CAP. 4 NOTE METODOLOGICHE

 

4.1. Le fasi ed i tempi della ricerca

La ricerca si è articolata nei seguenti tempi, con le fasi, canoniche in ogni lavoro di questo tipo:

A) Estate-Autunno 1998: 1) raccolta ed analisi della bibliografia e della documentazione esistente; 2) formulazione delle ipotesi ed individuazione degli obiettivi; 3) preparazione dello strumento di rilevazione (questionario); 4) scelta del campione;

B) Inverno 1998-1999: 5) reclutamento ed addestramento intervistatori; 6) campagna di rilevazione; 7) controllo della qualità dei dati; 8) caricamento dati in sistemi informatici; 9) elaborazione elettronica dei dati; 10) prima analisi ed interpretazione delle risultanze; 11) stesura della relazione finale per il committente.

C) Aprile 1999-Aprile 2000: 12) approfondimento dell’analisi dei dati con tecniche più sofisticate, allo scopo di evidenziare le connessioni interne statisticamente più significative; interpretazione dei risultati scientificamente più rilevanti, anche alla luce della letteratura e delle ipotesi teoriche di partenza; analisi delle implicazioni sul piano della politica linguistica.

 

4.2 Il campionamento

4.2.1 Unità primarie (i comuni)

In conformità del menzionato obiettivo di comparabilità, anche in questa ricerca l’universo di riferimento è quello degli abitanti dell’area friulanofona individuata nel 1977-’78. La delimitazione dell’area fu compiuta in conformità alle indicazioni degli esperti della Commissione Regionale per lo studio della condizione linguistica nella regione Friuli-Venezia Giulia, tra cui in particolare il maestro Lucio Peressi e il prof. Giovanni Frau. La costruzione del campione fu affidata al prof. Marzio Strassoldo, docente di statistica all’Università di Trieste. Il metodo adottato fu quello “a due stadi”, che prevede al primo stadio l’estrazione delle “unità primarie”, in quel caso i comuni, e al secondo stadio l’estrazione delle “unità secondarie”, cioè le persone da intervistare.

I comuni dell’area definita friulanofona furono stratificati in primo luogo tra comuni capoluogo di provincia (Udine e Gorizia) e altri comuni. Questi ultimi furono stratificati secondo i seguenti criteri: zona altimetrica, tasso di italofonia, grado di ruralità.

Il primo, articolato in “montagna, collina, pianura” evidentemente non pone problemi. Il secondo fu desunto, in mancanza di meglio (non esistendo infatti nei censimenti italiani l’abitudine a misurare anche le variabili linguistiche), dalle indicazioni del “Gruppo di Studio Alpina” di Bellinzona, autore nel 1975 di una ricerca sulle lingue minori parlate nel Friuli- Venezia Giulia. Il metodo seguito in tale studio era stato la raccolta delle indicazioni fornite dai segretari comunali; la cui conoscenza delle dinamiche sociolinguistiche dei loro amministrati certamente non ha carattere scientifico. In base a quello studio, comunque i comuni furono stratificati in tre gruppi, a seconda che i friulanofoni ammontassero (a detta dei segretari comunali) tra il 95 e il 100%, tra l’85 e il 94%, o meno dell’ 85% della cittadinanza.

Il terzo criterio (grado di ruralità) consisteva nel rapporto tra popolazione attiva in agricoltura e popolazione attiva totale, e stratificava i comuni in due gruppi, a seconda che gli attivi in agricoltura fossero più o meno del 25%.

