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La tregua
Si allenta la morsa del gelo
e per un giorno ammicca il sole
alle nuvole bianche
che si inseguono in cielo.
Dentro la tregua breve di gennaio
si schiudono le primule timorose
a ridosso del declivio.
Gli amenti del nocciolo
si fanno grevi di polline giallo.
Oggi quasi ti illudi
e speri che sia prossima la primavera.
Succede spesso
anche a te
ingenuo cuore
di scioglierti al calore
di uno sguardo luminoso
e germogliare rapito speranze nuove.
Ma già lindomani
svanito il sole
ricompare il consueto grigiore
e il vento che raggela
primule
amenti
cuore.
Pratoline di gennaio
Gennaio ci concede a tratti,
lottando con le brume
che occupano la piana,
il conforto del sole.
I raggi obliqui ammorbidiscono il lembo di prato
davanti alla stalla
e subito occhieggia
il candore di una pratolina.
Lintrepido fiore rafforza,
mio giovane amico,
anche unanima stanca
e ravviva la speranza
che per te è incrollabile certezza.
Forse ci saranno ancora
anche per i miei occhi
fronde rinnovate
dal verde custodito
adesso negli scrigni delle gemme.
Poi giugno colmerà
prima lavidità degli sguardi
ed infine le palme protese
di ciliegie saporose.
Pirus di febbraio
Per supplire fanciullo
ai messaggi mancanti
inneggianti ai melograni accesi
dal sole dellautunno
e al tuo settimo anno
celebrerò invece un pirus giovinetto
che mi accolse già fiorito
il giorno del rientro dopo mesi di assenza.
Nel febbraio troppo mite
la sua giovinezza impaziente
nascondeva i sarmenti spinosi
sotto i petali rosati
e brillava tra i cespugli
ancora assonnati
come laurora al solstizio destate.
Le vivide corolle accendevano una scintilla lieve
anche nei miei occhi spenti.
Quella grazia raccolta richiamava alla mia mente
la tua infanzia
appartata e felice
come un fiore agreste.
Mimosa
Ci guardi con occhi radiosi
mentre passiamo
ingoiati dalla fretta.
Hai bevuto raggi
mimosa doro
a piccoli sorsi
per giorni e giorni
attingendoli al sole
dentro calici azzurri
di cristallo terso.
Adesso che il tuo fulgore è pieno
sosteremo per un attimo breve
bisognosi di luce.
Tu disseta pietosa
linveterata arsura
che ci accompagna.
Memoria luminosa
Ora lassenza
occupa il balcone
che prima colmavi
con largento delle fronde.
Il vento si allontana
lamentando sommesso
lamicizia delle foglie
polverizzate al suolo.
Nel tronco nudo
il tuo cuore geme
supplicando la linfa
impietrita dal gelo.
Mimosa sventurata
abbandonati senza dolore
alla sorte dubbiosa.
Già confidasti la tua breve vita
alla memoria luminosa
di una nuvola in fiore.
Piccole stelle
Per i miei occhi
intrisi di fantasia
non sfiorano la tua bianca veste
né calpestano i tuoi piedini
timide pratoline
ma minuscole stelle
sfuggite al firmamento
per rendere completa
la tua festa di Comunione
candida e solenne.
Le raduneranno i tuoi ditini
che ancora profumano
di pane celeste
offerto dal cielo agli innocenti
per custodirle a lungo
in un cantuccio segreto.
Fragranze uguali
Ti reciderò
perdonami
lembo di cielo
giacinto odoroso
ampolla dischiusa
di fiori di cera
scaturito dalla zolla
nutrito di ombre
e di umori profondi
per offrire il tuo olezzo
saturo di misteri
allanima pensosa di una donna.
Ti toglierò allaiuola
umida di pioggia
tua culla di terra
alle foglie sottili
che ti furono schermo
dei rigori estremi
al bulbo sotterraneo
che ti nutrì per mesi
di linfa feconda
al sorriso del cielo
a cui ti affratella il colore
ai baci del sole
ricolmi di tenero amore
perché ella aspiri
col tuo profumo soave
il suo stesso odore
essenza genuina
succhiata giorno dopo giorno dalle radici
rielaborata con gioia dal cuore
offerta in silenzio
finché la vita dura
a profumare il mondo
Ultimo giacinto
Con gioia più viva
del primo racemo di fiori
festeggio lultimo giacinto
sbocciato in giardino perché
affiderà al suo profumo
il compito grato
di rendere lieto
lanniversario
del tuo giorno natale.
