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Narratore La Patria è stretta e devastata da interessi contrastanti: i conti da Camino a occidente, i conti di Gorizia e i feudatari del Friuli, privi a lungo di unautorità che freni e componga, imperversano, opponendosi gli uni agli altri con violenze ed arbitrii. Il popolo subisce ed attende, in uno stato di malcontento che si esprime talora in moti di rivolta. a) Dopo la nomina di Bertrando
(Sullo sfondo, figure di prelati e nobili, forse anche due soltanto, porgono luno il pastorale, laltro la spada. La figura di Bertrando molto sfumata, o addirittura solo una traccia luminosa). Appare ancora verde la terra della Patria, mentre vapora la nebbia dellautunno intorno al corteo che avanza scortando il nuovo patriarca. Si profila nitida la Basilica di Aquileia e lo accoglie per un ministero grave, incerto. Sembra che scandiscano i suoi passi gli archi oltre i quali cerca il cielo, mentre sfilano a giurare fedeltà volti e figure orgogliose di feudatari. Volti e figure che non celano la diffidenza ma spìano arroganza e costumi crudi. Soltanto dalla gente che gremisce il fondo sale, ed egli lo avverte, un palpito, un segnale: Veni pater pauperum!
Bertrando di Saint Geniés metropolìta di una vasta provincia ecclesiastica che, a oriente, comprende lIstria e tocca la Croazia e si spinge fino a lambire la terra lombarda a Occidente, viene insediato, anche come principe, ad Aquileia il 28 dottobre dellanno 1334. I feudatari giurano, guardinghi, fedeltà al nuovo Patriarca che viene dalla Francia, dovera prelato alla corte papale in Avignone, e, prima, insigne maestro di diritto alluniversità di Tolosa. E ormai vecchio e si illudono, i potenti, che prediliga e regga il pastorale meglio della spada. Tuttavia, benché egli affermi che La pace è la più ricca eredità che un vescovo possa lasciare al suo gregge, fin dai primi momenti, il suo è un magistero contrassegnato dallimpegno di ristabilire il diritto e di mantenerlo, ricorrendo anche alla forza, quando venga preclusa la via della composizione pacifica.
Il Patriarca a) Prima spada Gli intendimenti di Bertrando si rivelano presto e incontrano subito le opposizioni di chi, i feudatari in particolare., ha approfittato della lunga vacanza della sede patriarcale per muoversi secondo i propri fini, ma egli non posa piede in terra friulana ignorando la condizione della Patria, dove simpone lurgenza di provvedere a riordinare la disciplina ecclesiastica e lamministrazione civile: dovrà affrontare, attraverso Sinodi e Concili, lordinamento del clero, in primo luogo, la suddivisione della regione in quintieri al fine di provvedere ai bisogni di tutti e rendere possibile e diretto ogni intervento volto a limitare gli arbitrii dei potenti, anche contro i diritti della sede patriarcale, mentre si oppongono luna contro laltra le casate feudali, i cui membri troppo spesso imperversano contro chi non ha voce. b) Dopo Il Patriarca (voce M. forte, ma non alta)
(Voci che deplorano le prepotenze dei nobili) (Due
o tre nobili piantano la prima spada in un ceppo) c) Seconda spada Il clero, la nobiltà, il comune di Cividale si scontrano subito contro il volere del Patriarca, che si rende esplicito attraverso provvedimenti intesi a privilegiare Udine: viene qui trasferito il Capitolo di SantOdorico e successivamente la Prepositura forogiuliese è soppressa. Il contrasto per il quale i Cividalesi si schierano presto contro il Patriarca, non si compone mai nel tempo irto di contrasti, ed essi trovano appoggio nelle forze più potenti che avversano Bertrando. Non esitano a presentare al Pontefice una protesta sottolineandone le motivazioni (1336). Due anni più tardi, linterdetto sarà imposto a Cividale. Dopo Seconda spada
