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Duilio
Jus
Mostra
delle opere su carta 1959 - 1982
Mostra
presso nuovi locali della Banca di Credito Cooperativo
di San Giorgio e Meduno
San
Giorgio della Richinvelda
20
Ottobre 2001
presentazione
di Giancarlo Pauletto
mostra
realizzata con il sostegno di
Banca di Credito Cooperativo di San Giorgio e Meduno
Comune di San Giorgio della Richinvelda
le opere
(cliccare
sulle immagini per ingrandire)
indice
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1
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Figura giovanile
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1959
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matita aquarellata
|
37x26
|
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2
|
Figura con berretto
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1959
|
matita
|
37x26
|
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3
|
Natura morta
|
1964
|
china e cera
|
25x35
|
|
4
|
Maternità
|
1964
|
china e cera
|
41.5x28.5
|
|
5
|
Cortile
|
1966
|
tempera e cera
|
30.5x43.5
|
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6
|
Natività
|
1978
|
carboncino
|
50x35
|
|
7
|
Processione
|
1966
|
tempera e cera
|
50x35
|
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8
|
Il canto del bevitore
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1953
|
china
|
33x24
|
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9
|
Figura con berretto
|
1959
|
matita
|
38x25
|
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10
|
Figura giovanile
|
1959
|
matita aquerellata
|
35x25
|
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11
|
Uomo con maglione
|
1960
|
matita aquerellata
|
44x31.5
|
|
12
|
Volto con berretto
|
n.d.
|
matita aquerellata
|
29x22
|
|
13
|
Uomo con berretto
verde
|
1960
|
tempera
|
44x30
|
|
14
|
Ragazza dai capelli
rossi
|
1960
|
tempera
|
44x30
|
|
15
|
Donna assorta
|
1962
|
china colorata
|
48x33
|
|
16
|
Ragazzo
|
1962
|
china colorata
|
48x33
|
|
17
|
Natività
|
1978
|
carboncino
|
50x35
|
|
18
|
Natività
|
1978
|
china aquerellata
|
48x33
|
|
19
|
Natività
|
1978
|
penna e carboncino
|
50x35
|
|
20
|
La fame
|
1967
|
tecnica mista
|
70x50
|
|
21
|
Figura appoggiata
|
1966
|
tempera e cera
|
50x35
|
|
22
|
Contadini
|
1966
|
tempera e cera
|
35x50
|
|
23
|
Pescivendola
|
1966
|
tempera e cera
|
50x35
|
|
24
|
Volti e piedi
|
1966
|
tecnica mista
|
40x52
|
|
25
|
Donna sulluscio
|
1966
|
china e cera
|
50x35
|
|
26
|
Contadina
|
1982
|
monotipo
|
70x50
|
|
27
|
Contadina
|
1982
|
monotipo
|
70x50
|
|
28
|
Contadina
|
1980
|
monotipo
|
70x50
|
|
29
|
Il cestaio
|
1977
|
monotipo
|
70x50
|
|
30
|
Pesci
|
1966
|
tempera e cera
|
35x50
|
|
31
|
Pescivendola
|
1966
|
tempera e cera
|
50x35
|
|
32
|
Natura morta con
limoni
|
1963
|
tempera e cera
|
30x43
|
|
33
|
Cavalli
|
1963
|
tempera e cera
|
30x43
|
|
34
|
Uomo sdraiato
|
1960
|
matita aquerellata
|
22x30
|
|
35
|
La falce
|
1960
|
tempera
|
30x22
|
|
36
|
Composizione con
uva
|
n.d.
|
acrilico
|
25.5x19.5
|
|
37
|
Musicisti
|
n.d.
|
tempera
|
25x35
|
|
38
|
Natura morta con
lisca di pesce
|
n.d.
|
tempera
|
25x35
|
|
39
|
Natura morta con
vaso
|
1969
|
tecnica mista
|
20x25
|
|
40
|
Natura morta
|
1969
|
tecnica mista
|
20x25
|
|
41
|
Folla
|
n.d.
|
tempera
|
20x26
|
|
42
|
Folla
|
n.d.
|
tempera
|
20x26
|
|
43
|
Natura morta con
fiasco
|
1969
|
tempera
|
20x25
|
|
44
|
Natura morta con
brocche
|
n.d.
|
tempera
|
25x35
|
|
45
|
Natura morta
|
n.d.