I primi due criteri (altimetria e friulanofonia secondo la ricerca del 1975) evidentemente sono stabili nel tempo. Il terzo invece è una quantità variabile nel tempo, e in linea di principio la dinamica economico-occupazionale avrebbe potuto investire in modo così differenziato i comuni dell’area da alterare la loro collocazione negli strati e quindi la probabilità di essere estratti. Si è quindi proceduto alla verifica dell’andamento dell’occupazione nel settore primario tra il 1981 e il 1991 (ultimo dato censuario per comune disponibile), limitatamente ai comuni estratti, e si è constatato che in tutti (salvo 4, per un totale di 39 persone), è avvenuta una diminuzione degli attivi. Questa variabile oscilla al 1991 (ultimo dato disponibile) tra un minimo dello 0,76 e un massimo del 15,62%, con una media del 6,3%, lontanissima quindi dal 25% assunto nel 1978 come discrimine tra i comuni più e quelli meno rurali. Il calo in percentuale, nel decennio, è mediamente di circa il 22%. Le oscillazioni sono anche abbastanza ampie, ma dovute spesso all’esiguità dei numeri assoluti. In linea di principio, le verifica avrebbe dovuto essere estesa a tutti i comuni dell’area. Due considerazioni hanno consigliato di soprassedere: 1) i dati censuari disponibili risalgono a dieci anni or sono, e quindi comunque non rappresentano la realtà attuale. Vi sono numerose indicazioni secondo cui nel decennio successivo gli occupati in agricoltura sono continuati a calare, con ritmi non meno incisivi (si parla oggi, a livello regionale, di meno del 4% di occupati in agricoltura). 2) Non era stata esplicitata, nel 1978, nè la ratio della scelta dell’indice di ruralità, nè del discrimine al 25% di attivi. Si può ipotizzare che nel 1978 l’indice occupazionale fosse stato assunto come indicatore indiretto di una grandezza diversa, cioè la ruralità come sindrome culturale complessa, e legata quindi anche ai comportamenti linguistici. Oggi il peso di questo indicatore risulta indebolito al punto da rendere superfluo un suo ricalcolo e quindi una nuova stratificazione (es. comuni con più o meno di 4% di occupati in agricoltura), nè sembra possibile la costruzione di un nuovo indice di ruralità che lo sostituisca. Al 2000, anche in Friuli, il grado di ruralità è essenzialmente ormai una grandezza “storicizzata”, non più attuale.

Non sembrano esservi dunque argomentazioni robuste contro l’adozione delle unità primarie del 1978 e della perdurante validità dei suoi livelli di confidenza (“rappresentatività”) del campione, allora stabiliti dal prof. Marzio Strassoldo in

N pqz 2 a/2

n = —————————

(N – 1) E2 pq z2 a/2

La combinazione dei tre criteri nel 1978 aveva prodotto 17 strati, dai quali mediante la tabelle dei numeri aleatori erano state estratte le unità primarie evidenziate nell’appendice 1.

 

4.2.2 Unità secondarie (gli intervistati)

Per quanto riguarda le unità secondarie, esse risultavano nel 1978 determinate in 60 per Udine, 26 per Gorizia, 9 per Tolmezzo, e 10 per tutti gli altri comuni, per un totale di 385. Nel 1999 i numeri, grazie alle maggiori disponibilità di bilancio, hanno potuto essere ampliati a 463, (assicurando un più elevato livello di confidenza) distribuiti come evidenziato nell’appendice 2.

Per quanto riguarda il metodo di estrazione delle unità secondarie, si è dovuto apportare una variazione tecnica importante, resa necessaria e possibile dai mutamenti economico-giuridici. Mentre nel 1978 i nominativi delle persone da intervistare sono stati estratti con metodo casuale (primo numero a caso, e poi passo costante) dalle liste elettorali, a partire dal 1996, e dalla legge n. 675 di quell’anno, nota come “legge sulla privacy” questa tecnica è stata resa di difficile utilizzo, in quanto molti segretari comunali l’applicano molto restrittivamente e inibiscono l’accesso alle liste elettorali, anche per comprovati motivi di ricerca scientifica.

D’altra parte, negli anni intercorsi dal 1978, si è assistito alla diffusione del telefono in tutti gli strati sociali. L’ elenco telefonico è divenuto quindi un buon surrogato delle liste elettorali, pur tenendo presente che 1) esiste pur sempre un quota marginale di famiglie che non dispone del telefono; 2) esiste una quota, probabilmente anche più minuta, di soggetti che pur avendo il telefono non figurano nell’elenco telefonico per motivi di riservatezza. Da alcune verifiche compiute, si può ritenere che ca. il 10% dei nuclei famigliari non figura sull’elenco; e che questa quota è ripartita soprattutto nella fascia socio-economica più bassa e in quella più alta. In complesso, comunque, l’elenco telefonico è ormai da molti anni considerata una base del tutto affidabile per costruire campioni nelle ricerche di mercato e nei sondaggi sociologici; su di esso si basa quella che è diventata uno dei business più caratteristici della società contemporanea.

Per individuare i soggetti da intervistare, si è proceduto all’estrazione casuale del primo abbonato dall’elenco e quindi, per passo costante (calcolato, evidentemente, in base al numero degli abbonati del comune) sono stati poi estratti quelli successivi. Per ogni campione primario è stato estratto un campione di riserva.

