Linda Picco

 


(cliccare per ingrandire)

 

RICERCA SULLA CONDIZIONE
SOCIOLINGUISTICA
DEL FRIULANO

 

Cuaders dal Centri Interdipartimentâl di Ricercje su la culture e la lenghe dal Friûl
Quaderni del Centro Interdipartimentale di ricerca sulla cultura e la lingua del Friuli

 

Forum
Editrice Universitaria Udinese Srl
via Palladio, 8
33100 Udine
Udine, 2001

ISBN 88-8420-033-4

 versione in friulano
(in preparazione)

 versione in italiano

 


INDICE

 

Presentazione, di Giovanni Frau

Introduzione, di Raimondo Strassoldo

 

1. L’analisi monovariata

1.1. Il comportamento linguistico

1.1.1 Grado di conoscenza del friulano

1.1.2 L’uso del friulano nelle relazioni familiari

1.1.3 Apprendimento del friulano

1.1.4 Lingue conosciute

1.1.5 “Lingua del cuore”

1.1.6 Uso del friulano nella sfera più intima, personale

1.1.7 Lingua con cui ci si rivolge ad uno sconosciuto

1.1.8 Uso dei mass-media in lingua friulana

 

1.2 Le motivazioni

1.2.1 Motivazioni del parlare friulano

1.2.2 Motivazioni del favore alla trasmissione della lingua friulana ai figli

1.2.3 Motivazioni pro o contro l'educazione bilingue dei bambini

1.2.4 Motivazioni e atteggiamenti pro o contro la tutela della lingua friulana

 

1.3 Le opinioni e gli atteggiamenti

1.3.1 Opinioni e atteggiamenti sul friulano

1.3.2 Opinioni su quali situazioni sono più appropriate all'uso del friulano

1.3.3 Opinioni sulla lingua da usare in pubblico, in presenza di chi non comprende il friulano

1.3.4 Opinioni sulla conservazione e/o il ripristino della toponomastica in friulano

1.3.5 Opinioni sull'evoluzione della lingua friulana

1.3.6 Opinioni sull'insegnamento scolastico del friulano

1.3.7 Atteggiamenti verso i mass-media in friulano

1.3.8 Lingua, identità, autonomia

 

1.4 Conoscenza della legge di tutela

 

2. I profili secondo alcune caratteristiche degli intervistati

2.1 Il sesso: le femmine

2.2 L'età: i giovani

2.3 Il titolo di studio

2.3.1 I licenziati

2.3.2 I diplomati

2.3.3 I laureati

 

2.4 La lingua del cuore: i “friulani”

 

3. L’ analisi multivariata

3.1 L’analisi delle corrispondenze multiple

3.2 La regressione lineare multivariata

3.3 L’analisi dei sentieri causali (o “path analysis”)

3.4 L’analisi discriminante

 

4. Note metodologiche

4.1 Le fasi e i tempi della ricerca

4.2 Il campionamento

4.2.1 Unità primarie (i comuni)

4.2.2 Unità secondarie (gli intervistati)

4.2.3 Proiezione su tutta la popolazione dell’area friulanofona

4.3 Le interviste

4.4 Il questionario

4.5 Le caratteristiche del campione

4.6 Confronti con la ricerca di G. Williams del 1996

 

Bibliografia

Appendici (file .zip)

 


Presentazione

Accogliamo con grande piacere e con non celata soddisfazione la stampa della presente monografia, che riteniamo di poter considerare il più importante strumento di riflessione, oggi disponibile, sullo status della lingua friulana: uno studio fondamentale dal quale non si potrà prescindere, una pietra miliare dalla quale bisognerà partire per i futuri, concreti interventi di tutela e di promozione (in continuità con quelli già attuati o in via di attuazione).

