Plinio Missana

 

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Plinio Missana

Dopo Klee, Mirò, Burri, si può ancora sostenere che la pittura “fotografica” ha una sua dignità e prestigio?
Direi di sì, e non trascurabile peri nostri occhi abituati a pascersi, specie qui nel rustico Friuli, delle cose di ogni giorno. ripetitive, scontate fin che si vuole ma profondamente radicate nella nostra rétina quasi per eredità genetica.
Plinio Missana si presenta così, in tutta umiltà, offrendoci squarci di ambienti d’altri tempi, miracolosamente sopravvissuti all’ansia del nuovo, tetti, fienili, balconate, cortili e boschi che paiono usciti più da un prezioso album di famiglia che dal non poco virtuosismo del suo pennello.
E accanto a questo tipo di produzione si collocano tele di splendide nature morte, di impronta e tono caravaggesco.
Il mondo di Missana è un mondo fermo che l’artista stesso non desidera mettere in moto, pago com’è del respiro profondo che gli arriva dal passato e del cromatismo stagionale che lo colpisce con le sfumature dolci della primavera o dell’autunno, accentuando sagome di cachi e di castagne, di pere moscatelle e di mele dai mille toni e dai sapori antichi che sembrano opporsi dialetticamente all’insipida omogeneità della frutta attuale.
È difficile immaginare Plinio rinchiuso a lungo nel suo studio a sperimentare e a ricercare. Egli è un naif di alta qualità che produce tele che nascono direttamente dal cuore.
Plinio si muove all’esterno, cercando le forme e i colori che già madre natura gli offre copiosamente.
Per questo va considerato forse come l’ultimo pictor vagabundus, finissimo frescante di madonne e di santi che riesce a collocare sapientemente nelle ancone ai margini della strada, con pazienza e maestria nel segno non trascurabile della devozione.
Pittore d’altri tempi, sostiene qualcuno, perchè nelle sue opere non c’è dinamicità.
Senz’altro c’è del vero.
Tutto il movimento infatti che manca nei suoi soggetti lo si trova nella sua persona, in perenne oscillazione, come un autentico ed inossidabile pittore vagabondo, tra fiumi, boschi e colline di casa nostra ma anche in terre lontane, intendo dire sul Cammino verso Santiago di Compostella che Plinio, non senza carta e penna, ha percorso a piedi immortalando tra l’altro la porta di Santa Maria di Burgos o le mura di Astorga.
Tra staticità e mobilità dunque il conto è pari.
Plinio “poeta delle piccole cose” è una definizione senz’altro accettabile. Si tratta di cose piccole ma che ci penetrano con la loro umiltà ed umanità trasportandoci ad archetipi immutati ed immutabili.
Questo produce la sua sensibilità, soffermandosi compiaciuta, come il poeta di “Myricae”, su erbe e radici, su raganelle e grilli, sulla fatica dei giorni, quasi a miracol mostrare, l’eterno miracolo della vita che si fa e si disfa e che si annuncia spesso grazie a quei particolari che solo le persone sensibili sanno cogliere.
E a proposito, chissà quante volte Plinio si è soffermato, con gli occhi sgranati, ad ammirare nell’oratorio di Santa Maria dei Battuti l’affresco della “Natività” del grande Pordenone, soprattutto quella donnetta che sale con passo frettoloso sul poggiolo di legno portando l’acqua con l’arconcello.
Un quadro nel quadro, che senza dubbio deve aver molto influito su Plinio pittore, decoratore e specialmente “fotografo” delle opere e dei giorni della nostra gente, di cose e momenti irripetibili del nostro piccolo mondo antico, vapor leggero del nostro stare qui, sospesi tra cielo e terra come angeli con un’ala sola.


Gianni Colledani

Plinio Missana abita a Valeriano (PN)

Tel: 0432 950223

 

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