Lisa Calanca

 

 

SOTTO - TERRA

"Se non fosse quello che voglio?", pensavo. Ogni giorno la stessa sveglia, gli stessi programmi, gli stessi volti, le stesse frasi, come un copione. Uscita dal mio rifugio attraversavo le tante strade che mi
portavano alla sicurezza, del lavoro. Qui di nuovo nulla cambia, vengo programmata, ovvero programmo, computer.
Ma non fu così quel giorno. Fin dal risveglio notai particolari, che solo ora comprendo. Aprendo gli occhi ebbi un'altra visione di ciò che mi circondava, fatta di luci ed ombree. Una sensazione anomala,
incontrollabile e disturbante. Comunque non feci caso più di tanto a questo fenomeno fino a quando, camminando per la strada, mi accorsi delle mie mani.
Toccandole le sentivo più magre, e sicuramente, più lunghe.
Ma, attenta a questi strani mutamenti non mi resi conto che nessun rumore mi circondava. Ne capii il motivo quando vidi le strade, deserte: non una macchina, non un passante. Mi bloccai, capendo che non
vi era più vita, in nessuna abitazione, in alcun negozio, che quasi sembravano essere stai abbandonati con la certezza che non sarebbero serviti mai in nessun'altra occasione. La città, ora mostrava solo alti
mattoni, senza più alcun scopo.
Incredula, mi credevo in una finzione, così volendo scoprire ogni meccanismo cercai le retrovie, i vicoli per controllare se erano solo impressioni. Tali non erano, visto che non esistevano neppure più quelli.
Nessuna via di scampo, solo una largha strada murata da palazzi, della quale non si vedeva la fine. Cosa e come era successo non lo riesco a pensare tutt'ora. Il mio primo pensiero fu comunque quello di scappare
dalla luce, dal sole, sempre più insopportabili inseguitori .
Non mi resi conto quando finirono le mura, mi sembrò di correre per un tempo interminabile, e per un altrettanto lungo periodo camminai su terra, priva di vegetazione; sempre meno lucida, sempre più
appesantita, continuavo con la sola speranza di trovare un qualsasi riparo.
Finalmente trovai qualche albero, i primi che introducevano un bosco. Così, esausta, qui rimasi fino all'indomani, dove peggior risveglio non avrei potuto avere. Infatti, mi ritrovai come talpa, e senza bisogno della più minima spiegazione seguii il mio istinto, che mi portò in una buona terra, sotto-terra. Sembrava l'unico luogo adatto a me, per ciò
volli scoprire quello che ci doveva essere di nuovo,
sperando fosse diverso. Quindi cominciai a scavare sempre più intensamente, fino a che non capii che tutto era inutile, uguale, anche qui.
Dunque, delusa, inutilmente cercai di emergere più e più volte, ma la crosta sembrava inattaccabile. Decisi così di fermarmi un istante, sembravano passati pochi giorni, ed invece dopo che mi fui toccata, ebbi notato le mie forme più grandi e più vecchie, annusato il mio
pelo, ora sporco e ingrigit, unto e maleodorante, piansi, pensando a quanto tempo poteva essere passato.

"Ciò, e tutto un sogno, tutto un incubo", pensavo.
Invece no: tutto ciò é realtà, quanto é vero che ora,
sono più sola di prima.

 

 

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Lisa Calanca abita in via della Pace 69, 44038 Pontelagoscuro FE

Nata il 04 12 1982, residente a Ferrara, studentessa all'Istituto d'arte "Dosso Dossi", sezione decorazione pittorica.

Tel. 0532 462367

Email: lisa333it@yahoo.it

 

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