Considerata la qualità, soprattutto scientifica, della ricerca, la soddisfazione si accresce al ricordo che la iniziativa, decisa in una delle prime sedute del Comitato scientifico dell’Osservatorio della lingua e della cultura friulane (O.L.F.) appena insediatosi, alla fine dell’estate del 1996, fu presa in seguito ad una nostra convinta proposta. Nonostante le perplessità di chi obiettava che la inchiesta poco avrebbe aggiunto a quanto già si poteva in generale percepire sulla condizione e sull’uso del friulano, eravamo sicuri della importanza e della bontà della impresa. Oltretutto essa si poneva come una scelta primaria, in certo senso obbligata, se vista all’interno dei compiti demandati all’O.L.F. dalla legge regionale n. 15 del 1996, che dell’O.L.F. aveva fissato la istituzione. Non si poteva sorvolare su un dato essenziale, cioè che la legge fra i vari ambiti di intervento stabiliva esplicitamente che l’OL.F. provvedesse alla “elaborazione di studi e indagini statistiche sulla situazione socio-linguistica del friulano, individuando i progressi, ovvero i regressi, del suo stato linguistico e sociale”.

Come si può immediatamente constatare, anche solo scorrendo le pagine del volume, i risultati dell’inchiesta e i relativi commenti vanno ben oltre la registrazione dei dati generali (del resto anch’essi importanti, per quanto prevedibili) sulla situazione della lingua friulana, caratterizzata da un forte calo del numero dei parlanti, negli ultimi decenni purtroppo accentuatosi forse più del previsto, ma lo studio aggiunge soprattutto una serie di risultati fondamentali, indispensabili per chi deve istituzionalmente operare sul piano della politica linguistica in rapporto al friulano. Tali dati riguardano gli aspetti del comportamento linguistico e si soffermano dettagliatamente sulle motivazioni, sulle opinioni, sui possibili atteggiamenti dei parlanti con riferimento alle principali situazioni ed ambiti d’uso del friulano e su altro. Una loro approfondita, corretta interpretazione - del resto già ben riassunta nei venti paragrafi numerati della Introduzione di Raimondo Strassoldo e anticipata nelle particolari analisi di Linda Picco, i due coautori della Ricerca -, offrirà senz’altro un grande aiuto per le prossime azioni a favore della lingua friulana.

A tale riguardo sarebbe presunzione voler concentrare e contenere la futura attività strategica in un’unica ricetta, anche perché alcune risultanze della indagine offrono la possibilità di interpretazioni multiple, come avvertono gli stessi ricercatori. Sarà perciò opportuno, da principio, cercare di risolvere i problemi e i bisogni provenienti dalla analisi dei dati inequivocabili e usare il metodo della sperimentazione nei casi di interpretazione non univoca.

Ci sembra comunque condivisibile, anche nella prospettiva linguistica, la visione operativa generale, avanzata da Raimondo Strassoldo in chiusura della sua lunga introduzione, quando avverte che in primo luogo bisogna dimostrare che i valori tradizionali sono compatibili con quelli della modernità, in particolare «che la lingua friulana [] può benissimo convivere con le altre []; a patto naturalmente, che da un lato cadano gli stigmi e gli ostacoli contro di essa, e dall’altro che essa stessi si modernizzi, si elevi, si ‘normalizzi’, diventi capace di esprimere i contenuti della modernità o, ormai, della post-modernità».

Una prova di tale potenziale capacità la danno anche gli Autori del volume nel momento in cui offrono -affiancata al testo italiano- pure la versione friulana. E’ una nuova testimonianza (che s’aggiunge alle ormai non poche consimili, recenti sperimentazioni) che la nostra lingua (come del resto tutte le lingue, se sorrette dalla volontà dei parlanti) può piegarsi a trattare qualsiasi tema ‘moderno’, anche di carattere scientifico specialistico, quale si definisce il saggio di sociologia qui presentato.

Ci sia consentito di sottolineare un ultimo aspetto emergente dalla nostra monografia: esso conferma che solo dalla collaborazione fra l’interesse e l’impegno delle pubbliche istituzioni (per l’occasione l’O.L.F.) con l’Università di Udine possono realizzarsi imprese veramente importanti, quale la presente, finalizzate e allo «sviluppo e rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, della storia e delle tradizioni del Friuli», come recita la legge istitutiva dell’ Ateneo udinese. A chi con questa monografia si tanto si è impegnato verso tale direzione, vada il plauso nostro e quello di tutti i Friulani, che amano la loro lingua.