Un problema non affrontato nel 1978 era quello del rapporto tra l’universo dei 18-65enni e quello dell’intera popolazione. Come si èaccennato nell’introduzione, il limite dei 18 era determinato principalmente dal momento di iscrizione nelle liste elettorali, e quindi in linea di principio non ha più ragione di essere, da momento in cui si utilizza l’elenco telefonico. Tuttavia, per molti motivi anche solo tecnico-metodologici (modalità di approccio e di formulazione delle domande, contenuti ecc.), sembra opportuno mantenere un discrimine tra il mondo dei minorenni e quello dei maggiorenni. Come si è anche avvertito, meno giustificabile è oggi la limitazione ai 65 anni, che si è dovuta mantenere solo a scopi di comparabilità.

In questa sede ci si può chiedere quali sarebbero i risultati se la ricerca avesse coinvolto un campione rappresentativo dell’intera popolazione parlante; o, inversamente, qual è il grado di “rappresentatività” del nostro campione rispetto all’intera popolazione dell’area friulanofona.

 

4.2.3 Proiezione su tutta la popolazione dell’area friulanofona

Al 1998 (ultimo anno per cui sono disponibili negli uffici di statistica della Regione i dati demografici disaggregati per comune) i residenti nell’area definita come friulanofona erano circa 715.000. Non è ragionevole essere più precisi, perché alcuni comuni (Paluzza, Pontebba, Ugovizza e Tarvisio) sono stati compresi solo in parte nell’area friulanofona; nel piano di campionamento del 1977, alcune loro parti erano state assegnate all’area germanofona, o comparivano in ambedue.

Circa 462.000 residenti avevano tra i 18 e i 65anni e sono quindi l’universo dell’indagine. Di essi, come si ricorderà, il 57% dichiara di capire e parlare correntemente il friulano. Consideriamo questo un indicatore attendibile di friulanofonia. Forse con un eccesso di rigore, non consideriamo quindi il 20,3% che afferma di parlarlo solo occasionalmente. Ad essi sono da aggiungere circa 96.000 con meno di 18 anni e 157.000 con più di 65 anni.

Per i minorenni, l’unico dato disponibile che permette una stima del loro tasso di friulanofonia è quello della lingua parlata con i figli da parte dei genitori della fascia più giovane. Come si è visto, essa può essere stimata a circa il 20%.

Per gli ultra-sessantacinquenni abbiamo il dato della ricerca del 1977/1978 che riguarda le persone che allora avevano oltre 45 anni, e che al ’98 ne avevano quindi oltre 65. In questa fascia, circa il 72% parlava friulano con il coniuge (uno dei più attendibili indicatori di friulanofonia), e si può supporre che sia rimasta friulanofona anche in seguito.

Sommando questi tessi, ponderati per il peso demografico delle fascie di riferimento, si giunge ad una stima del tasso di friulanofonia dell’intera popolazione dell’area d’indagine: 60. Tradotto in numeri assoluti, lo “zoccolo duro” della popolazione friulanofona residente in Friuli ammonta quindi a circa 430.000 persone.

A questi sono naturalmente da aggiungere i friulanofoni residenti in altre aree della Regione (Monfalconese, Trieste, Pordenonese), nel Portogruarese, e soprattutto nel resto d’Italia e del mondo. Tuttavia non rientra tra i compiti di questo studio la stima di queste grandezze.

 

4.3. Le interviste

Come accennato, ad ogni intervistatore è stato affidato un certo numero di soggetti da intervistare, stratificati, come si usa, per età e sesso in modo da controllare a priori la buona distribuzione di almeno due variabili generalmente ritenute importanti.

L’equipe degli intervistatori era costituita di 15 studenti universitari e da neo-laureati bilingui, in modo che fossero in grado di sottoporre il questionario nella lingua prescelta dagli intervistati. Alcuni di essi avevano già partecipato con successo ad altre campagne d’intervista; tutti furono oggetto di accurata preparazione. Ad oguno furono generalmente affidate interviste nel territorio di residenza. L’intervista durava mediamente da mezz’ora a quaranta minuti.

Tutti i questionari sono stati visionati e verificati al momento della consegna in Dipartimento in presenza degli intervistatori stessi, così da individuare o dissipare immediatamente eventuali dubbi o anomalie. Un secondo controllo è stato effettuato al momento dell’inserimento dei dati al computer. Al termine della rilevazione è stato effettuato un controllo telefonico a campione presso alcuni intervistati, al fine di assicurarsi dell’effettiva visita dei nostri intervistatori: il controllo ha dato risultati completamente positivi.