|
acrilico
|
35x50
|
|
46
|
Donne al bagno
|
1963
|
china e cera
|
43x30
|
|
47
|
Donne al bagno
|
1964
|
china e cera
|
50x35
|
|
48
|
Natura morta con
figura
|
1963
|
china e cera
|
43x30
|
|
49
|
Grande carro
|
1966
|
tecnica mista
|
50x35
|
|
50
|
Falciatore
|
1960
|
tempera
|
30x22
|
|
51
|
Falciatore
|
1960
|
china e cera
|
27x21
|
|
52
|
Uomo con berretto
|
1960
|
matita aquerellata
|
44x30
|
presentazione
Sfogliando e risfogliando le opere su carta di Duilio
Jus, messe a disposizione per la mostra che questo catalogo testimonia,
è inevitabile, per chi scrive, riconoscere al pittore la sua qualità
di legittimo erede di una tradizione della pittura friulana, che a sua
volta ha naturalmente rapporti con la pittura nazionale e internazionale.
Jus è nato nel 1933 ed è morto, ancor giovane, nel 1983, i suoi vent’anni
dunque li compie mentre è ancora ben presente - in Italia e in Friuli,
dove la tendenza ha avuto grande rilievo di autori e opere – il realismo
del dopoguerra, che metteva al centro della sua attenzione la vita popolare,
e quindi, negli anni cinquanta, la vita contadina. E’ quasi inutile
citare, a questo proposito, la pittura di Zigaina, di Anzil, di Canci
Magnano, e poi quella di un autore vicino anche territorialmente al
giovane Jus, quel Federico De Rocco, che a San Vito andava componendo
anno dopo anno una sorta di racconto gnomico sul lavoro artigiano e
contadino. Chi ha presenti certe opere ad olio di Jus, come ad esempio
le “Figure” del 1965, o la “Natura morta con tazza” del ’69, potrà rilevare
senza difficoltà come sia presente anche in esse, - certo, sintetizzata
e allusa, l’informale nel frattempo non era passato invano - una corposità
d’impostazione che era anche di De Rocco, e che in Jus diventa gusto
materico e denso della cromia. Ciò va almeno accennato in questa sede,
per stabilire dei rapporti culturali che sono necessari anche a comprendere
il lavoro grafico di Jus, nel quale possiamo riconoscere momenti successivi,
che all’interno della loro specifica maturazione e densità, non mancano
tuttavia di ricordare altre esperienze artistiche locali e nazionali
che si susseguono nel corso degli anni sessanta e settanta. Si parte
con un foglio datato 1953, buon testimone della capacità del giovane
pittore di rendere con tratto sicuro un momento di vita quotidiana e
popolare. Viene raffigurato un uomo che canta a squarciagola con un
bicchiere in mano, e l’immagine è viva, puntuale, ci dice come Jus sia
già padrone di una buona tecnica. Sicché non meraviglia trovare poi
due gruppi di disegni, datati 1959-60, in cui la ricerca è consapevolmente
indirizza ad indagare i risultati che si possono ottenere lavorando
sulla carta con varie tecniche: il puro tratto, il carboncino con e
senza acqua, figure colorate a tempera, pastello o acquarello. Che si
tratti di ricerche e prove viene altresì confermato dal fatto che il
modello è spesso ritornante, a verificare puntualmente la diversità
di effetto delle varie soluzioni. Si potrebbe pensare che queste prove,
pur interessanti, siano magari solo dei momenti di passaggio, ma non
è così, perché la qualità finale di parecchie di esse è invece alta,
definita, e quindi costituisce un risultato acquisito. Le figure ritratte,
infatti, sono sempre colte in un momento psicologico vero, in un attimo
del tempo: il pittore, dunque, non si occupa solo della propria mano,
di esercitarne fluenza e duttilità, ma anche del proprio sguardo, di
come esso vede la realtà ritratta. Ecco allora che i fogli – che possono
richiamare certi esempi classicheggianti di Picasso, o, per rimanere
più vicini, certi nitidissimi risultati del sanvitese Tramontin, o dell’opitergino
Buso, - si stagliano in una precisa astanza, raccontano sinteticamente
di una vita, e dunque reggono assai bene l’urto del tempo. Ciò anche
quando l’andatura del ritratto – e questo accade specie in alcuni bei
pezzi del ’60 – svolta verso un’intenzione espressionista, caricandosi
di malinconia e di una sotterranea tensione: allora ecco che disegno,
tempera e acquarello, in prove anche di tono curiosamente paracubista,
servono a inscenare figure di più malinconica e dolente umanità. E’
a partire dal 1963 che inizia, in base ai fogli che stiamo esaminando,
una nuova fase nel lavoro grafico di Jus, quella che possiamo definire,
con espressione contraddittoria ma evidentemente significativa, informale
– figurativa, dove il primo posto dato al termine “informale” vuol appunto
sottolineare contesto e stigma di queste opere. Il contesto si identifica
con quella direzione dell’arte europea e mondiale, quindi anche italiana
e friulana, che affidava al segno, alla traccia, al gesto una apprensione
fortemente temporalizzata, e al fondo assai spesso drammatica, della
realtà, direzione che annovera tra le sue file, ad esempio, un pittore
come Vedova. Ma l’ “informale”di Jus, abbiamo detto, è “figurativo”,
cioè mai del tutto abbandona l’elemento della riconoscibilità dell’immagine,
anche se la travolge in una scena di tracce e gesti che sembrano volerne
rinnegare la sostanza, esiliandola in una sorta di sogno, o di mito
memoriale, o di terra di nessuno che aspetti la sua definitiva cancellazione.