Giovanni FRAU

(Presidente dell’O.L.F.)


INTRODUZIONE

di Raimondo Strassoldo

 

Tra i compiti dell’Osservatorio Regionale della lingua e della cultura friulana (O.L.F.) - istituito con la L.R. n.15 del 1996 - è prevista “l’elaborazione di studi e indagini statistiche sulla situazione socio-linguistica del friulano, individuando i progressi, ovvero i regressi, del suo stato linguistico e sociale”.

Sulla situazione socio-linguistica del friulano sono già stati svolti in passato alcuni studi. Tra i più rigorosi e sistematici si possono ricordare quelli svolti dall’Istituto Internazionale di Sociologia (I.S.I.G.) di Gorizia, nel 1977 e nel 1986, rispettivamente su incarico della Commissione Regionale per le parlate minori e della Provincia di Udine.

Il primo studio, che aveva per oggetto tutte le parlate minori (e quindi, oltre che il friulano, anche le parlate venete e tedesche; per quanto riguarda lo sloveno, si limitava a quello in uso nella fascia orientale della provincia di Udine), comprendeva l’intero territorio regionale; il secondo, la sola provincia di Udine. I due studi sono stati condotti con metodi, strumenti e quesiti in parte analoghi, e quindi comparabili: per tale motivo sono stati considerati anche nell’ambito della presente indagine come degli utili precedenti, grazie ai quali - adottando i medesimi metodi e quesiti - poter effettuare un raffronto che consentisse di mettere in luce le dinamiche socio-linguistiche del friulano nel corso degli ultimi vent’anni.

Anche in quest’ultima indagine, commissionata dall’O.L.F. al Dipartimento di Economia, Società e Territorio dell’Università di Udine, si sono studiati, fra l’altro,

a) l’uso dei diversi codici linguistici (friulano, italiano, veneto, altri) nelle diverse situazioni sociali (familiari, amicali, comunitarie, strumentali, professionali, pubbliche, ufficiali, ecc.);

b) gli atteggiamenti verso la cultura e la lingua friulana (attaccamento, affetto, disprezzo, indifferenza, ecc.);

c) opinioni e giudizi circa il destino della lingua e della cultura friulana (sviluppo, tenuta, regresso, estinzione);

d) gli atteggiamenti e le opinioni rispetto all’introduzione della lingua e cultura friulana nella scuola, nei media, nella vita professionale e pubblica.

Come i precedenti, anche questo studio deve essere definito, a rigore, più di sociologia del linguaggio che di sociolinguistica propriamente detta. Quest’ultima, infatti, è una disciplina prevalentemente linguistica. Non si sono qui potuti affrontare adeguatamente i temi della “qualità” del friulano usato, delle sue varietà, delle sue tendenze evolutive (o involutive), delle interferenze ed alternanze e stratificazioni tra i diversi codici, delle forme fonetiche, lessicali, grammaticali, sintattiche dei parlanti, e così via. La rilevazione di questi aspetti, com’è evidente, avrebbe richiesto competenze, metodi, e tecniche di tutt’altro genere.

Anche così delimitata, tuttavia, la problematica si presenta piuttosto complessa e delicata, e tale da non prestarsi a tecniche sociologiche più grossolane (e molto più economiche e diffuse), come il questionario postale o l’intervista telefonica. Anche allo scopo di mantenere la comparabilità con le precedenti ricerche, è stato quindi adottato il metodo dell’intervista faccia-a-faccia, nella residenza dell’intervistato, con questionario pre-strutturato (cfr. appendice metodologica). Le interviste sono state condotte da personale bilingue (italiano-friulano) appositamente preparato. Infatti, un’importante novità rispetto alle ricerche precedenti, di cui non è facile valutare gli effetti sui risultati, è che le interviste potevano essere svolte in italiano o in friulano, a scelta dell’intervistato. Un buon terzo degli intervistati ha scelto il friulano.

