IL BEATO BERTRANDO

Questo è il testo della piccola biografia pubblicata nel 1950
a 500 anni dalla morte di Bertrando di Aquileia
e ristampata anastaticamente nel giugno 2000

 

Il Beato Bertrando nacque verso il 1260 nella parrocchia di S. Geniès, in una regione della Francia meridionale da nobile famiglia che contava tra i suoi membri eroici cavalieri ed uomini di Chiesa.

Fin da giovinetto si dedicò con passione allo studio, unendo all'acuto ingegno la fervente pietà cristiana.
Adolescente frequentò l'Università di Tolosa, nella quale più tardi sostituì un celebre professore.
In seguito fu nominato Cappellano Papale, poi Uditore delle cause del Palazzo pontificio, alta carica per la quale - come si esprimeva il Pontefice - "venivano scelti uomini rinomati per scienza, tolleranti della fatica, mondi le mani e puri di cuore.
Per ben tre volte venne inviato in Italia a risolvere gravi contese fra principi italiani in lotta fra loro e con principi stranieri.
Bertrando di S. Geniès vi si accinse con animo intrepido, con tutte le risorse della sua intelligenza e del suo nobile cuore e riuscì ad ottenere la distensione degli animi.
La S. Sede, riconoscendo l' importanza del suo operato, lo nominò Decano del Capitolo di Angouleme.

PATRIARCA

Nel 1334 fu elevato dal Pontefice Giovanni XXII alla cattedra patriarcale d'Aquileia, che, da due anni, era vacante.
Il 28 ottobre dello stesso anno Egli ne prese possesso. Lo accompagnava all'augusta sede un lungo
e brillante corteo di nobili e prelati, fra l'esultanza della popolazione che sperava di trovare in Lui il difensore dei suoi diritti conculcati.
Egli era alto e possente nella persona, aveva portamento nobile, volto incorniciato da capelli bianchi ed atteggiato a dolce sorriso.
Nell' austera cattedrale romana rivolse, per la prima volta, al suo popolo parole di fede, di speranza,
di giustizia ed esso comprese di quale tempra fosse il suo nuovo pastore, lo acclamò delirante di giubilo e ringraziò Iddio, con un solenne Te Deum, del dono prezioso.

 

LA SUA OPERA

Da allora cominciò l'opera indefessa del magnifico vegliando. L'augusta carica gli conferiva il titolo di duca del Friuli, principe del Sacro Romano Impero. La Chiesa di Aquileia aveva giurisdizione sul Friuli, sul Cadore, sulla marca della Carniola, e quella dell'Istria.

Ma Aquileia, che per secoli era stata la seconda Roma, andava perdendo la sua importanza, e lentamente - posta com'era fra la laguna e i miasmi della palude - si andava spopolando. Il Patriarca comprese che per reggere degnamente l'episcopato doveva vivere in mezzo al suo gregge, perciò decise di fissare la sua sede a Udine, che era città piccola ancora, ma al centro di una pianura salubre ed assai fertile. Allorchè giunse nella nostra città il popolo lo accolse con slancio d'amore, come accogliesse un padre e ben presto si accorse di quale spirito di iniziativa e di quale ferrea volontà Egli fosse dotato.
Non c'era alcuna manifestazione di vita in cui non si sentisse il suo soffio innovatore. Egli volle che Udine divenisse degna sede del patriarcato e perciò la dotò di cospicui doni; riunì le due Collegiate di Udine e di S. Odorico; gettò le basi per l'ampliamento della Chiesa di S. Odorico, che volle dedicata alla Annunziazione di Maria Vergine, e che divenne poi l'odierna S. Metropolitana. A Lui Udine deve in massima parte il rapido sviluppo e l'importanza per cui, nel corso di pochi anni, divenne la vera capitale della Piccola Patria.
Per il decoro delle Chiese e per la dignità dell' apostolato sacerdotale, Bertrando di Saint Geniès riversò il suo zelo su altre chiese della diocesi, ma il bene spirituale del suo gregge, la salute delle anime e la gloria di Dio, urgeva maggiormente al Suo spirito di santità.
Eccolo, dunque, dedicarsi con tutto l'ardore all'elevazione del clero e convocarlo in frequenti Sinodi, nei quali formulava leggi severe per richiamarlo alla santità della vita; eccolo dolce e sereno giungere
ai più remoti villagffi della diocesi e dedicarsi per lunghe ore alle confessioni, eccolo predicare frequentemente, conquistando i cuori con la dolcezza del suo dire.