Si tratta, a mio parere, dei suoi fogli più belli, e dei più commoventi
anche, dato che il mondo di cui Jus racconta la cancellazione è il mondo
in cui anch’egli è cresciuto, quello che durante il realismo sembrava
la più solida realtà, il mondo contadino, il mondo del paese e del borgo.
Non si tratta né di arcadia né di nostalgie, perchè certo il sentimento
sotteso da queste carte è il dramma, non il vagheggiamento del bel tempo
antico. E’ infatti il mondo contadino, nelle sue figure naturali, che
qui riceve l’ultima istantanea illuminazione - come in un bagliore di
temporale - prima di sparire: sono nature morte con la cesta della verdura,
accompagnate a qualche frutto o a qualche pannocchia, sono figure che
lavorano dentro interni con attrezzi agricoli, processioni di paese,
silenziosi colloqui in stanze appena intraviste, poveri nudi alla toilette,
artigiani al lavoro, il tutto in una luce scura, notturna, senza spiragli.
Questi disegni continuano durante gli anni sessanta, ve n’è un sostanzioso
gruppo datato al ’66, del ’67 vi sono alcune stampe a monotipo - tra
cui qualcuna particolarmente notevole - mentre attorno al ’69 sono realizzati,
con l’inserimento di colori bassi e trattenuti, un gruppo di fogli che
raffigurano dei suonatori, anche qui con corsiva felicità. Resta da
accennare, infine, ad altri due momenti significativi nella vicenda
grafica di questo autore: del ’78 sono un gruppo di disegni a matita
e china - evidentemente studi per una “natività contadina”, visto che
vi appaiono il bambino, il bue e l’asino, una Madonna che spannocchia
e un San Giuseppe che maneggia la forca; sono lavori molto più figurativi
di quelli degli anni sessanta, condotti con sicurezza; poi, datati dal
’77 all’ ’82, sei monotipi pulitissimi, e di tema ancora precisamente
caratterizzato: donne che lavorano con la vanga, o piegate sul cesto,
o nella stalla a mungere, e ritornano, sia pure come alleggerite dalla
tecnica del monotipo, le solidità saettiane di De Rocco, una spazialità
accennata e tuttavia chiaramente definita. L’opera di Jus si chiude
così in un cerchio che, consapevole della fine di un mondo che aveva
più di diecimila anni di vita, ne testimonia il transito con lirica
- ma più spesso drammatica - commozione.
Giancarlo
Pauletto
allestimento
e inaugurazione

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Alcuni
commenti:
-
Sottile
fascino delle opere, semplice eleganza nell'allestimento
-
è
una grande emozione
-
bellissima
-
ringrazio
di cuore gli organizzatori per averci regalato questa splendida
mostra
-
un
doveroso omaggio ad un grande artista
-
conoscevo
già i disegni, ma visti così mi hanno profondamente
emozionato
-
un
vivo grazie per questa bellissima mostra che ha suscitato in me
un forte sentimento di ammirazione
-
è
una mostra bellissima
-
una
mostra affascinante, sia come contenuto che come allestimento
-
i
quadri e il ricordo dell'artista mi riportano alla mente momenti
tristi e felici, una mostra veramente significativa
-
es
hat mir gefreut an die Zeichnungen meines Onkels erinnert zu werden
-
die
Zeichnungen haben mich sehr inspiriert
-
è
bello vedere nel padre rispecchiarsi il figlio, e viceversa
-
questa
mostra di Duilio Jus conferma una mia antica convinzione già
altre volte espressa: questi nostri artisti vanno ricordati attraverso
un museo di arte contemporanea che li raccolga e ne serbi la giusta
e vasta memoria
|