L’area geografica interessata è la stessa della ricerca del 1977 (fig. 1), e anche i comuni sono gli stessi, in modo da mantenere al campione odierno gli stessi livelli di rappresentatività allora garantiti. I mutamenti demografici e socio-economici intervenuti nel frattempo si sono distribuiti in maniera abbastanza omogenea tra di essi, in modo da non alterare i loro “pesi” (cfr. note metodologiche). Le persone intervistate - ossia il campione “di secondo stadio”- sono state 463, così distribuite: 72 intervistati nel comune di Udine, 31 in quello di Gorizia e 12 ciascuno per i restanti 30 comuni del campione.

I caratteri generali del campione si possono ritenere abbastanza tipici della popolazione friulana in generale (cfr. note metodologiche). Il campione è stato “stratificato” a priori per sesso ed età. A quest’ultimo proposito va ricordato che si sono mantenuti i limiti d’età 18-65 anni adottati nelle precedenti ricerche; anche se sono in parte cadute le ragioni tecniche che allora avevano giustificato tale scelta, e sono per contro più forti oggi le ragioni che avrebbero spinto quanto meno ad aumentare il limite superiore (invecchiamento della popolazione, e contemporaneo miglioramento delle condizioni di salute psico- fisica degli anziani). Hanno prevalso invece le esigenze della comparabilità fra le tre indagini. Nell’esame dei dati di queste ricerche, quindi, è da tener ben presente che essi non si riferiscono ai minorenni né alla fascia più anziana della popolazione del Friuli. Tuttavia, con appropriate cautele, è possibile effettuare alcune estrapolazioni.

L’indagine è iniziata nell’estate del 1998 con la consueta fase d’aggiornamento sullo “stato dell’arte” (e qui è stato particolarmente utile lo studio dell’esperienza catalana, svolto presso l’Istituto di Sociolinguistica di Barcellona, organo ufficiale della Generalitat).

La rilevazione “sul campo” è stata effettuata tra il 15 dicembre 1998 e il 15 marzo 1999.

L’elaborazione dei dati si è svolta con le tecniche in larga parte automatizzate (SPSS) ormai universalmente usate in questi lavori.

In sintesi, le principali risultanze sono le seguenti:

1. Nell’area friulanofona la lingua friulana è parlata regolarmente da una buona maggioranza degli abitanti (57,2%), Un’altro 20,3% la parla solo occasionalmente e la capisce, e una quasi identica percentuale (19,9%) non la parla ma la capisce. Solo un’infima minoranza (2,6%) dichiara di non capirla.

Tenendo presente che la popolazione dell’area friulanofona, compresi i minori e le persone di età superiore ai 65 anni, è di circa 715.000 abitanti, si può stimare che il 60% di essi – ossia circa 430.000 – parli regolarmente in friulano.

2. Rispetto alla ricerca del 1986, nella sola provincia di Udine, l’uso del friulano è calato di 12 punti percentuali (dal 75 al 57%). Rispetto alla ricerca del 1978, del 20% circa. Si può quindi affermare che il friulano sta perdendosi al ritmo dell’1% all’anno.

3. Si parla friulano più fuori casa, nei rapporti comunitari (amici, colleghi di lavoro) che in ambito famigliare. Il dato, solo apparentemente sorprendente, era stato evidenziato già nella ricerca del 1986.

4. V’è una crescente differenziazione nell’uso del friulano all’interno della famiglia. In particolare, spesso i genitori parlano friulano tra di loro e italiano con i figli. Il 50% degli intervistati parla friulano con i genitori, ma solo il 34,6% lo parla con i figli.

5. L’uso promiscuo dell’italiano e friulano all’interno della stessa famiglia è in crescita, anche se a livelli bassi. Nel 1978 oscillava tra il 2% e l’8%; nel 1999, tra il 4,9 e il 14%. E' massimo nei rapporti tra genitori e figli.

