e stabilisca una tregua, essi assalgono Duino, invadono la Patria. Bertrando allora raggiunge Gorizia e celebra, in armi, la messa di Natale (1340). Poi ancora una tregua che si estenua rapidamente; molti tra i nobili frenati dal Patriarca si schierano con il Goriziano.

Dopo Quinta spada

  • Chel di Gurizze nol si é mai rindût.
  • O ch’al vûl parâlu vie il Patriarcje par vê lui il comant?
  • Cjale cetantis uèris ch’al à inmaneât, prime par no molâ Venzon, po’ vie pal Friûl. Al à fat simpri tribulâ Bertrant.
  • E in chê volte ch’al à dit la Messe di Nadâl, in plene uère, sot Gurizze?
  • Cui sa cumò ce ch’al fasarà?
  • A’ son duc’ cun lui cumò i siôrs, piciui e granc’, cussì almancul a’ si sint a dî.
  • Lu vèvin clamât a Padue il Gurizzan, a fâ la pâs cul Patriarcje .
  • Nol à volût fâ nissune pâs a Padue, nissune pâs.
  • Il cont di Gurizze e i siei a son pronz a métisi ancje cui foresc’ par parâ vie il Patriarcje.
  • Chel al si learés ancje cul diaul pur di vêle vinte.
  • O’ vin dome di sperâ.

(Voci di popolo che evocano fatti riguardanti le prepotenze dei feudatari)

E’ Natale: le sue mani, tra la gente in armi, presso Gorizia, consacrano il pane e il vino. Ma sta, tra l’altare e il cielo, la spada; sta il cuore del vecchio patriarca lacerato e offerto: calice di sangue.


(Una figura di soldato pianta la quinta spada)


La congiura e la fine

Enrico di Gorizia contesta al Patriarca la discussione delle cause dei nobili, che spettano a lui avvocato della Chiesa di Aquileia. Egli sfrutta il motivo abilmente e i feudatari che si alleano a lui sono numerosi e adducono motivazioni che ritengono legittime. Accanto a Cividale e Pordenone sono Walterpertoldo ed Enrico di Spilimbergo, i conti di Villalta, di Tricano, di Caporiacco, di Moruzzo, di Castel Porpeto, di Colloredo, di Soffumbergo, di Porcia e Brugnera e altri ancora.

Durante le lotte del 1349, Goriziani e feudatari invadono a forza terre patriarcali e rompono le rogge di Udine.

Nel 1350, a Padova, il cardinale legato Guido di Monfort si adopra per indurre il conte di Gorizia ad intendere le ragioni del Patriarca, ma è un tentativo vano che si rinnova nel maggio, in occasione di un Concilio che ancora conduce Bertrando a Padova.

Le fila della congiura che stringe molta parte della feudalità friulana intorno al conte di Gorizia sono ormai strette, e i più eminenti responsabili che la storia precisa, appaiono individuati anche nella trama della leggenda che subito germoglia intorno all’eccidio e che segue i passi dei congiurati riuniti a Spilimbergo da dove muovono per la vicina Richinvelda.

(Cinque figure di armati tolgono dal ceppo le spade)

Da Sacile che l’ha accolto in festa, Bertrando con la scorta si rimette in via per Udine. Lo assale un senso di angoscia ritmato dal trotto dei cavalli . Affluiscono dense le memorie del lungo vivere e trascorrono figure di uomini, momenti e scenari di opere , di innumerevoli lotte.

Eppure, al suo meditare soverchiato da una previsione di morte, si accompagna la certezza di aver agito sempre, chiedendo lume dall’Alto, per il bene della terra che vapora calda intorno nel crepuscolo.

Dalla piana della Richinvelda, sono appena visibili il Tagliamento, il guado verso l’approdo non lontano da Udine, attraverso le folte macchie degli alberi da cui escono e avanzano i congiurati che stringono, disperdendola, la scorta di Bertrando.

Lo atterrano cinque spade, ma il popolo che racconta la sua leggenda, lo vede condursi fino alla vicina cappella di San Nicolò dove cade prostrato ai piedi dell’altare.

Mentre si estenua in lui la vita, i muri della chiesetta si dilatano e si compone intorno la solenne vastità della basilica di Aquileia che si colma di luce.

(voce alta, isolata – Corrado di Megenberg -):

“Pro defendendis juribus ecclesiae suae [...]interemptus”

(Trucidato perché difendeva i diritti della sua chiesa.)

Fine


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