 

4.4. Il questionario

Il questionario messo a punto nell’autunno del 1998 e sottoposto a un pre-test di 15 interviste, consta di 52 domande e poteva essere somministrato a scelta dell’intervistato in lingua italiana o friulana. Il questionario si presenta come pre-strutturato, ma in alcuni casi, per le tematiche più delicate, sono state previste delle domande aperte; inoltre, quasi sempre è stata prevista la modalità “altro” per poter raccogliere ogni informazione col maggior dettaglio possibile. L’ordine delle domande risponde, nelle intenzioni, a un criterio di sequenzialità logica e argomentativa; ed è molto diverso da quello seguito nell’esposizione dei risultati (cfr. appendici 3 e 4).

Il caricamento dei dati su Dbase ha avuto inizio ai primi di febbraio 1999 e si è concluso alla fine di marzo. I dati dei questionari in seguito sono stati trattati informaticamente con il programma dBase 3+, e successivamente elaborati per mezzo del pacchetto statistico Spss/Pc.

 

4.5 Le caratteristiche del campione

Per scelta a priori, il campione è equipartito tra femmine (233) e maschi (230) e fra tre fasce d’età: 154 fra i 18 e 33 anni, 158 fra in 34 e 49 anni, e 151 fra i 50 e i 65 anni.

Il 63,3% risultano coniugati (o conviventi), il 31% non coniugati, il 5,4% sono separati, divorziati o vedovi.

299 sono nati in provincia di Udine, 47 in quella di Pordenone, 32 nelle provincie di Gorizia e Trieste, 25 nel Veneto, 31 in altre regioni d’Italia, 25 all’estero. La metà (49,5%) risedono nel comune di nascita.

Il 38,9% degli intervistati non ha figli, il 25,1% ne ha 1, il 29,2% ne ha 2, il 5,2% ne ha 3, l’1,7% ne ha 4 o più.

Il 17,6% ha conseguito la licenza elementare, il 21,3% la licenza media, l’11,3% una qualifica professionale, il 37,7% un diploma di scuola media superiore, il 12,1% la laurea. Il numero dei diplomati e laureati risulta molto superiore a quelli della ricerca 1978, dove erano rispettivamente il 19 e il 2,1%, a testimonianza degli importanti mutamenti avvenuti in questo campo in 22 anni. Tuttavia il numero dei laureati risulta anche leggermente superiore a quello dei dati Istat, il che si spiega con l’età media più bassa nel nostro campione.

Per quanto riguarda il settore produttivo, il 26,8% delle persone attive lo sono nell’industria, il 25,4% nei servizi, il 19,5% nella pubblica amministrazione, il 17,1% nel commercio, il 4,5% in agricoltura, 3,8% nei trasporti, il 2,1% nel credito e assicurazioni, e lo 0,7% nelle comunicazioni.

La posizione professionale è la seguente:

Posizione professionale

%

Operaio / coadiutore
83
17,9%

Lavoratore autonomo
33
7,1%

Impiegato / insegnante
105
22,7%

Dirigente / imprenditore / libero professionista
46
9,9%

Posizione non lavorativa
196
42,3%

Dagli indicatori della posizione professionale propria e presente, o passata (per i pensionati) o del padre e del marito (rispettivamente, per gli studenti e le casalinghe) si è costruito un indice di “status socio-economico” (SES), così distribuito: il 17,8% del campione ha uno SES basso, il 44,7% medio e il 17,5% alto.

 

4.6. Confronti con la ricerca di G. Williams del 1996

Nella primavera del 1996 un’importante ricerca è stata svolta in Friuli nel quadro nell’iniziativa “Euromosaic” dell’Unione Europea, che comprendeva lo studio di altre 33 minoranze etnico-linguistiche in tutto il territorio dell’Unione. Alla ricerca, coordinata a livello europeo dal prof. Glyn Williams dell’Università di Cardiff ha collaborato a livello locale la prof. Silvana Schiavi-Fachin dell’Università di Udine. Per molti aspetti la ricerca è affine a quelle dell’ ISIG del 1978 e del 1986 e alla presente. Dal punto di vista metodologico, si è trattato di 336 interviste con questionario, somministrato nella residenza dei soggetti, da un’equipe di studenti (per lo più studentesse) universitari. Le interviste faccia a faccia sono state precedute da una ricerca telefonica preliminare per individuare la disponibilità dei soggetti, scelti con criterio di casualità dall’elenco telefonico, ad essere intervistati. Molto simili anche una buona parte dei contenuti, seppur con una maggior enfasi, nel caso Euromosaico, sul mondo del lavoro e dell’economia (interrelazioni tra sviluppo economico e situazione sociolinguistica). Tuttavia le possibilità di integrare anche questa ricerca nel sistema di comparazioni perseguito nella presente relazione è stata molto indebolita dalla mancanza, nei rapporti di ricerca disponibili, di alcuni dati importanti. Malgrado alcuni sforzi, non è stato possibile accedere ai dati e documentazioni originali; non conosciamo soprattutto: 1) la definizione esatta dell’area coinvolta: oltre alla provincia di Udine, pare che la ricerca sfiorasse appena quelle di Pordenone e Gorizia; 2) i dati strutturali (età, sesso, livello di scolarità, status socio-economico) del campione. Di conseguenza, non sappiamo quanto esso sia strutturalmente simile al nostro, nè il suo grado di rappresentatività della popolazione.