 

IL PATRIARCA GUERRIERO

Bertrando di S. G. fu anche vescovo guerriero. Triste retaggio del Friuli fu, attraverso i secoli, quello
di essere oggetto delle cupidigie degli stranieri, terra di passaggio per tutte le invasioni della nostra patria. Anche ai tempi di Bertrando il Friuli era minacciato in ogni punto dei suoi confini e travagliato dalle lotte interne fra feudatari, che esercitavano la loro giurisdizione con la violenza e il sopruso. Ebbene, Egli combattè diciassette anni per questa nostra terra, ormai tanto cara al suo cuore. Non si creda però che Egli impugnasse la spada per la gioia del trionfo o per avidità di conquista; non si creda che Egli prima d'iniziare una guerra non tentasse tutte le vie di conciliazione. Egli alla guerra si assoggettava, come ad un "sacrosanto dovere per riavere e conservare i diritti e i privilegi della chiesa", sono le sue parole; nè il suo spadone fu mai arrossato di sangue umano.


Bertrando di S. G. era il condottiero: sosteneva le fatiche delle lunghe marce e le privazioni dei soldati, ma, mentre essi combattevano, Egli si gettava a terra, a testa scoperta, con le mani levate al Cielo ed invocava la protezione divina. Impedì le usurpazioni dei Veneziani nell'Istria; sconfisse e respinse a Sacile il conte Rizzardo di Camino che, durante la vacanza della sede patriarcale, aveva occupato terre della Chiesa, quindi violava una tregua da lui stesso richiesta; pose l'assedio a Venzone occupata dal conte di Gorizia che si era unito con i principi d'Austria ai danni della Chiesa di Aquileia e l'obbligò ad arrendersi. Impugnò le armi ed ottenne dal Pontefice i privilegi che si concedono ai difensori della fede, per difendere i sacri diritti della grande e della piccola Patria salvandole dall'invasione di Ludovico il Bavaro, che voleva aver libero il passo attraverso il Friuli per
scendere ad occupare le provincie settentrionali d'Italia.
Fu così che il nemico intimidito non pensò più a varcare i confini della nostra Terra. Respinti i nemici esterni il santo Vegliardo guerriero provvide a fiaccare la tracotanza dei tirannelli interni, mezzo nobili e mezzo masnadieri che si dilaniavano a vicenda.

 

PENITENZA E CARITA'

E pur nel tormento di tante lotte interne ed esterne, Bertrando di S. G. dedicava molte ore della notte - talvolta notti intere - alla preghiera. La vigilia di Natale del 1340, mentre le truppe avevano posto l' assedio a Gorizia, Egli ordinò di rizzare all'aperto, in luogo elevato, un altare e vi celebrò la Messa. Sotto il cielo turchino, tempestato di stelle, alla luce rossastra delle fiaccole, il vecchio Patriarca doveva apparire circonfuso da un'aureola di santità.

Una notte fu trovato dal suo cappellano nella sua camera, steso a terra, intento a pregare fervidamente. Durante la settimana di Passione, congedava la famiglia, scendeva a piedi scalzi, nella basilica di Aquileia, ove trascorreva lunghe ore in meditazione, dinanzi ad un Crocefisso. Digiunava tutti i venerdì ed i sabato dell'anno, preferiva le vivande le più semplici, vestiva modestamente, era nemico di ogni mollezza.
I sudditi lo veneravano, non solo perchè Egli era il protettore contro ogni sopruso, ma altresì per il suo spirito di carità. ogni giorno riceveva alla sua mensa dodici poveri ed Egli stesso li serviva; durante una carestia provvide quotidianamente il pane a duemila affamati; durante la pestilenza del 1347 ed in seguito al terremoto che, nel 1348, rovinò molta parte della Diocesi aquileiese, Egli fu un vero prodigio di amore e pietà.

 