Il suo colore intenso
svelerà alla tua anima
il profondo sentimento
da me custodito
come un bene prezioso.
Azzurra pergola
Rinserrano i fiori di glicine
che sogliono fare
più sereno aprile
gonfie nuvole grigie.
Tuttavia ho scoperto
a ridosso del muro
che gode del tramonto
una frangia sottile di cielo
guarnire un ramo.
Priverò quel tralcio
della sua unica gemma
per offrirtela in dono.
Laroma sottile
intriso di miele
ricondurrà il pensiero
a quel lontano giorno
quando unintera pergola
tingeva di azzurro
il sorriso di una mamma novella
e il vagito del suo roseo bambino.
Stendardo di primavera
Ho atteso per mesi
vivendo reclusa
la nuvola bianco-rosata
del mandorlo in fiore
stendardo della primavera.
La brezza ha iniziato
a dispiegarne un lembo sulla cima
nel cielo cristallino
quando il sole sorgeva
ai primi di marzo dentro un chiaro mattino.
Ora un drappo intessuto
con petali lievi
sventola intero
nel giorno luminoso
e nella notte nera
e invita le gemme del ciliegio
a svelarsi fiduciose
prima che il vento
dipani il fitto intreccio
delle sue corolle coraggiose.
Il tempo delle viole
Breve è il tempo
concesso alle viole
come la giovinezza
alla nostra persona.
Si svelano guardinghe
appena indulge il gelo
sotto il cielo che si rasserena
tra i fili derba secchi
prostrati sul terreno.
Si allargano a macchia
fino a ricoprire un lembo di prato
riservato ai ciliegi
già prossimi al turgore.
Celate tra le foglie
rotonde e lievi
che vestono il suolo
profumano laria
di un aroma sottile.
Ma il tepore benefico
restituisce vigore
anche agli steli
sontuosi di gramigna
e la giovinezza dellanno
assediata dallerba invadente
si spegne rassegnata
al declino silenzioso.
Lode alla margherita
Amo la margherita
e i suoi esili fiori.
Sorride il verde
attraverso il candore
degli occhi accesi.
Le nobili dita leggere
accarezzano tenere il cielo
salutano i gracili fiori
col giorno sereno
anche unape laboriosa
un passero ciarliero
il vento frettoloso
e una nube bambina
che gioca a rimpiattino
col vecchio sole.
Amo la margherita
e i suoi esili fiori
che nella vita breve
racchiudono la primavera.
Narcisi in fiore
Appartiene ai nostri occhi
assetati di colore
la freschezza luminosa
dei narcisi bianchi e gialli
figli primogeniti della terra.
Affiorano dal suolo
ancora indurito dal gelo
e invitano il sole
a mostrarsi nel cielo
dissolvendo la muraglia di brume
che restringe lorizzonte breve.
Le mobili corolle
mosse dal vento
inviano messaggi di luce
alle gemme sopite
sotto le squame gelose.
Lalba di domani
sveglierà sul ciliegio annoso
un lembo sottile
di verde nuovo.
Piccoli narcisi
Assomigliano a te
buona Maria
i narcisi dai piccoli fiori.
Si schiudono senza clamore
e sorridono a lungo
adattandosi persuasi
ai giorni di sole
e a quelli piovosi.
Hanno corolle coi petali brevi
che celano nel profondo
accanto al nettare
un profumo delizioso.
Se avvicini il tuo volto a quei fiori
godrai la freschezza discreta
e lineffabile odore.
Mammole
Adesso che il tempo
volge in lenta discesa
ritrovo nelle mammole
la gioia dellinfanzia fiduciosa.
Occhieggiavano allora
tra le foglie nuove
come per offrirsi alle mie piccole mani bramose
di cogliere rapide tutta quella odorosa freschezza
compendio della primavera
come me in ascesa.
E dopo andavamo
assieme dentro laria cilestrina
io e le viole.
Radicavano gli steli
penetrando lintreccio
roseo delle dita.
Sbocciava dalle mani
il primo fiore della vita.
Fuochi di primavera
Ardono i rami
che nella passata stagione
recarono dovizia
di fiori e di frutti.