A parte questi problemi di inferenza, la difficoltà maggiore, però, è la diversa formulazione delle domande e diversa articolazione delle modalità di risposta, ciò che rende molto difficile la comparazione delle risposte.

Ciononostante, la ricerca “Euromosaic” costituisce un termine di riferimento molto importante, e speriamo sia possibile, in altre circostanze, accedere ai dati originali per esplorare tutte le possibilità di utilizzo comparato. In questa sede ci limitiamo a fornire alcune tabelle, a scopo puramente suggestivo.

Secondo i risultati di questa ricerca, la prima lingua appresa è stata il friulano per il 64,0% degli intervistati e sia il friulano che l’italiano per il 5,7% dei casi.

Quando l’intervistato era bambino, i suoi genitori parlavano tra loro solo in friulano nel 73,5% dei casi e sia in friulano che in italiano nel 9,3% dei casi.

Lingua usata dall’intervistato con i membri della famiglia

Friulano Friulano ed Italiano Totale

Padre
65,7%
5,4%
71,1%

Madre
65,7%
6,2%
71,9%

Nonni materni
64,6%
5,0%
69,6%

Nonni paterni
60,7%
3,9%
64,6%

La lingua parlata dall’intervistato con i figli (N=178) risulta essere il friulano nel 46,6% dei casi e sia il friulano che l’italiano nel 23,6% dei casi (totale, 70,2%).

La lingua usata dai figli dell’intervistato tra di loro (N=148) risulta essere il friulano nel 39,1% dei casi, sia il friulano che l’italiano nel 13,5% dei casi, più il friulano che l’italiano nel 5,4% dei casi (totale, 58,0%).

La lingua usata durante i pasti in casa dell’intervistato risulta essere il friulano nel 48,8% dei casi e sia il friulano che l’italiano nel 23,5% dei casi (totale, 72,3%).

 

Competenza linguistica in friulano dell’intervistato

Molto bene Bene Totale
Capisce
93,4%
6,2%
99,6%

Parla
78,6%
9,5%
88,1%

Legge
23,5%
42,5%
66,0%

Competenza linguistica in friulano dei parenti

Molto buona + Abbastanza buona
Nonni materni
83,3%

Nonni paterni
79,1%

Padre
89,5%

Madre
90,1%
I contesti extra-familari di apprendimento del friulano risultano essere principalmente la comunità

(26,2%) e gli amici (22,6%).

 

Le motivazioni dell’apprendimento del friulano


Ragioni comunitarie
24,4%

Ragioni di famiglia
22,6%

Interesse
10,1%

 

Uso del friulano nella comunità

 

Passato
Presente

Spesso
Talvolta
Totale
Spesso
Talvolta
Totale

Per strada
87,8%
7,4%
95,2%
65,8%
22,3%
88,1%

Nei negozi
84,5%
9,1%
93,6%
58,0%
25,9%
83,9%

In chiesa
28,7%
11,7%
40,4%
23,8%
21,7%
45,5%

Relazioni sociali informali
57,0%
15,5%
72,5%
35,5%
20,6%
56,1%

Riguardo alla esposizione ai mass-media in lingua friulana, ha dichiarato di seguire programmi alla radio in tale lingua il 29,4% degli intervistati ed1 alla televisione il 21,1%.

Dichiara di leggere frequentemente giornali in lingua friulana l’1,5% e “talvolta” il 5,9% (totale, 7,4%). Lo 0,3% degli intervistati legge frequentemente libri in friulano, mentre lo fa soltanto “talvolta” il 6,2% (totale, 6,5%).

 

FINE

 

 <<pagina precedente

 indice libro

 torna a Libri Online>>