(Un nobile accompagnato da un prelato pianta la seconda spada nel ceppo)
Che cosa conta il borgo di villani e mercanti che si aggrappa al colle di Udine? Ai piè di quel colle si slegano le strade che percorrono la Patria e portano dalle Alpi al mare e agli opposti confini, ma i potenti, in Cividale, solo sostengono i loro diritti: nobili e clero, chiese e palazzi sincontrano nellopporsi al patriarca. Lira non cede, serpeggia, fermenta, si aggrega. E si appella in alto. Dio, ma non è Lui che gli dà lume? d) Terza spada I provvedimenti patriarcali che comportano novità e trasformazioni nella disciplina del clero, nella gestione della cosa pubblica, toccano anche la vita privata, di conseguenza: se, da un lato, il popolo si rende conto dessere oggetto della sollecitudine e delle cure del patriarca, dallaltro, i privilegiati ardono di scontento e dira per chi osa imporre limiti. I provvedimenti suntuari intesi e moderare il fasto e lesibizione di vesti preziose e di gioielli, colpiscono le classi abbienti e in particolare le nobildonne e le borghesi Provoca reazioni sorde la lotta che Bertrando conduce contro lusura, che riduce alla rovina mercanti, artigiani e non di rado, alla miseria estrema i più poveri, quando versano nella necessità e si trovano spogliati anche dellindispensabile. Sono quei poveri che Bertrando soccorre da vicino, accogliendoli alla propria mensa e distribuendo il pane, disponendo durante le epidemie ricorrenti lassistenza ai malati, organizzando e provvedendo a creare ospedali, a disporre, nelle calamità che devastano il Friuli (terremoto del 1348), rifugio e soccorso ai più colpiti. Dopo Terza Spada
La pietà è limpulso che spinge per le strade; è moto di braccia che si tendono, di mani che si aprono a donare, ad accogliere, a soccorrere; si china sui malati, entra nei recessi dei poveri, condivide e sostiene. E, congiunta alla giustizia, colpisce sia il ricco, che sperpera e offende col lusso ostentato la miseria, sia lo strozzino che dà ed estorce e, troppo spesso, affama gli affamati.
Fini di potenza, volontà di guerra, di conquista sono estranei agli intendimenti di Bertrando, anche se contraddistinguono il suo Patriarcato imprese volte a rivendicare i diritti sui territori appartenenti alla sede aquileiese, usurpati da competitori potenti. Ricorre alle armi solo quando si rivelano inutili i tentativi di comporre i contrasti. Si trova nella necessità di affrontare Venezia per le terre contese dellIstria, mentre Rizzardo da Camino, signore di Treviso, pretende linvestitura dei feudi che detiene, ma non si presenta a giustificarsi davanti a Bertrando, anzi, in sua assenza, invade le terre della patria. Benché divisi e mutevoli nelle alleanze, i feudatari friulani, per motivi e interessi diversi, tendono a favorire la parte avversa al Patriarca che mai soddisfa pretese ingiuste. Impugna Bertrando la spada, non combatte ma scende in campo, benché vecchio: inginocchiato a terra, le braccia levate, invoca laiuto di Dio. E la spada, sostegno del pastorale e dei valori che il pastorale significa. Dopo Quarta spada
(Voci di popolo che sottolineano la pietà del Patriarca, le ore che egli, nelle notti, trascorre in preghiera) Infrangere la temerarietà di chi persevera nel negare i diritti e depreda le terre della Patria, stringendo anelli duna catena che lega i potenti contro ogni legge, contro Bertrando che, mentre declina il tempo, si avvia, senza cedere, al presentito appuntamento con la morte. (Un armato configge nel ceppo la quarta spada) f) Quinta spada Lavversario più potente, più costante è il conte, anzi la casa dei conti di Gorizia che intrattengono