6. Il confronto con i dati della ricerca del 1978 permette di misurare la dinamica del friulano in quattro generazioni. In quella più anziana, nata al principio del secolo, il friulano era parlato dal 75%; in quella più giovane, dal 32,2%. Mediamente, in ogni generazione la perdita è del 10%.

7. Non si è rilevato l’uso del friulano nell’ultimissima generazione (i minorenni); ma consta che solo il 15% dei genitori più giovani (dai 18 ai 33 anni) parla friulano con i propri figli, e un altro 9% friulano e italiano insieme.

8. Tra coloro che non conoscono il friulano, solo il 22,3% dichiara di cercare di impararlo.

9. Il friulano è più usato che “sentito”: a fronte del 57,2% che lo usa regolarmente, solo il 50,1% lo considera la propria “lingua del cuore”.

10. Il friulano è lingua quasi solo parlata; meno del 5% lo usa (sempre o spesso) nelle proprie note personali, appunti, messaggi.

11. Il friulano è quasi solo lingua dei rapporti primari. Solo il 10% lo usa anche per rivolgersi a sconosciuti. Non si ritiene invece affatto sconveniente che uno sconosciuto, cui ci si è rivolti in italiano, risponda in friulano (75,3% degli intervistati dichiarano un tanto).

12. L’indagine sulle motivazioni del parlare friulano dà risultati molto diversi a seconda che si chieda agli intervistati di esprimere le proprie o di mettersi nei panni degli “altri” generalizzati. Nel primo caso risulta che la gente parla friulano soprattutto per abitudine e tradizione. Molto meno sentite sono le motivazioni di carattere “ideologico” (identitario, “nazionalistico”) e utilitaristico. Nel secondo caso, sul perchè i genitori friulani dovrebbero parlare friulano con i loro figli, prevalgono largamente motivazioni pertinenti all’amore per la lingua, la cultura, le tradizioni, l’orgoglio ecc., ed emergono anche quelle legate al valore del bilinguismo e multlinguismo, ecc.

13. La larga maggioranza degli intervistati è favorevole al bilinguismo italiano-friulano, soprattutto per motivi di tradizione culturale.

14. La quasi totalità degli intervistati è d’accordo (molto o abbastanza, 94,1%) che la lingua friulana debba essere tutelata perchè tutti i popoli hanno diritto alla propria lingua; una percentuale un po’ minore (86,5%) perchè “se si perdesse, si perderebbe anche l’identità del popolo friulano”.

15. Anche per gran parte dei friulani, la lingua friulana è adatta solo a situazioni informali, “basse”. Solo un terzo la ritiene appropriata anche per le funzioni religiose. Quasi tre quarti degli intervistati ritiengono che se in una pubblica assemblea c’è anche una sola persona che non capisce il friulano, bisogna usare l’italiano.

16. Tre quarti del campione sono a favore della salvaguardia della toponomastica in lingua friulana.

17. Rispetto alle ricerche precedenti, è calato l’ottimismo sul destino della lingua friulana (in assenza di efficaci interventi di tutela). Pochissimi credono che si rafforzerà; molto minoritari quelli che prevedono la sua estinzione. La grande maggioranza prevede un suo declino ed italianizzazione, ma non scomparsa.

18. L’85,5% della gente si dichiara a favore dell’insegnamento della lingua friulana nella scuola, e il 96,3% a favore della storia e delle tradizioni del Friuli. Questi risultati sono pressochè identici a quelli delle precedenti ricerche.

19. A tre e mezzo anni dall’entrata in vigore della legge regionale 15 del 1996 sulla tutela del friulano, solo il 20% della gente ne conosceva l’esistenza.

20. In generale, i maschi dichiarano comportamenti, atteggiamenti, opinioni e motivazioni leggermente più “friulane” che le donne. Giovane età e alto titolo di studio sono negativamente correlati alla “friulanità”.