Crepitando le fiamme
avvolgono rapide
il mucchio scomposto
di sarmenti sottratti
ai peschi alle viti
alle rose ai meli.
Intrecciano assieme
agili danze
fino a dissolversi
in fulgida luce.
Poi immemore giace un pugno di cenere
quasi azzurrina.
Potessi recidere anchio
gli anni trascorsi
ed erigere un mucchio
sopra la zolla
da offrire alla fiamma.
Così il tempo smarrito
si caglierebbe in luce
a ritardare
di qualche attimo
il declino del giorno.
Miosotide
Per mesi la pianta
esotica solo nel nome
giustifica limmagine greca
di orecchie di topo
per le foglie guardinghe e pelose.
Ma spalanca improvvisa in aprile
destata dal nuovo tepore
gli occhietti azzurrini
e ride al cielo
e a chi la guarda
affascinato da tanto splendore.
Ombra di fiori
Primi giorni di aprile.
Si adagia leggera
ad inghirlandare il suolo
lombra vaporosa
dei fiori di ciliegio.
Conserva anche sul terreno
il luminoso incanto
delle candide corolle
e il ronzio affaccendato
delle api in volo.
Somiglianza
Ai ciliegi fratelli
assomigli anche nella primavera
figlio possente di rami
come loro radicato alla terra.
Già a marzo scorgevo
gran copia di gemme
gonfiarsi al primo tepore
e ogni giorno di sole
ne dilatava il cuore.
Quando aprile spalancò
le finestre del cielo
mutando la coltre di nubi
in cirri leggeri
unaureola di fiori
avvolse la fronte degli alberi
e fu il nostro declivio
una nuvola vaporosa.
Trascorsero giorni carichi di attesa.
Intrecciarono le api danze propiziatorie
spargendo sugli stami
granelli di polvere doro.
Il vento condusse benigno
i petali alati
a perdersi dentro lazzurro.
Tra le foglie acerbe
apparvero teneri e verdi
i figli dei fiori.
Volubile il vento
mutando umore
soffiò rabbioso.
Così inaridì avanti di essere
linfanzia fiduciosa.
Anche ai tuoi rami
un turbine improvviso
tolse prima che fossero frutti
le speranze migliori.
Adesso a voi figli rimane
la vostra chioma
e il tronco poderoso.
Non ci possegga allora
lassenza dolorosa.
Finché dal suolo salirà la linfa
a nutrire il pensiero
avrete ancora
stagioni nuove
e abbondanza di fiori.
Sfida al gelo
Palpitano di rosa
i boccioli di pesco
frementi nellattesa
del primo tepore.
Ma ancora indugia il sole
trattenuto dai vapori
umidi del cielo.
Incurante delle vette
gelide di neve
il mandorlo dispiega
corolle vaporose
e lalbicocco impavido
inghirlanda i rami
con collane di fiori.
Come gli alberi
il cuore sfida lindifferenza delle menti
e il gelo repentino
rifiorendo di nuovo.
Il fiore promesso
Ancora si ripete
celato nel profondo
lantico prodigio
della vita che si rinnova.
La piena sotterranea
condusse alla terra
un seme vittorioso
dell irruenza dei flutti.
Penetrò fiducioso
la tiepida zolla
e attese trepidante
che spuntasse la radice
avida di linfa buona.
Maturarono allesterno
le mutevoli stagioni
soggette agli umori del tempo.
Ai giorni corrucciati
sconvolti dal vento
succedeva il sereno
trapunto di raggi.
Nel silenzio del suolo
il minuscolo germe
foglia dopo foglia
diventa una gemma.
Palpita adesso
percorsa dal turgore
ogni fibra della zolla
e già svela trionfante
allazzurro stupefatto
il fiore promesso.
Acero bambino
Acero bambino
caro piccino
disperso dal vento
in mezzo al campo o al prato
saprò avere cura
della tua debole vita
minacciata dai piedi e dallaratro.
Ti troverò una culla
in un angolino
avrai un letto
di terra buona
non ti mancheranno
il sole e lacqua
e il mio fresco sorriso al mattino.
Cresceremo assieme
ogni giorno un pochino
finché saremo
un acero e un uomo
agili e forti
nello stesso giardino.
Historia
Restano alla terra opaca
minuti segni
deboli tracce
e denudata
lanima della parola
remota eco
carica di messaggi.