LA MORTE

Il popolo lo venerava come un santo; attorno al suo capo venerando non mancava che l'aureola del
martirio. La nobiltà prepotente, che era stata da Lui più volte umiliata, congiurava nell'ombra. Correva l'anno 1350: secondo Giubileo universale. Bertrando di Saint Geniès, benchè avesse allora novanta anni volle sostenere i disagi di un lungo viaggio pur di giungere a Roma per lucrare le sante Indulgenze.
Nel ritorno si fermò a Padova allo scopo di partecipare al sinodo che il Delegato inviato dal Papa vi aveva indetto. Si trattò fra l'altro delle lotte sempre accese fra Lui ed il conte di Gorizia; questi volle giustificare le sue invasioni ed i suoi pretesi diritti con fare altezzoso e parole pungenti; il Patriarca anche allora diede prova di grande moderazione, dimostrando la verità con perfetta lucidità e chiarezza, con volto sereno e animo tranquillo tanto che l'assemblea non potè trattenere un mormorio di ammirazione. Lasciò Padova e venne fino a Sacile, desideroso di arrivare al più presto a Udine. In quei giorni s'erano viste circolare per la campagna facce sospette e si udivano voci sinistre. Bertrando di S. Geniès fu consigliato di rinunciare per il momento a proseguire il suo viaggio. Egli rimase un po' scosso, poi diede le disposizioni per la partenza e, quasi presagendo il sacrificio, si confessò umilmente, rimase assorto parecchio tempo in meditazione e preghiera, poi celebrò la Messa. Quali parole avrà Egli rivolto a Dio, mentre per l'ultima volta offriva la Vittima Divina?
Nel pomeriggio di quel giorno medesimo - era il 6 giugno - Egli cavalcava verso Udine, circondato da piccola scorta. Nella pianura della Richinvelda d'un tratto si vide apparire un nugolo di cavalieri armati.
I pochi fedeli di Bertrando, impauriti, per il numero dei nemici e per la fama di ferocia che godevano quei traditori, si diedero a fuga disordinata. Egli, solo, diritto a cavallo, grande nella pianura deserta fu raggiunto ed atterrato con cinque colpi di spada. Frattanto il temporale scoppiava e la pioggia cadeva scrosciando a lavare il sangue del Martire; la sua grande anima era ormai salita alla Gloria Celeste.
La notizia del delitto giunse fulminea a Udine e addolorò profondamente la popolazione. Allorchè
nel domani, un carro campestre, portante la salma del Patriarca, seguito da due meretrici scapigliate,
discinte, insultanti alla santità del Martire, giunse in città, la popolazione rimase costernata. Piangente
si riversò alla porta della Chiesa di S. Maria per deporre la salma nella tomba che avevasi preparata ai piedi dell'altar maggiore. Nell'anno seguente, 1351, il patriarca Nicolò di Lussemburgo, suo successore, volle fosse esumato il cadavere, e, con ammirazione di tutti i presenti fu trovato incorrotto; lo fece rivestire degli abiti pontificati e riporre nel sepolcro. Nell'anno 1352 lo stesso
patriarca volle celebrare una solenne Messa di anniversario, alla quale convennero fedeli da tutta la vastissima diocesi, e tedeschi e sloveni; e per la circostanza fece di nuovo esumare il Corpo del Santo, e tutto il popolo festante acclamò al miracolo per averlo veduto incorrotto. Fu collocato allora nell'arca che Egli aveva preparato per le reliquie dei S.S. Ermacora e Fortunato, ove rimane tutt'ora, lo fece porre al lato dell'epistola dell'altare maggiore, e stabilì che ogni anno si celebrasse una Messa solenne nel dì dell'anniversario della sua morte. In questa occasione, molti ammalati che si erano fatti portare in chiesa ed al santo Patriarca avevano rivolto la loro preghiera, per ottenere da Dio la salute, la riebbero. Le grazie andaron moltiplicandosi e la divozione si allargò così che i pellegrinaggi alla Tomba divennero continui. Il Comune di Udine dichiarò giorno festivo il 6 giugno d'ogni anno; volle che in tal dì venisse istituita una solenne processione per la città; ad essa partecipavano il clero tutto secolare e regolare, le autorità cittadine, i suonatori del Comune e gran folla di popolo, recante fiori che venivan toccati sull'arca del Beato e poi riportati devotamente a casa.
Nel 1477, il 4 marzo, il Papa Sisto IV concesse un'indulgenza di cento giorni a quanti avessero venerato il Beato Bertrando, nel dì anniversario di sua morte; ed il Papa Clemente VIII, con bolla del 27 aprile 1599, ordinava al Patriarca Francesco Barbaro di non diminuire in alcun modo la divozione del popolo verso il Beato; ma, che invece di cantare la Messa da requiem nel dì del suo anniversario, si sarebbe cantata una Messa di ringraziamento alla Divina Maestà senza ancora però fare commemorazione di Lui. Il Papa Benedetto XIV, con breve 18 giugno 1756, ordinò che il culto di Lui fosse ampliato, prescrivendo che nel giorno anniversario si cantasse la Messa dello Spirito Santo con la commemorazione del Beato. L'orazione fu composta dallo stesso Pontefice, ed ancor oggi ci fa pregare così:
"O Dio, che avete munito il Beato Bertrando, di un'invincibile fortezza nella difesa che sostenne fino
alla morte, per i diritti della Chiesa, fate che i Vostri fedeli restino animati dal suo esempio ad essere
costanti nella religione e nella pietà. Cosi sia".


NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR
Utini, 20 Maji 1950.
Can. Josephus Morandini
Censor Deleg.


IMPRIMATUR
Utini, 20 Maji 1950.
Can. A. Venturini, V. G.


In ricordo del Beato Bertrando
a 650 anni dalla sua morte.

Riproduzione anastatica della
biografia pubblicata nel 1950.

San Giorgio della Richinvelda, 6 giugno 2000

 

San Giorgio Insieme                                                                                            Libri online