Dai risultati delle indagini di questo tipo si possono trarre infinite interpretazioni, riflessioni e ragionamenti. Alcune sono esposte nei capitoli che seguono ma ogni lettore ne trarrà di suoi, sulla base dei proprie sensibilità, dei propri quadri di riferimento e delle proprie aspettative. Alcuni dati sembreranno sorprendenti, altri banali; alcuni incoraggianti, altri disperanti; alcuni confermeranno situazioni note, altri smentiranno nozioni consolidate. Alcuni sembreranno importanti, molti irrilevanti. Tutto dipende da ciò che ha in testa chi legge.

A mo’ di esempio, in questa sede ci limitiamo ad attirare l’attenzione sulla discrepanza tra i comportamenti da un lato, e gli atteggiamenti e le opinioni dall’altro. A fronte dell’evidente abbandono dell’uso della lingua friulana con i propri figli sta, ad esempio, il larghissimo consenso sul principio che i genitori friulanofoni (gli altri genitori) dovrebbero insegnare il friulano ai propri figli; o il quasi plebiscitario favore all’insegnamento della lingua, della storia e delle tradizioni friulane nella scuola. E temiamo che un domani, di fronte alla concreta possibilità di iscrivere i propri figli a queste materie, quel plebiscitario favore di principio stenterà a tradursi in pratica. Si tratta di un problema ben noto ai sociologi; qualcuno ha cinicamente o scherzosamente stimato al 5% il tasso di conversione degli atteggiamenti dichiarati in comportamenti di fatto. Tra l’adesione di principio a un valore e la sua messa in pratica si interpongono di solito numerosi ostacoli, tra cui molti derivanti dall’interferenza di altri valori. Così molti, che pur parlano il friulano, gli vogliono bene, si identificano con questa terra e questa cultura, non lo parlano con i propri figli perchè pensano che l’italiano - e l’inglese - siano più utili ai fini di assicurar loro il successo nella scuola, nella professione e nella vita. Il valore “successo” - cioè ascesa sociale, benessere, prestigio - fa premio sul valore “Friuli” - cioè storia, radici, identità, comunità. E come dar torto a quei genitori? Chi può negar loro il diritto a lanciare i loro figli verso il più alto possibile, a sperare per loro il massimo di prosperità?

Tra le diverse vie di uscita da questa contraddizione una è stata quella che predicava l’abbandono dei miti della modernità - il successo, il benessere - per un ritorno ai valori della comunità tradizionale - piccola, semplice, frugale, terragna, naturale, solidale, ecc. Ritorno al friulano come ritorno al buon mondo contadino d’una volta. E’ una prospettiva che poteva avere ancora qualche corso una generazione fa, con l’affacciarsi della cultura ecologista in un momento in cui sopraviveva ancora qualcosa del mondo rurale tradizionale; ma oggi, a parte qualche episodio di nicchia, non sempra un modello destinato ad avere molto successo presso l’ultima generazione, cresciuta in ambiente ormai compiutamente modernizzato, ipertecnologico, consumistico e globalizzato, cioè americanizzato.

Un’altra soluzione perseguita anni addietro da alcuni era quella mini-nazionalistica: per salvare la lingua e l’identità - ma anche per assicurare lo sviluppo e il prestigio - del Friuli era necessario puntare al riconoscimento della sua essenza di nazione, al pari di ogni altra; essenza garantita da antiche storie patriarcali, e legittimante il diritto del Friuli all’autodeterminazione e autonomia, fino all’indipendenza. Anche questa è sempre stata - in quest’ultimo mezzo secolo - una posizione molto minoritaria, e ormai quasi estinta oggi.

Si tratta allora di dimostrare che i valori del Friuli, come quelli di ogni regione etnica, sono compatibili con quelli della modernità; che il localismo - la comunità territoriale, le piccole dimensioni, le radici, la continuità storica, il rapporto concreto e stabile con la natura e l’ambiente, la condivisione di lingua, cultura, tradizioni, valori - è un necessario contrappeso ad alcuni aspetti deteriori del globalismo. E che la lingua friulana, espressione di questa comunità etnico-regionale, può benissimo convivere con le altre che vi sono parlate; a patto naturalmente, che da un lato cadano gli stigmi e gli ostacoli contro di essa, e dall’altro che essa stessa si modernizzi, si elevi, si “normalizzi”, diventi capace di esprimere i contenuti della modernità, o, ormai, della post-modernità.