Lo specchio del sole
immobile sovrasta
il flusso dei millenni.
Nella pupilla ardente
balena presente
ogni cellula viva
si scinde unameba
negli abissi profondi
si schiude una gemma
sfidando i geli
matura un seme
vagisce un bimbo
sinfrange una zolla
langue una rosa
perisce un uomo.
Nel nostro sguardo
rivolto al sole
la storia del mondo.
Verbaschi
Altissimi verbaschi
candelabri vegetanti
radicati al suolo
accesi sui detriti del Meduna
folgorato dal sole
illuminate di morbida luce
gli azzurri spazi
che limpidi sovrastano
la bianca distesa pietrosa.
Altissimi verbaschi
lucerne balenanti
nellaria estiva
ormai dimentichi
di foglie e di radici
confuse a terra
dentro uno stuolo derbe
fiorite nellofferta
domandando al sole
corolle radiose.
Altissimi verbaschi
odorose coppe
traboccanti di splendore
restituite al sole
la fiamma del colore.
Altissimi verbaschi
incensieri odorosi
consumatevi nelladorazione
dellastro vitale
alto sullorizzonte
bruciando gli steli
protesi verso il cielo
tabernacolo del sole.
Altissimi verbaschi
lampade votive
sospese sullaltare
del torrente ardente nellestate
glorificando il sole animatore.
Altissimi verbaschi
asceti luminosi
sul greto del Meduna
si rifugia assieme alle vostre vite
riconoscente e grata
la preghiera della terra.
Altissimi verbaschi
corona doro
per le esistenze immemori
recitate il «Vi adoro».
Il gallo variopinto
Fantastiche ali
spuntate per foreste
traboccanti di fiori
variopinto piumaggio
atto a confondersi
con il verde rigoglio
mutaste regione
serbando i colori.
Domestico gallo
non ti rattrista
lattuale squallore
lo spazio angusto
gli alberi spogli
il cortile fangoso.
Libero incedi
recando sul corpo
un drappo di fiori.
Finché procedi
diritto e maestoso
le piume si accendono
del bagliore della fiamma
quando volgi
il petto superbo
al celeste fulgore
e poi gli dedichi
il tuo inno glorioso
il rosso sanguigno
divampa come al sorger del sole
e gocce di luce
ti fioriscono il petto
di corolle doro
che contendono lo spazio
al bosco tenebroso.
Mio gallo luminoso
come a te ci ravvivi
i giorni ombrosi
un serto di fiori
prezioso arcobaleno
che ancora serbiamo
in fondo alla mente offuscato
dal moderno grigiore.
E passeremo avvolti
dentro unaureola di colori.
Così germoglia
Non basta la fertile zolla
benché satura di pioggia
a gonfiare le gemme
difesa dalle squame.
Invano la linfa
che sale dal profondo
premeva contro il cuore
assopito del germoglio.
Ancora lo possiede
lumido grigiore
che assedia il cielo.
Ma ci sarà unalba
chiara di vento
a fugare le nubi
e uno squarcio azzurro
velerà il sole nuovo.
Oh fragile virgulto
di salice biondo
incurante dei rigori
accarezzerai i raggi
venuti da lontano
con dita verdi
grate del dono.
Non basterà a spezzare
linvolucro marrone
il germe del mio canto.
Lo arresterà il timore
di oscuri nembi
che gravano attorno.
Se incontrerà il tuo volto
solare e buono
riceverà calore
dagli occhi luminosi
e si leverà rigoglioso.
Unione
Due entità avvinte
una vicenda sola
dal ciclo breve
racchiuso nellellisse
che percorre il sole.
Due esistenze unite
dal ritmo incessante delle stagioni
da quando la zolla
si scioglie commossa e germoglia
fino a quando lautunno
cede allinverno
rendendola spoglia.
Ai giorni ampi e sereni
si alternano ombre gravide di nembi
raggi incandescenti
algori estremi
turbini ridenti
e poi ancora
cieli trasparenti
e distese verdi
nellattesa crescente
che fioriscano i peschi
che maturino i frutti del ciliegio
che profumi la vite
accanto alle rose
e ai gerani ridenti
in ansia per gli steli del mais
appesantiti dai pennacchi emergenti
per esultare trionfanti
quando un rivolo doro
fluirà nei carri accoglienti.