con la sede aquileiese rapporti, che diventano scontri sostenuti dalle parti tenacemente, anche per il fatto che i Goriziani possono, in più dun momento avvalersi del sostegno degli Asburgo. Enrico di Gorizia (1336), si rifiuta di rendere Venzone che detiene in feudo, costringendo il Patriarca che sa bene limportanza di quel punto chiave che immette al Canal del Ferro e allAustria, a condursi in armi sotto Venzone, a volgersi verso Braulins e aver ragione sui Goriziani costringendoli a lasciare Venzone. Ma le loro ambizioni non si placano; benché il Patriarca li investa dei feudi e stabilisca una tregua, essi assalgono Duino, invadono la Patria. Bertrando allora raggiunge Gorizia e celebra, in armi, la messa di Natale (1340). Poi ancora una tregua che si estenua rapidamente; molti tra i nobili frenati dal Patriarca si schierano con il Goriziano. Dopo Quinta spada
(Voci di popolo che evocano fatti riguardanti le prepotenze dei feudatari) E Natale: le sue mani, tra la gente in armi, presso Gorizia, consacrano il pane e il vino. Ma sta, tra laltare e il cielo, la spada; sta il cuore del vecchio patriarca lacerato e offerto: calice di sangue.
Enrico di Gorizia contesta al Patriarca la discussione delle cause dei nobili, che spettano a lui avvocato della Chiesa di Aquileia. Egli sfrutta il motivo abilmente e i feudatari che si alleano a lui sono numerosi e adducono motivazioni che ritengono legittime. Accanto a Cividale e Pordenone sono Walterpertoldo ed Enrico di Spilimbergo, i conti di Villalta, di Tricano, di Caporiacco, di Moruzzo, di Castel Porpeto, di Colloredo, di Soffumbergo, di Porcia e Brugnera e altri ancora. Durante le lotte del 1349, Goriziani e feudatari invadono a forza terre patriarcali e rompono le rogge di Udine. Nel 1350, a Padova, il cardinale legato Guido di Monfort si adopra per indurre il conte di Gorizia ad intendere le ragioni del Patriarca, ma è un tentativo vano che si rinnova nel maggio, in occasione di un Concilio che ancora conduce Bertrando a Padova. Le fila della congiura che stringe molta parte della feudalità friulana intorno al conte di Gorizia sono ormai strette, e i più eminenti responsabili che la storia precisa, appaiono individuati anche nella trama della leggenda che subito germoglia intorno alleccidio e che segue i passi dei congiurati riuniti a Spilimbergo da dove muovono per la vicina Richinvelda. (Cinque figure di armati tolgono dal ceppo le spade) Da Sacile che lha accolto in festa, Bertrando con la scorta si rimette in via per Udine. Lo assale un senso di angoscia ritmato dal trotto dei cavalli . Affluiscono dense le memorie del lungo vivere e trascorrono figure di uomini, momenti e scenari di opere , di innumerevoli lotte. Eppure, al suo meditare soverchiato da una previsione di morte, si accompagna la certezza di aver agito sempre, chiedendo lume dallAlto, per il bene della terra che vapora calda intorno nel crepuscolo. Dalla piana della Richinvelda, sono appena visibili il Tagliamento, il guado verso lapprodo non lontano da Udine, attraverso le folte macchie degli alberi da cui escono e avanzano i congiurati che stringono, disperdendola, la scorta di Bertrando. Lo atterrano cinque spade, ma il popolo che racconta la sua leggenda, lo vede condursi fino alla vicina cappella di San Nicolò dove cade prostrato ai piedi dellaltare. Mentre si estenua in lui la vita, i muri della chiesetta si dilatano e si compone intorno la solenne vastità della basilica di Aquileia che si colma di luce. (voce alta, isolata Corrado di Megenberg -): Pro defendendis juribus ecclesiae suae [...]interemptus (Trucidato perché difendeva i diritti della sua chiesa.)
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