Su questa linea di ragionamento sembra ormai essersi formato un’ampio consenso, sia a livello locale - di cui è espressione la legge regionale 15/96 - sia a livello europeo, di cui sono espressione i numerosi documenti, risoluzioni e accordi in tema di minoranze e lingue minorizzate; e infine, ultimamente, anche a livello italiano, con la legge 482/99. Si tratta ora di impegnarsi nel concreto, nel dettaglio, nel quotidiano, per fare entrare quei principi nelle coscienze, nell’opinione pubblica, nella cultura civica, nelle istituzioni. A questo mira, come ogni altra attività dell’OLF, anche questo lavoro.

 

La versione in lingua friulana

Uno degli scopi di questo libro è dimostrare che, con qualche sforzo, la lingua friulana può essere messa in grado di esprimere anche contenuti “alti” (in senso puramente tecnico- sociolinguistico) quali i risultati di una ricerca sociologica. Crediamo che questo sia il primo libro di sociologia empirica mai stampato in friulano, e sentiamo il peso della responsabilità di stabilire un precedente. Ci rendiamo conto che molte soluzioni suoneranno forzate, o banali, o irritanti; ma abbiamo la coscienza tranquilla, perchè abbiamo cercato di fare del nostro meglio, e su molte questioni ci siamo scervellati a lungo. Siamo naturalmente interessatissimi a tutte le critiche costruttive e suggerimenti migliorativi che potranno pervenirci in futuro. Il testo friulano è stato in gran parte rivisto da chi ne sa più di noi, in linguistica friulana, e quindi pensiamo che si avvicini abbastanza alla mitica koinè; ma alla sua base stanno le varietà proprie dei paesi in cui siamo cresciuti, Linda Picco e io; e non ci vergognamo che se ne senta qualche eco. Grazie a Dio, mentre esiste una legge che impone (a certe categorie di stampati) di seguire la grafia ormai ufficiale, per quanto riguarda il lessico siamo ancora in regime di libertà; ovvero, di legittimità del riferimento primario agli usi linguistici popolari, spontanei, veri, piuttosto che alle artificiose e sistematiche fabbricazioni delle commissioni di ingegneri linguistici. Personalmente spero che ad una lingua friulana ufficiale e moderna si arrivi anche per graduale convergenza della varietà lessicale esistente, piuttosto che per imposizione di un “dialetto” friulano sugli altri; e per l’operare di un insieme di regole ricco, vario e tollerante, in modo da lasciare all’uso - cioè alla collettività, al popolo - quanto più gioco e libertà possibile.

 

Ringraziamenti

Ringrazio Bruno Tellia per essersi assunto la respoensabilità tecnico-amministrativa dell’indagine; Maura e Vanni Delli Zotti per aver sovrinteso all’elaborazione statistico-elettronica dei dati; Licio De Clara e tutti gli amici che ci hanno aiutato nella traduzione di questo lavoro; Tiziana Ambrosino per la grafica e alcune parti dell’elaborazione dei testi. Ringrazio anche i quindici intervistatori, per la diligenza e l’impegno con cui hanno svolto il loro delicato lavoro. Soprattutto, naturalmente, ringrazio Linda Picco per la passione, la competenza, l’intelligenza e la dedizione che ha mostrato in ogni momento del lavoro, dalla raccolta della bibliografia, alla predisposizione del questionario, alla direzione e controllo della rilevazione sul campo, alla codifica e analisi dei dati, fino alla stesura delle relazioni e alla traduzione del tutto in lingua friulana.

 

Raimondo Strassoldo

Dipartimento di Economia, Società e territorio
e Centro Interdipartimentale di Ricerca
sulla Cultura e la Lingua del Friuli

Università di Udine

Ottobre 2000

 

 <<Libri Online

indice libro

 nuova pagina>>