Ad altri lonore
di segnare gli eventi
di tracciare nella storia
unorma possente.
A noi invece Sacerdoti della Terra
lolocausto quotidiano
e lattesa paziente.
Colori sanguigni
La terra si ammanta di rosso
nel giorno del Battista.
Divampano sugli steli
come lingue di fiamme
le corolle dei gigli.
Occhieggiano tra il fogliame
le ciliegie tardive
offerte allestate.
Dispiegano i papaveri
un drappo vermiglio
tra i filari della vigna
e cuori di fragole
palpitano scarlatti
sul petto delle zolle.
Perfino la pietra inerte
di davanzali e balconi
si anima di gerani squillanti e giulivi.
Lallegro tripudio
fatto di colori sanguigni
fiorisce anche la mente
di sentimenti vivi.
Colori di San Giovanni
Lestate che si attarda
questanno dentro cumuli e nembi
e solo a tratti compare
vestita di sole
riserva a San Giovanni
sanguigno e volitivo
il vergine candore
incontaminato dei gigli
specchio allanima di Antonio
benevolo predicatore.
A celebrare il nome
del tuo intrepido patrono
mancheranno le corolle
simili a lingua di fiamma.
Avrai invece
la fragranza odorosa
dei bianchi fiori.
Ne ebbe a dovizia
la mia giovinezza fiduciosa
nei giorni che la mente
frugava nei recessi
a scoprire i moti del cuore
e ancora credeva
che ogni sentimento
avesse attinto dai gigli
lintatto biancore.
Le sorgeva invece
subito accanto
un groviglio di colori.
Spiccava il rosso
infuocato e glorioso
seguiva il giallo
caldo e luminoso
a cui era compagno
lazzurro soave e fiducioso.
Li rattristava presto
il viola pensoso
che si spegneva languido
consunto dal tempo impietoso.
Svanito ormai
ogni altro colore
ritrovo in fondo il bianco
immacolato candore
a saziarmi come
nei verdi anni
lo sguardo ed il cuore.
Fraternità accesa
A celebrare il giorno
di San Giovanni
cuore inquieto dellestate
il fuoco dei gerani
trionfante fiamma
accesa sugli steli.
Ti giunga assieme
al colore generoso
un lembo della mia anima
trasfusa nella pianta
coi grani di concime
e lacqua piovana.
Riassumono lintesa
di tre lunghi anni
nel fragile stelo.
I gigli del solstizio
Lestate intona
il suo inno al sole
dispiegando nellaria
lo squillo lieto
dei gigli luminosi.
Pendono i calici
dallo stelo flessuoso
per intonare un canto
di raggi doro.
Anche se il turbine
che accompagna il sostizio
toglierà improvviso
al cielo il sole
basterà il concerto
dei gigli doro
a colmarci gli occhi
di raggi luminosi.
Rugiada di San Giovanni
Ora verranno i giorni lunghi
consacrati a San Giovanni.
Sarà assolato fino a tardi il cielo
mentre la notte
breve e trasparente
formicolerà di stelle
misteriose ed inquiete.
Il mattino impaziente
brillerà di gocce
preziose di rugiada.
Berremo allalba
qualche prodigiosa stilla
scivolata in fondo
a una coppa odorosa di magnolia.
Il liquore soave
custodito nel calice intatto
apporterà al corpo estenuato
un vigore rinnovato.
Gigli di San Giovanni
A te appartengono
profeta del deserto
austero San Giovanni
lardore del solstizio
a incendiare il meriggio
il turbine improvviso
a sconvolgere il piano
i lampi e i tuoni
a scuotere il cielo
la pioggia arrogante
a percuotere il terreno
e dopo luragano
uno squarcio di sereno
svelato dalle nubi
che scortano il sole
prossimo al declino
e poi ancora
palpiti di stelle
nel cielo turchino
a spargere rugiada
sopra la tua piaga
e a fare di ogni erba
unampolla prodigiosa.
A te conviene
martire glorioso
il fuoco dei gigli
intrisi del tuo sangue vermiglio.
Ad altri altari
giova la mollezza
di garofani e rose.
A te rechiamo
araldo coraggioso
il giglio altero
nutrito dalla terra
acceso dal sole
lingua di fuoco
e balsamo odoroso
sangue delle tue viscere
ed essenza della tua anima.
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